mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.09.07 - 14 COMMUNITY
 
lettere@il manifesto.it
LE LETTERE
LETTERE

LETTERE

Gli intellettuali e la guerra
Amici de 'il manifesto', possibile che con tutti gli intellettuali che scrivono sul giornale a nessuno sia venuta l'idea di un accordo per manifestazioni di piazza come rifiuto ad una nuova guerra criminale statunitense contro la Siria, una guerra illegale che aggiungerebbe morte e distruzione ed aggraverebbe la crisi economica europea ed italiana? Tanti intellettuali, tante analisi e proposte ma assenza di qualsiasi iniziativa. Se la Sinistra non fa sentire la sua voce in questa occasione, si deve proprio pensare che sia morta e che effettivamente l'unica forza politica in grado di opporre qualche resistenza al governo delle larghe intese ed alle guerre Nato sia il M5S.
Ireo Bono Savona

Io sto con il papa
Se in quest'ultimi caldi brandelli d'estate dovessi scegliere qual'è stata l'immagine in assoluto più bella e più pregna di verità umana, non esiterei mezzo istante e andrei su quella dei bagnanti che a Lampedusa aiutavano gli immigrati offrendogli le loro braccia per giungere a riva durante lo sbarco. Mentre ieri leggevo un commento critico al monito del papa verso la pace (lettera dell'amico Curi) pensavo che ormai questo è un tempo che fra i due rami della solidarietà, quello sano e quello falso, legge con sospetto grave ogni minimo gesto in tal senso, e qualsiasi parola, altamente semplice o dolosamente ponderata, quasi viene accorpata in un unico magma malpensante, dimenticando che i ruoli sono anche profondamente guidati se non da azioni immediatamente incisive almeno da simboli grazie a cui instradare un tratto di futuro. Giusta lunghezza d'onda Bergoglio non ha esitato a prendere un telefono e a chiamare Putin, cos'altro poteva fare? Sbarrare col suo corpo la strada alle bombe che si annunciano in Siria? Per quanto sia prevedibile e scontata, c'è una retorica inevitabile in certe cose, il segno della difesa di un valore nel corpo sfatto e malato della società. Siamo così abituati alla frequenza del male che stendiamo dubbi anche sul primo annuncio di bene.
Cristiano Cant Pesaro

L'incidente del Golfo
Una storia disastrosa Cari compagni, in attesa che il nobel per la pace Obama scateni l'attacco alla Siria, non pensate che sarebbe un utile servizio per gli smemorati pubblicare un bell'articolo riassuntivo degli usi e costumi statunitensi a partire dal cosiddetto "incidente" del golfo del Tonchino, passando per l'11 settembre e finendo con il simpatico Colin Powell che mostra la famosa boccetta gialla a dimostrare i terribili agenti chimici in possesso del tiranno Saddam ?
Paolo Perticone

Terrorismo limitato
Cari americani, il terrorismo limitato è conveniente. Cari americani, in fondo non è malvagia l'idea di fare del terrorismo limitato. Uno stato fa ciò che conviene, a prescindere dalla sua giustezza. Non è sempre stato così? Una quantità limitata di bombe devastanti sul territorio siriano, sortiranno il loro effetto. Terrorizzeranno ancor di più i civili, soprattutto i bambini già terrorizzati, devasteranno ancor più il territorio già devastato, ammazzeranno un numero (limitato) di persone a causa degli inevitabili effetti collaterali (limitati), e questo indurrà Assad, in pena per il suo popolo, a pentirsi amaramente d'aver fatto uso d'armi chimiche (sempre che sia vero), e a promettere che non lo farà mai più, mai più. Ma il terrorismo limitato ha anche un altro vantaggio: non mette a repentaglio la vita dei vostri soldati: non vedrete rientrare militari nelle bare. Inoltre la reazione delle nazioni contrarie al vostro intervento, pure sarà limitato. Certo, conviene anche facciate ogni sforzo per dare ad intendere alla gente che fate ciò che è giusto, e non ciò che vi conviene.
Attilio Doni

Giusta lunghezza d'onda
L' articolo di Marco Revelli oggi 6 c.m. ci sollecita una volta di più a unirci per dimostrare concretamente senza più rimandare che siamo impegnati per costruire l'alternativa allo stato attuale delle cose. Se non ci appoggiamo agli intellettuali onesti, a chi ancora ci fa avere una speranza di cambiamento, siamo veramente destinati ad un degrado senza possibilità di uscirne. Ospiti il Manifesto le persone, e c'è ne sono, che siano su questa lunghezza d'onda e ve ne saremo grati perché il Manifesto è il «nostro» giornale.
Carla Parpajola

