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il manifesto 2013.09.07 - 08 ITALIA
STASERA AL MILANO FILM FEST
I ribelli della logistica adesso hanno un film
TAGLIO MEDIO - g. sal.
TAGLIO MEDIO - g. sal.
La protesta è iniziata alla Esselunga di Pioltello, per poi allargarsi a macchia d'olio in diverse regioni
Sfruttati due volte, anzi tre. Dalle cooperative per cui lavorano, dalle grandi aziende che esternalizzano la movimentazione delle merci, e perché per lo più sono stranieri. Sono i lavoratori della logistica e da due anni non hanno più voglia di essere trattati come schiavi. Tutto è iniziato all'Esselunga di Pioltello nel 2011, ma poi la loro protesta si è allargata in tutta la Lombardia, in Emilia Romagna e in Veneto. Non sono saliti sui tetti, non si sono chiusi nella ditta, non hanno fatto lo sciopero della fame. Sono passati all'attacco e hanno fatto sciopero. E basta. La loro storia questa sera sarà sugli schermi del Milano Film Festival. Alle 21, allo Spazio Oberdan di Milano, prima del film che racconta la vicenda di una nave russa naufragata in Quebec, verrà proiettato il documentario realizzato dal Naga «La logica del logista».
Non è facile mettere d'accordo una dozzina di nazionalità diverse per impegnarsi in una lotta comune, soprattutto quando ci si può giocare in un attimo, non solo il posto di lavoro, ma anche il permesso di soggiorno. Eppure ci sono riusciti meglio di tanti lavoratori italiani. «Ho cominciato a parlare con un africano, un pakistano, un filippino. Li avevo scelti perché sapevo che erano riconosciuti nelle loro comunità», racconta a Nagazzetta - il giornale del Naga - Luis Seclén, 56 anni, economista in Perù, a Milano dal 1993. Luis descrive le grida dei capi che non smettono mai di fare fretta, i favori a chi si sottomette e viene premiato con ore di straordinario e il taglio di orario per chi alza la testa.
Ricorda il giorno in cui scoprirono che mancavano 600 euro in busta paga, le assemblea «con anche le mogli» e poi la decisione di scioperare. Ma anche il ruolo ambiguo dei sindacati confederali, Cgil compresa. «Cedono la cassa integrazione alle ditte, risolvono i problemi dei padroni, non i nostri». Non a caso questi lavoratori hanno trovato aiuto dal Si Cobas che in un'indagine campione su 25 cooperative ha scoperto un furto dai 5 ai 7 mila di euro l'anno in busta paga per ogni lavoratore. Si tratta in totale di 3 miliardi di euro con relative evasioni fiscali e contributive. Che cosa hanno ottenuto con la lotta? «Per ora un po' di rispetto da parte dei capi e qualche passo avanti nell'applicazione dei contratti». E non è poco.
Non è facile mettere d'accordo una dozzina di nazionalità diverse per impegnarsi in una lotta comune, soprattutto quando ci si può giocare in un attimo, non solo il posto di lavoro, ma anche il permesso di soggiorno. Eppure ci sono riusciti meglio di tanti lavoratori italiani. «Ho cominciato a parlare con un africano, un pakistano, un filippino. Li avevo scelti perché sapevo che erano riconosciuti nelle loro comunità», racconta a Nagazzetta - il giornale del Naga - Luis Seclén, 56 anni, economista in Perù, a Milano dal 1993. Luis descrive le grida dei capi che non smettono mai di fare fretta, i favori a chi si sottomette e viene premiato con ore di straordinario e il taglio di orario per chi alza la testa.
Ricorda il giorno in cui scoprirono che mancavano 600 euro in busta paga, le assemblea «con anche le mogli» e poi la decisione di scioperare. Ma anche il ruolo ambiguo dei sindacati confederali, Cgil compresa. «Cedono la cassa integrazione alle ditte, risolvono i problemi dei padroni, non i nostri». Non a caso questi lavoratori hanno trovato aiuto dal Si Cobas che in un'indagine campione su 25 cooperative ha scoperto un furto dai 5 ai 7 mila di euro l'anno in busta paga per ogni lavoratore. Si tratta in totale di 3 miliardi di euro con relative evasioni fiscali e contributive. Che cosa hanno ottenuto con la lotta? «Per ora un po' di rispetto da parte dei capi e qualche passo avanti nell'applicazione dei contratti». E non è poco.
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