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il manifesto 2013.09.05 - 13 VISIONI
 
BORN IN USA
Che ghigno satanico ha il gatto Cheshire
TAGLIO BASSO - Luca Celada

TAGLIO BASSO - Luca Celada
Sullo schermo, mefistofelico, strafottente, c'è lui, conservatore di ferro, repubblicano di lungo corso la cui carriera politica ha attraversato buona parte del secolo americano e per grande sfortuna di molti, specialmente centinaia di migliaia di civili periti in Afghanistan e in Iraq, anche i primi anni del nuovo millennio. Donald Rumsfeld è un uomo chiave della destra americana, ponte fra la vecchia guardia politica e i neocon di George Bush. «Braccio armato» degli interessi corporativi nella casa bianca e ministro della difesa con una vocazione militarista brandita con fede inflessibile nell'eccezionalismo Usa.
È rimasto leggendario il paternalismo col quale nelle conferenze stampa archiviava le domande sulle «armi di distruzione di massa in Iraq» o l'opposizione di governi nella «Old Europe». Una sua risposta - «l'assenza di prove non prova la loro assenza» rimane tristemente emblematica della leggerezza con cui fu implementata una catastrofe di cui il mondo fa ancora le spese. L'affermazione è tipica delle chiose beffarde con cui, dal podio del Pentagono, Rumsfeld congedava le richieste della stampa ed è la stessa strategia che impiega dalla poltrona sui cui per 33 ore lo ha fatto accomodare Errol Morris: sedute da cui il regista ha tratto The Unknown Known.
La cinepresa di Morris, elegante e tagliente registra i sofismi con cui Rumsfeld condisce ancora le proprie disquisizioni, il ghigno impudente di un uomo avvezzo al potere e l'impenitente difesa delle proprie calamitose decisioni; un potente capace di razionalizzare con la spaventevole immoralità di un fanatico; un ritratto che il regista definisce «terrificante e devastante». A molti progressisti americani però è destinato rimanere in bocca dell'amaro.
Il confronto, inevitabilmente è con lo straordinario ritratto di Robert McNamara fatto dallo stesso Morris in Fog of War. In quel film/intervista l'uomo che come ministro della difesa di Kennedy gestì bombardamenti a tappeto sul Vietnam, finisce per crollare sotto il peso delle proprie responsabilità, magistralmente guidato dall'intervistatore che impercettibilmente ma inesorabilmente lo accompagna al patibolo. Morris ieri ha spiegato che «se da Rumsfeld ci si aspetta una confessione si resterà delusi. «Io non sono un prete, solo un ragazzo jewish di Long Isand». «McNamara era come l'Olandese Volante che erra per il mondo in cerca di redenzione.
Rumsfeld invece assomiglia più al Gatto Cheshire che svanisce dietro quel suo sorriso. Non si sa mai se stia recitando una parte ed è questo il grande mistero del film». Non si può pretendere forse che un documentario faccia le veci di un processo, ma è pur sempre consistente quel pezzo di America, del mondo, che oggi considera sconsiderato, forse criminale, l'operato di Rumsfeld e dei suoi. Esiste altresì in questa America democratica, una tradizione che esige che anche i potenti non rifuggano il giudizio, non solo della storia. Una società civile non abituata al fatalismo con cui altrove si accettano per scontate le dilazioni, le proscrizioni e l'impunità di casta. È l'America a cui non basta il noto ignoto o viceversa ma che come il resto del mondo avrebbe ha bisogno di noto mentre dal mare di parole intessuto da Rumsfeld non si desume invece che la deduzione delle colpe.
Il giornalismo si dice non può essere più della prima stesura della storia; l'intervista a McNamara dimostrava però come un film potesse offrire una misura di catarsi liberatoria attraverso l'ammissione. Lo stesso Morris ha dichiarato che The Unknown Known è sicuramente «una bozza ancora preliminare». «Se potessi mi piacerebbe continuare a intervistarlo per fargli tutte quelle domande che sono rimaste senza risposta». Sono molti ad augurarsi che possa essere così o almeno che Rumsfeld possa un giorno porle a se stesso.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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