mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.09.04 - 13 VISIONI
 
RIVOLUZIONI
Spostamenti inquieti dello sguardo
TAGLIO BASSO - Lorenzo Esposito

TAGLIO BASSO - Lorenzo Esposito
È probabile che un titolo come Future Reloaded, se si vuole raccontare con settanta abissi in forma d'aforisma la linea sottile fra malinconia pellicolare e splendore del dispositivo in miniatura, cioè insieme la sua agilità, la sua leggerezza e la sua sparizione, è probabile che un titolo così manchi del tutto il proprio oggetto. Non c'è nulla da «ricaricare», siamo sempre lì (per fortuna): magnificamente senza futuro (nonostante l'invenzione). Più vicino alla consapevolezza vera della questione, è di poche settimane fa la riflessione didattico-sentimentale di Julio Bressane: «Il cinema non è morto, è scomparso». Ma se il punto è il ritrovamento d'una forse inesistente matrice, allora sarebbe stato più giusto rivolgersi all'ultimo capitolo della saga matrix, col suo per nulla conclusivo e a-temporale Revolutions. Si sa che il file difettoso, quello all'origine di caos e smarrimento, è anch'esso previsto dal suo creatore (e il cinema, ammesso che ne abbia uno, è da subito per lo meno in due: e poi una moltitudine). Ma quello che è sempre imprevedibile è la soglia varcata la quale la perdita di memoria, la fine di una storia intera, coincidono col lampeggio inatteso di innumerevoli rivoluzioni invisibili.
Bernardo Bertolucci che corre sulla sua carrozza d'oro, scivola, inciampa, si incaglia sui sanpietrini romani e vola infine calzando scarpette rosse. Paul Schrader che infrange la passeggiata newyorchese più fashion col suo slittamento letteralmente octopus, ricoperto di microcamere che sfidano e in qualche modo desertificano la propria stessa ansia di controllo. Tsukamoto che si avventura in una sorta di aleph dei dispositivi, sempre più dimentico della macchina che filma, nano-tecnologia più ramificata del sangue che ci percorre le vene, battaglia fra robot di carta prima della notte e del sonno ristoratore. Sono i canyons dello sguardo: spostamenti inquieti e inquietanti d'un occhio vitreo, vuoto, prosciugato, raddoppiato, impiantato, epidemico come il continuo dislivello d'una città dalla gittata emozionale e luminosa incalcolabile e insieme così misera e superficiale da lasciare senza parole (less than zero, appunto). È Schrader che con Canyons prosegue la riflessione, ancora spacciatore, walker e gigolo, lavorando sulle crepe oblique dell'identità, fra sale vuote e strade piene di fantasmi, riprendendo il discorso dove ci avevano lasciati il De Palma di Passion e il Soderbergh di Side Effects. E se il romanticismo scultoreo di Godard-Lang non è più possibile, prevarrà una morte in vita, ben poco accordata ai nostri desideri, pronta a fagocitare e non più a sostituire il nostro sguardo, che si avventura così in questo nuovo accecante mépris.
Non resta dunque e ancora, come allora diceva il regista de Il disprezzo, che vivere e filmare? Ma è ancora possibile guardare? C'è un punto in cui riprenderà quella che Edgard Reitz, nell'ultimo capitolo dell'universo Heimat, chiama Cronaca di una visione? Il luogo dove illusione e ossessione coincidono, sfreccianti di curiosità e atrocità kafkiane, fra desideri di diventare pellerossa, medici di campagna, agrimensori (Werner Herzog in persona) e il sempiterno sogno dell'America. E allora certo ecco le eco di Ford, Borzage, Kazan, la storia di questa terra che fa di tutto per trattenerti, e che, esattamente come il cinema, non appartiene a nessuno, e anzi trasforma la visione nel desiderio di esserne posseduti, smarriti nell'impulso dell'immagine esattissima che si credeva di aver visto (in questo Reitz e Schrader addirittura coincidono). Colui che è stato toccato dalla visione, sarà l'unico a non partire, ma anche l'unico a non smettere mai di inseguirla. L'unico a sapere che la finzione di nome patria, L'altra patria, prima ancora dell'attuale grande vicissitudine della cultura «tablet», è e resta l'occhio.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it