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il manifesto 2013.09.05 - 12 VISIONI
Il regista/«VORREI CHE NON CI FOSSE UN ALTRO VIETNAM»
«A distanza di dieci anni dall'Iraq rischiamo una nuova tragedia»
INTERVISTA - C. Pi.
VENEZIA
VENEZIA
INTERVISTA - C. Pi. - VENEZIA
«Vorrei che non ci fosse una nuova guerra» risponde deciso Errol Morris spalancando gli occhi chiari alla domanda, inevitabile, sulla possibilità dell'intervento americano in Siria. Domanda più che lecita, peraltro, di fronte al protagonista di The Unknown Known , Donald Rumsfeld, uno tra i grandi artefici della guerra in Iraq, consigliere di quattro presidenti, e due volte segretario della Difesa. «Le guerre ci sono state anche prima di Rumsfeld, e nulla esclude che ci saranno anche dopo purtroppo. Quando ho iniziato a lavorare al film, ho capito subito che sarebbe stata l'intervista più difficile che ho mai fatto. Mi sono trovato davanti a una persona che parla straordinariamente bene, e fa tutto quello che un filmmaker sogna in termini di gestualità, di uso della retorica ... Il problema era però andare oltre la performance».
Qual è stato il suo punto di partenza? Aveva già in mente le modalità del suo confronto?
Non ero lì per giudicare, non era questo a interessarmi. Era chiaro che si sarebbero affrontati argomenti molto importanti, e l'ambizione che avevo era proporre alle persone una visione diversa della Storia, che le spingesse a riflettere, quando invece l'abitudine più diffusa è quella di dimenticare i fatti storici. La memoria è importante, permette di rielaborare passaggi fondamentali della nostra Storia, e al tempo stesso ci offre una visione di insieme più complessa, contro la semplificazione che a volte prevale.
Lei usa quasi narrativamente gli «snowflakes» i promemoria di Rumsfeld, che appaiono di volta in volta come pensieri a alta voce o incitazioni all'azione per i suoi collaboratori.
Sono stati un mezzo per accedere ai fatti storici in cui è coinvolto. C'è un rimando costante tra i suoi promemoria e quello che succede ...Non ci dicono la Verità, è ovvio, ma esprimono il pensiero di Rumsfeld, e l'immagine pubblica che vuole costruire di sé. Ho imparato molto leggendoli, e mi hanno anche suscitato una immensa inquietudine. Ne ho ricevuti io stessi durante le riprese. Prendiamo a esempio quanto dice su Saddam, il promemoria con cui si apre il film: lo descrive come un pericolo, «sta per uscire dalla scatola» dice, e aggiunge che è importante stanarlo. Basta questo a dichiarare la sua politica.
Tra le molte cose che afferma, Rumsfeld non risparmia nemmeno l'amministrazione Obama sostenendo che alla fine non ha cambiato molto, Guantanamo è sempre lì ecc ecc Lei cosa ne pensa?
Torniamo alla questione della Storia. C'è stato il Vietnam, doveva essere una lezione e invece poi ci sono state nuove guerre ...Non c'è niente a che vedere tra questa e l'amministrazione Bush, così come Bush non è paragonabile a Clinton che ha sempre privilegiato una politica di contenimento, mentre l'amministrazione Bush era una forma di regime. Il problema è un altro, però, e riguarda il ruolo dell'America nel mondo, il modo in cui vengono prese le decisioni politiche... A distanza di dieci anni dal conflitto in Iraq, torniamo a parlare di un intervento armato nonostante quella guerra così come l'Afghanistan hanno prodotto conseguenze terribili. Questo perché i risvolti di una guerra non posso essere previsti. Si può essere mossi dalle intenzioni migliori, salvare un popolo, liberarlo da un tiranno, ma alla fine il paese che si voleva rendere migliore diventa il posto peggiore del mondo. È sempre meglio evitare la guerra, non credete? Nel 1821 John Adams già diceva che l'America non avrebbe dovuto, in nessun modo, dare la caccia ai mostri all'estero.