L'Imu dei poveri
Continua ad esserci questo fraintendimento anche tra molti lettori del nostro giornale. L'Imu era la solita tassa iniqua, non proporzionale, che colpiva la gran massa (già ferocemente impoverita) di microproprietari del proprio alloggio e solo per inevitabile estensione anche i grandi proprietari. Certo, c'era una maggiorazione per le seconde case, ma quanti pensionati Fiat a Torino hanno ancora un alloggetto (inaffittabile) al paese? Sono questi i «ricchi»? La nostra proposta era ben altra: una tassa patrimoniale che doveva colpire/ esclusivamente/i grandi patrimoni, quelli sopra il milione di euro. Naturalmente su questo terreno il governo della cupola oligarchica, capitanato da Letta, era ed è totalmente sordo. E' quindi una fortuna che l'Imu sia caduta, anche da un punto di vista macroeconomico. Resterà ai /proprietari /più poveri, almeno per qualche mese, qualche soldino in più da spendere ed alimenterà l'economia reale che sarebbe stata ancora di più strangolata da una misura ferocemente deflazionista. Chiuderà qualche negozio in meno. Sempre che anche dalle nostre parti non si creda che i soldi si possano solo prendere alla platea di chi non ha più niente da dare e che l'unica solidarietà praticabile sia quella dei poveri nei confronti dei miserabili. Poi si sa che il governo, in assenza di un'opposizione della sinistra radicale, finanzierà l'Imu tagliando nella manutenzione di treni dei pendolari, nella lotta all'evasione ecc. e che tra un po' metterà un'altra tassa, possibilmente più ingiusta ancora.
Giorgio Carlin Torino

A quando la Politik Tax?
Finalmente il Governo Pd/Pdl ha approvato l'abolizione dell'Imu, ma ha introdotto la Service Tax, cioè una nuova tassa che rischia di essere più pesante dell'Imu. Berlusconi aveva scritto agli italiani che l'Imu sarebbe stata abolita e restituita. Risultato? Imu solo abolita, inserimento della Service Tax dal 2014, aumento dell'Iva a ottobre 2013. Manca solo la Politik Tax, una tassa speciale a favore dei politici. Indubbiamente l'alleanza Pd/Pdl ha portato a delle soluzioni che un partito solo Non aveva il coraggio di approvare in un momento di grave crisi occupazionale ed economica. Hanno rifinanziato la cassaintegrazione per fare un piacere alla Triplice (Cgil-Cisl-Uil), anche se i lavoratori hanno bisogno di un lavoro sicuro per vivere in modo decoroso con le loro famiglie. Non esiste più uno straccio di partito, o movimento politico, in grado di cambiare il triste andazzo. Tutti quanti vogliono prendere parte al grande banchetto, lasciando gli avanzi al popolo.
Marino Bertolino

Una storia disastrosa
Un presente politico poggiato su un ricatto è il ritratto di una società socialmente snaturata, priva di senso e di promessa, di realistico futuro, di coscienza. Mi sorprende in male tuttavia più questa presunta sinistra che la destra consegnata da vent'anni alla menzogna più tangibile. Una sinistra che riesce (si spera) ad avere posizioni finalmente compatte al suo interno solo in conseguenza di una sentenza e non di un malessere così lungo e deprimente che nulla ha fatto sortire in essa in tanti anni. Se dev'essere fuoco alle polveri in questo preludio di decisione circa la decadenza o meno del cavaliere, che si vada fino in fondo; che la schermaglia apra un nuovo orizzonte. Faremo ridere il pianeta se salveremo un signore condannato in forma definitiva, ma se tutto a breve salterà in aria che si riesca almeno a ripartire nel solco di una nuova forza che spazzi via dalle macerie politiche gli ultimi fetori e le ultime cariatidi di questa storia disastrosa.
Greta Carenza Turi

Troppi titoli in inglese
Ormai fate anche i titoli in inglese, dopo i tanti articoli pieni, zeppi di espressioni in quella lingua che non vi preoccupate nemmeno di tradurre. I moltissimi italiani, spesso anziani, che non conoscono l'inglese non esistono, non sono persone. Siete un giornale comunista, porca miseria! Di voi abbiamo bisogno.
Sandro Cianci

INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU:  www.ilmanifesto.it
lettere@ilmanifesto.it

 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it