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il manifesto 2013.09.06 - 14 COMMUNITY
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LE LETTERE
LETTERE
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Le «divisioni» del Vaticano
«Quante divisioni ha il Papa?» chiedeva Stalin. Sapeva benissimo che non vi era alcuna divisione, dunque non chiedeva per sapere. Fingeva di chiedere per meglio irridere una potenza inesistente. Ci si risparmino prediche e sermoni sulla «potenza dello spirito», sulla «forza della fede», ecc. Ne abbiamo abbastanza del servilismo e dell'ipocrisia di molti giornalisti di regime che in questi giorni strombazzano un evento normale e tutto sommato superfluo quasi fosse un fatto miracoloso. Che altro dovrebbe fare un Papa, oggi, se non predicare la pace? Dovrebbe forse incitare alla guerra? E' vero, non sono mancati, in passato, Papi che esortavano allo scontro. Ma si tratta di tempi molto lontani. Cerchiamo, invece, di riflettere.
Un cattolico, oggi, se è un buon cattolico, non ha bisogno del monito del Papa per amare la pace. Se è un cattolico interessato soltanto ai propri affari (ce ne sono molti in Italia, segnatamente dalle parti del governo Letta), pur fingendo il contrario,è indifferente a quel monito, se dovesse mai contrastare con la riuscita dei suoi affari. Un laico amante della pace ama la pace per suo conto, senza bisogno di raccomandazioni o di prediche.
Quanto agli sceriffi del mondo, incarnati dal criminale di guerra George Bush junior e dal Premio Nobel per la pace Barack Obama, la pensano come Stalin ma, per ipocrita rispetto, non lo ammettono esplicitamente. Stalin ha commesso molti crimini odiosi, ciò non toglie che, riguardo al Papa, avesse perfettamente ragione. «Quante divisioni ha il Papa?»
Fausto Curi Bologna
Un condannato di lusso
Tra le interminabili schermaglie giuridiche sulla vicenda giudiziaria del condannato di lusso cav.Silvio Berlusconi, io continuo a non capire. Mi sembra che l'art.66 della Costituzione si riferisca a un giudizio che ciascuna Camera è tenuta a dare sulle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità dei suoi componenti. Si parla di «cause», di un confronto dunque a livello di indagine, di valutazione delle cause... Ma qui siamo in presenza di una sentenza già emessa in forma definitiva su quelle cause! Che indagine deve fare il Senato? Può mettere in discussione una sentenza con queste caratteristiche? E la legge Severino? Cosa c'entra che sia o no retroattiva? C'è una sentenza passata in giudicato che attende solo di essere applicata. Per di più l'art.68 della Costituzione recita che nessun componente del Parlamento può essere privato della libertà personale «salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna...». Allora, cosa dovrebbe fare il Senato se non prendere atto della decadenza per incompatibilità con l'istituzione? E il cavaliere? Scusarsi coi suoi elettori e elettrici, dimettersi spontaneamente, e ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo impugnando una sentenza a suo giudizio lesiva dei suoi diritti umani.
Antonia Sani
Pensioni, un diritto tagliato
Le pensioni sono un diritto, non un costo. I costi sono altri: le spese per armamenti e guerre, i privilegi di una classe politica improduttiva e famelica, lo sterminato numero di dirigenti e manager (pubblici e privati) e i loro altissimi stipendi, una burocrazia tanto elefantiaca quanto inutile, enti pubblici a iosa, la cui funzione non di rado è solo quella di dare ricetto ai sottopancia dei politici nazionali, i profitti spropositati e le rendite parassitarie di una borghesia sempre piu' onnipotente e rapace, un'evasione fiscale non solo tollerata, ma molto spesso sollecitata, una corruzione pervasiva ed endemica, che stritola le persone oneste e favorisce i farabutti, un apparato repressivo che non ha eguali nel resto d'Europa, e forse del mondo (il nostro Paese è quello con più «addetti alla sicurezza» in rapporto agli abitanti. Contro i nostri 571 ogni 100.000 abitanti, abbiamo la Germania con 321, la Gran Bretagna con 268, la Francia con 227, la Spagna con 210) . Questi sono i veri costi! Si tratta, però, di costi che lor signori considerano incomprimibili, perché relativi a fattori che costituiscono l'impalcatura del loro sistema di potere, per conservare il quale servono infatti alleati e amici fedeli, complici affidabili e strumenti efficaci di «contenimento» della rabbia popolare. Tutte cose molto costose. E allora, dato che i soldi devono pur prenderli da qualche parte, ecco che declassano un diritto, la pensione, a costo da tagliare.
