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il manifesto 2013.09.06 - 14 COMMUNITY
NUOVA FINANZA PUBBLICA
La Bce foraggia gli autori della crisi
RUBRICA - Roberto Errico
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La stretta creditizia che attanaglia mezza Europa colpendo famiglie e piccola impresa è uno dei principali problemi con i quali il Vecchio Continente deve fare i conti in questo momento. Le cause sono oramai ben note anche ai più ingenui, eppure le istituzioni comunitarie continuano a proporre soluzioni poco credibili e pericolose, come nel caso delle proposte Bce in materia di credito che, non è una novità, intendono continuare a salvaguardare il funzionamento dei mercati di capitale più che le necessità dei cittadini europei.
Dal lato dei mutui, circola da tempo una proposta che si propone di «ravvivare» il mercato autorizzando la Bce all'acquisto di obbligazioni da cartolarizzazione immobiliare con un intervento diretto nel settore degli Asset Backed Securities, strumenti obbligazionari tristemente famosi in quanto protagonisti della crisi dei mutui subprime negli Usa. Secondo i proponenti, con l'acquisto massiccio di questi titoli da parte Bce, le banche riuscirebbero a liberare risorse per nuove erogazioni nel settore immobiliare. Un ragionamento semplice e diretto, che cozza con una realtà in cui, ogni qual volta le banche centrali hanno immesso liquidità nel sistema, essa è stata utilizzata dai vari attori nel ben più remunerativo trading a breve sui mercati finanziari.
Ancora più sconcertante è l'intervento che si sta costruendo sulle Pmi. In questo campo, dato che il vecchio sistema di credito alle imprese non garantisce più utili sufficienti a far girare la giostra della finanza, si preferisce proporre alle piccole imprese bisognose di liquidità di «entrare» sui mercati finanziari globali con strumenti ad hoc. Si tratta dei c.d. Minibond, strumenti obbligazionari con i quali le Pmi possono raccogliere danaro direttamente sui mercati. Per le banche il guadagno è assicurato, mentre i rischi sono minimizzati, poiché questi strumenti sono contrattabili, vendibili e acquistabili in ogni momento. Una manna in termini commissionali, che risponde anche all'esigenza dei mercati finanziari di allocare l'enorme liquidità circolante in strumenti poco impegnativi dal punto di vista creditizio e potenzialmente molto remunerativi.
In entrambi i casi, si tratta di interventi che vanno nella direzione sbagliata e che sono potenzialmente pericolosi. Guardando ai rischi, non è ben chiaro chi se li assuma: in particolare, sui Minibond, il coinvolgimento come garante della Banca Europea degli Investimenti fa pensare che siano le garanzie pubbliche il volano unico di tutta l'operazione. Dal lato della politica economica, stupisce ancor di più che si punti a superare una crisi che è esplosa a partire dal sistema finanziario con strumenti di ulteriore finanziarizzazione del sistema, coinvolgendo piccole attività economiche e famiglie nel grande gioco della finanza. Dubbi che sembrano non aver sfiorato i banchieri di Francoforte, impegnati come sono nella strenua salvaguardia dello strapotere dei mercati finanziari sulla politica ed i cittadini.
Dal lato dei mutui, circola da tempo una proposta che si propone di «ravvivare» il mercato autorizzando la Bce all'acquisto di obbligazioni da cartolarizzazione immobiliare con un intervento diretto nel settore degli Asset Backed Securities, strumenti obbligazionari tristemente famosi in quanto protagonisti della crisi dei mutui subprime negli Usa. Secondo i proponenti, con l'acquisto massiccio di questi titoli da parte Bce, le banche riuscirebbero a liberare risorse per nuove erogazioni nel settore immobiliare. Un ragionamento semplice e diretto, che cozza con una realtà in cui, ogni qual volta le banche centrali hanno immesso liquidità nel sistema, essa è stata utilizzata dai vari attori nel ben più remunerativo trading a breve sui mercati finanziari.
Ancora più sconcertante è l'intervento che si sta costruendo sulle Pmi. In questo campo, dato che il vecchio sistema di credito alle imprese non garantisce più utili sufficienti a far girare la giostra della finanza, si preferisce proporre alle piccole imprese bisognose di liquidità di «entrare» sui mercati finanziari globali con strumenti ad hoc. Si tratta dei c.d. Minibond, strumenti obbligazionari con i quali le Pmi possono raccogliere danaro direttamente sui mercati. Per le banche il guadagno è assicurato, mentre i rischi sono minimizzati, poiché questi strumenti sono contrattabili, vendibili e acquistabili in ogni momento. Una manna in termini commissionali, che risponde anche all'esigenza dei mercati finanziari di allocare l'enorme liquidità circolante in strumenti poco impegnativi dal punto di vista creditizio e potenzialmente molto remunerativi.
In entrambi i casi, si tratta di interventi che vanno nella direzione sbagliata e che sono potenzialmente pericolosi. Guardando ai rischi, non è ben chiaro chi se li assuma: in particolare, sui Minibond, il coinvolgimento come garante della Banca Europea degli Investimenti fa pensare che siano le garanzie pubbliche il volano unico di tutta l'operazione. Dal lato della politica economica, stupisce ancor di più che si punti a superare una crisi che è esplosa a partire dal sistema finanziario con strumenti di ulteriore finanziarizzazione del sistema, coinvolgendo piccole attività economiche e famiglie nel grande gioco della finanza. Dubbi che sembrano non aver sfiorato i banchieri di Francoforte, impegnati come sono nella strenua salvaguardia dello strapotere dei mercati finanziari sulla politica ed i cittadini.
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