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il manifesto 2013.09.05 - 14 COMMUNITY
 
INTERVENTO
Tiltcamp per una politica delle vite reali. Larghe intese, ma con il paese
OPINIONI - Mapi Pizzolante*

OPINIONI - Mapi Pizzolante*
Porsi il tema vero dell'alternativa in questo Paese risulta indigesto a molti, soprattutto a chi non ha saputo (o voluto) leggere bene la crisi drammatica che stiamo attraversando. Sia quella economica, sia la crisi di credibilità che vivono i soggetti della politica e i sindacati, la drammatica crisi di rappresentanza che nell'ultima stagione politica ha investito il nostro Paese cedendo il passo all'astensione, ai populismi, alla solitudine delle persone. Chiunque provi a manifestare una forma di conflitto, viene accusato da destra - e da una parte della sinistra - di essere provocatore, "fighetto" o irresponsabile, di non saper guardare ai problemi veri. Però quando ci soffermiamo ad indagare cosa si intenda nel dibattito pubblico per «problemi veri» ci accorgiamo che le grandi questioni in campo sono sempre le stesse: l'autoconservazione dei partiti, la sorte senza tempo di Berlusconi (alcuni di noi sono nati sotto il suo primo governo, il che è tutto dire), l'Imu e qualche equilibrismo di facciata per tenere salde le "democratiche" larghe intese.
È per questo che come rete Tilt abbiamo imparato a voltare gli occhi altrove, soprattutto tra chi soffre, tra i giovani disoccupati, nei movimenti, tra i lavoratori e le partite Iva, per dare volto e voce ai drammi che vive il Paese reale. Ci rendiamo conto di quanto politica e apparati non parlino più alle persone. E di quanta distanza ci sia oggi tra la vecchia forma partito e la vita vera di ogni persona. Crediamo di avere sulle nostre spalle, quelle della nostra generazione, la responsabilità di costruire una speranza e di farlo partendo da noi e dai nostri desideri.
Siamo nati tre anni fa ponendoci l'obiettivo di trovare nuove forme di far politica dentro e fuori i partiti della sinistra, dentro e fuori i movimenti e le organizzazioni sindacali. Consapevoli che da questa crisi non si esce se non rimettendoci tutte e tutti in discussione, indagando al di là di noi stessi e restando soprattutto curiosi sul mondo, oltre gli arroccamenti culturali e politici dell'ultimo ventennio. Per questo da oggi e fino a domenica rinnoviamo il nostro "Tiltcamp" per il terzo anno, perché vogliamo immaginare l'alternativa alla truffa delle larghe intese.
Mentre il governo galleggia e sopravvive sotto il ricatto di Berlusconi, in attesa del suo definitivo showdown, ci incontriamo a Salto di Fondi per discutere e avanzare proposte sul mondo che vogliamo. Il mondo libero dal potere della criminalità organizzata, dove nessuno è escluso e i diritti valgono davvero. Il diritto ad avere un lavoro e un reddito dignitoso, a contribuire alla crescita civile e sociale di un'Italia che spesso ci costringe a portare le nostre competenze altrove, a ripensare gli spazi pubblici delle nostre città. Il diritto ad amare, a crescere e informarsi, il diritto a difendere i nostri territori dalla speculazione e dal cemento.
Lo faremo discutendo con i sindaci dell'alternativa (Marino, Zedda, Accorinti, Emiliano, Natalicchio), parlando di nuove forme della politica con Smeriglio e Bettini, di lavoro e diritti con Camusso e Zingaretti, di sinistra e centrosinistra con Nichi Vendola.
Questa è la sfida e l'ambizione che abbiamo di fronte: immaginare e praticare un nuovo pensiero, un nuovo modello, una diversa lettura della società. Per rimettere al centro del confronto politico la vita delle persone, il loro sogno di liberazione. Di questo e solo di questo ci sentiamo "responsabili", questa e solo questa è l'unica intesa possibile con il Paese.
*portavoce Tilt
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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Viewing the 55th Venice Biennale
 
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RECENSIONI
 
 
 
 
 
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