Giacinto Vaccaro
Dalla Chiesa e i diritti umani
A proposito dell'articolo di Manconi e Resta relativo al reato di tortura, apparso sul manifesto del 4 settembre, mi pare assai inopportuna e impropria la citazione del gen. Dalla Chiesa come difensore dei diritti umani.Nel 1977, il controllo esterno ed interno delle carceri speciali venne affidato al suddetto generale e come familiare di un detenuto rinchiuso in quelle carceri ricordo bene il trattamento riservato ai reclusi dell'Asinara, denunciate spesso da Franca Rame e dai familiari, e le torture subite dagli arrestati (fino alle finte esecuzioni). Così come ricordo che su un quotidiano il generale Dalla Chiesa si scagliò contro un giudice che aveva osato darmi un permesso di colloquio con un detenuto all'Asinara, pur non essendo io una familiare. E soprattutto voglio ricordare le «brillanti» operazioni condotte dal generale e dai suoi uomini nel 1974 nel carcere di Alessandria (7 morti) e il 28 marzo 1980 in Via Fracchia a Genova, quando quattro militanti delle Br furono trucidati dopo l'irruzione nella loro base. Certo, siamo abituati alle grandi, ipocrite e nobili dichiarazioni e ad un agire all'opposto e quindi ormai non dobbiamo più stupirci di nulla.
Severina Berselli
«Quante divisioni ha il Papa?» chiedeva Stalin. Sapeva benissimo che non vi era alcuna divisione, dunque non chiedeva per sapere. Fingeva di chiedere per meglio irridere una potenza inesistente. Ci si risparmino prediche e sermoni sulla «potenza dello spirito», sulla «forza della fede», ecc. Ne abbiamo abbastanza del servilismo e dell'ipocrisia di molti giornalisti di regime che in questi giorni strombazzano un evento normale e tutto sommato superfluo quasi fosse un fatto miracoloso. Che altro dovrebbe fare un Papa, oggi, se non predicare la pace? Dovrebbe forse incitare alla guerra? E' vero, non sono mancati, in passato, Papi che esortavano allo scontro. Ma si tratta di tempi molto lontani. Cerchiamo, invece, di riflettere.
Un cattolico, oggi, se è un buon cattolico, non ha bisogno del monito del Papa per amare la pace. Se è un cattolico interessato soltanto ai propri affari (ce ne sono molti in Italia, segnatamente dalle parti del governo Letta), pur fingendo il contrario,è indifferente a quel monito, se dovesse mai contrastare con la riuscita dei suoi affari. Un laico amante della pace ama la pace per suo conto, senza bisogno di raccomandazioni o di prediche.
Quanto agli sceriffi del mondo, incarnati dal criminale di guerra George Bush junior e dal Premio Nobel per la pace Barack Obama, la pensano come Stalin ma, per ipocrita rispetto, non lo ammettono esplicitamente. Stalin ha commesso molti crimini odiosi, ciò non toglie che, riguardo al Papa, avesse perfettamente ragione. «Quante divisioni ha il Papa?»