Come ha detto, Rumsfeld parla molto bene anche se le sue parole sembrano in realtà un muro dietro al quale si nasconde.
La tendenza a cambiare il passato è comune tra le persone. Rumsfeld però usa le parole per influenzare l'opinione altrui, e spesso le sue parole offuscano invece di illuminare. Ha sempre evitato la risposta diretta, quando gli veniva chiesto che prova avevano dell'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, rimaneva in silenzio.La sua abilità con le parole, coi suoi giochini rimasti famosi, non ha nessuno spessore filosofico. È solo un modo con cui creare confusione per manipolare l'opinione collettiva.
Qual è stato il suo punto di partenza? Aveva già in mente le modalità del suo confronto?
Non ero lì per giudicare, non era questo a interessarmi. Era chiaro che si sarebbero affrontati argomenti molto importanti, e l'ambizione che avevo era proporre alle persone una visione diversa della Storia, che le spingesse a riflettere, quando invece l'abitudine più diffusa è quella di dimenticare i fatti storici. La memoria è importante, permette di rielaborare passaggi fondamentali della nostra Storia, e al tempo stesso ci offre una visione di insieme più complessa, contro la semplificazione che a volte prevale.
Lei usa quasi narrativamente gli «snowflakes» i promemoria di Rumsfeld, che appaiono di volta in volta come pensieri a alta voce o incitazioni all'azione per i suoi collaboratori.
Sono stati un mezzo per accedere ai fatti storici in cui è coinvolto. C'è un rimando costante tra i suoi promemoria e quello che succede ...Non ci dicono la Verità, è ovvio, ma esprimono il pensiero di Rumsfeld, e l'immagine pubblica che vuole costruire di sé. Ho imparato molto leggendoli, e mi hanno anche suscitato una immensa inquietudine. Ne ho ricevuti io stessi durante le riprese. Prendiamo a esempio quanto dice su Saddam, il promemoria con cui si apre il film: lo descrive come un pericolo, «sta per uscire dalla scatola» dice, e aggiunge che è importante stanarlo. Basta questo a dichiarare la sua politica.
Tra le molte cose che afferma, Rumsfeld non risparmia nemmeno l'amministrazione Obama sostenendo che alla fine non ha cambiato molto, Guantanamo è sempre lì ecc ecc Lei cosa ne pensa?
Torniamo alla questione della Storia. C'è stato il Vietnam, doveva essere una lezione e invece poi ci sono state nuove guerre ...Non c'è niente a che vedere tra questa e l'amministrazione Bush, così come Bush non è paragonabile a Clinton che ha sempre privilegiato una politica di contenimento, mentre l'amministrazione Bush era una forma di regime. Il problema è un altro, però, e riguarda il ruolo dell'America nel mondo, il modo in cui vengono prese le decisioni politiche... A distanza di dieci anni dal conflitto in Iraq, torniamo a parlare di un intervento armato nonostante quella guerra così come l'Afghanistan hanno prodotto conseguenze terribili. Questo perché i risvolti di una guerra non posso essere previsti. Si può essere mossi dalle intenzioni migliori, salvare un popolo, liberarlo da un tiranno, ma alla fine il paese che si voleva rendere migliore diventa il posto peggiore del mondo. È sempre meglio evitare la guerra, non credete? Nel 1821 John Adams già diceva che l'America non avrebbe dovuto, in nessun modo, dare la caccia ai mostri all'estero.
Come ha detto, Rumsfeld parla molto bene anche se le sue parole sembrano in realtà un muro dietro al quale si nasconde.
La tendenza a cambiare il passato è comune tra le persone. Rumsfeld però usa le parole per influenzare l'opinione altrui, e spesso le sue parole offuscano invece di illuminare. Ha sempre evitato la risposta diretta, quando gli veniva chiesto che prova avevano dell'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, rimaneva in silenzio.La sua abilità con le parole, coi suoi giochini rimasti famosi, non ha nessuno spessore filosofico. È solo un modo con cui creare confusione per manipolare l'opinione collettiva.
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