Fausto Curi Bologna
Un condannato di lusso
Tra le interminabili schermaglie giuridiche sulla vicenda giudiziaria del condannato di lusso cav.Silvio Berlusconi, io continuo a non capire. Mi sembra che l'art.66 della Costituzione si riferisca a un giudizio che ciascuna Camera è tenuta a dare sulle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità dei suoi componenti. Si parla di «cause», di un confronto dunque a livello di indagine, di valutazione delle cause... Ma qui siamo in presenza di una sentenza già emessa in forma definitiva su quelle cause! Che indagine deve fare il Senato? Può mettere in discussione una sentenza con queste caratteristiche? E la legge Severino? Cosa c'entra che sia o no retroattiva? C'è una sentenza passata in giudicato che attende solo di essere applicata. Per di più l'art.68 della Costituzione recita che nessun componente del Parlamento può essere privato della libertà personale «salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna...». Allora, cosa dovrebbe fare il Senato se non prendere atto della decadenza per incompatibilità con l'istituzione? E il cavaliere? Scusarsi coi suoi elettori e elettrici, dimettersi spontaneamente, e ricorrere eventualmente alla Corte Europea di Strasburgo impugnando una sentenza a suo giudizio lesiva dei suoi diritti umani.
Antonia Sani
Pensioni, un diritto tagliato
Le pensioni sono un diritto, non un costo. I costi sono altri: le spese per armamenti e guerre, i privilegi di una classe politica improduttiva e famelica, lo sterminato numero di dirigenti e manager (pubblici e privati) e i loro altissimi stipendi, una burocrazia tanto elefantiaca quanto inutile, enti pubblici a iosa, la cui funzione non di rado è solo quella di dare ricetto ai sottopancia dei politici nazionali, i profitti spropositati e le rendite parassitarie di una borghesia sempre piu' onnipotente e rapace, un'evasione fiscale non solo tollerata, ma molto spesso sollecitata, una corruzione pervasiva ed endemica, che stritola le persone oneste e favorisce i farabutti, un apparato repressivo che non ha eguali nel resto d'Europa, e forse del mondo (il nostro Paese è quello con più «addetti alla sicurezza» in rapporto agli abitanti. Contro i nostri 571 ogni 100.000 abitanti, abbiamo la Germania con 321, la Gran Bretagna con 268, la Francia con 227, la Spagna con 210) . Questi sono i veri costi! Si tratta, però, di costi che lor signori considerano incomprimibili, perché relativi a fattori che costituiscono l'impalcatura del loro sistema di potere, per conservare il quale servono infatti alleati e amici fedeli, complici affidabili e strumenti efficaci di «contenimento» della rabbia popolare. Tutte cose molto costose. E allora, dato che i soldi devono pur prenderli da qualche parte, ecco che declassano un diritto, la pensione, a costo da tagliare.
Giacinto Vaccaro
Dalla Chiesa e i diritti umani
A proposito dell'articolo di Manconi e Resta relativo al reato di tortura, apparso sul manifesto del 4 settembre, mi pare assai inopportuna e impropria la citazione del gen. Dalla Chiesa come difensore dei diritti umani.Nel 1977, il controllo esterno ed interno delle carceri speciali venne affidato al suddetto generale e come familiare di un detenuto rinchiuso in quelle carceri ricordo bene il trattamento riservato ai reclusi dell'Asinara, denunciate spesso da Franca Rame e dai familiari, e le torture subite dagli arrestati (fino alle finte esecuzioni). Così come ricordo che su un quotidiano il generale Dalla Chiesa si scagliò contro un giudice che aveva osato darmi un permesso di colloquio con un detenuto all'Asinara, pur non essendo io una familiare. E soprattutto voglio ricordare le «brillanti» operazioni condotte dal generale e dai suoi uomini nel 1974 nel carcere di Alessandria (7 morti) e il 28 marzo 1980 in Via Fracchia a Genova, quando quattro militanti delle Br furono trucidati dopo l'irruzione nella loro base. Certo, siamo abituati alle grandi, ipocrite e nobili dichiarazioni e ad un agire all'opposto e quindi ormai non dobbiamo più stupirci di nulla.
Severina Berselli
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
in edicola
sabato 14 settembre
sabato 14 settembre
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
In edicola
da martedì 17 settembre
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VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale

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XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

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