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il manifesto 2013.09.08 - 02 INTERNAZIONALE
PACIFISTI Decine di migliaia di persone riempiono Piazza San Pietro nel giorno del digiuno contro la guerra alla Siria. Il papa: le armi portano solo morte
L'aratro di Francesco
APERTURA - Luca Kocci
APERTURA - Luca Kocci
L'omelia del pontefice tra la folla: «La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l'umanità». E per la Siria e per tutto il Medio Oriente sollecita «dialogo e riconciliazione»
«Mai più la guerra!», il grido di papa Francesco è riuonato sul sagrato di piazza San Pietro dove centomila persone, da ieri pomeriggio fino quasi a mezzanotte, erano riunite in preghiera per la pace, contro l'intervento militare in Siria. Lo ha detto domenica scorsa, all'Angelus, quando Bergoglio ha convocato la giornata di digiuno e di preghiera per la pace. E lo ha ripetuto ieri sera, nella sua breve omelia, dopo la recita collettiva del rosario e prima dell'adorazione eucaristica scandita dalle letture bibliche, fra cui la profezia di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri».
«Questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la casa dell'armonia e della pace ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi a casa», ha detto Bergoglio, «un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell'altro». Ma «è questo il mondo in cui viviamo oggi?», ha chiesto. No, la risposta. Oggi ci sono anche «la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra» perché l'uomo «si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere», «rovina tutto e apre la porta alla violenza, all'indifferenza, al conflitto». E in ogni guerra «noi facciamo rinascere Caino», anche oggi. «Abbiamo perfezionato le nostre armi, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci», ha detto Bergoglio in un passaggio che sembre particolarmente adatto alla situazione di queste ore, ma «la violenza e la guerra portano solo morte, parlano di morte, hanno il linguaggio della morte». Eppure, ha concluso, «è possibile percorrere un'altra strada» se gli uomini, «dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni lo vogliono»
La piazza è piena. Ci sono soprattutto i romani, ma anche persone venute da altre parti d'Italia e molti stranieri, sia turisti per caso a Roma in questi giorni sia seminaristi e religiosi che studiano nelle università pontificie. I giovani sono numerosi, ma meno di quello che ci si aspettava. Ci sono soprattutto le parrocchie romane. Irriconoscibili, così come non è possibile identificare i gruppi e i movimenti, tranne gli scout che si notano nelle loro divise, perché dal Vaticano è arrivato l'ordine di non far entrare in piazza né striscioni né bandiere. E così ai lati dei varchi presidiati dalla polizia attorno al colonnato, raccolte in ordine, si vedono bandiere della pace e delle nazioni, striscioni dei movimenti e delle parrocchie. «Obama, you have no dream, you have a nightmare», si legge su un cartellone autoprodotto portato da un da uomo di mezz'età che cammina lungo via della Conciliazione: al colonnato però verrà bloccato anche lui. Invece sono entrati in piazza, «aggirando la sorveglianza», quattro seminaristi della congregazione degli scalabriniani - due indonesiani, un vietnamita e un messicano -, che lo slogan lo hanno scritto a mano sulle loro magliette bianche: «Mai più la guerra!». Oltre il colonnato sventola qualche bandiera della pace insieme a quelle nazionali di Argentina, Cina e Siria. «Siamo qui per far sentire la nostra voce contro un attacco illegittimo da parte degli Stati Uniti », ci dice un giovane siriano che da anni vive a Roma. Arriva anche il Cipax (Centro interconfessionale per la pce), mescolati con la Comunità di base di San Paolo, quella di dom Franzoni. «Siamo qui per pregare per la pace e per condannare sia l'eventualità dell'intervento armato occidentale sia i crimini del regime siriano che durano da più di due anni nel», ci spiega il presidente del Cipax, il teologo islamico Adnane Mokrani, tunisino.
Ci sono anche i laici e i non credenti. Gli attivisti di Emergency, che ha aderito alla giornata per la pace convocata da Bergoglio: «Partecipiamo nel nostro modo, stando dalla parte delle vittime» e «gridando il nostro rifiuto della violenza come strumento di aggressione e come strumento di risoluzione delle controversie» perché «la guerra è sempre il problema, mai la soluzione», si legge nel comunicato dell'associazione fondata da Gino Strada. E lungo via della Conciliazione si vedono anche i militanti di Socialismo Rivoluzionario che distribuiscono volantini per «dialogare» con i credenti che hanno raccolto l'appello del papa. La rete no war manifesta invece a piazza Barberini. I Radicali hanno iniziato il loro digiuno di tre giorno dentro e fuori le carceri.
«Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l'umanità», le ultime parole di Bergoglio che cita Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai, non più la guerra», «la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dalla giustizia». E per la Siria e per tutto il Medio Oriente papa Francesco chiede ancora una volta «dialogo, riconciliazione e pace».
«Questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la casa dell'armonia e della pace ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi a casa», ha detto Bergoglio, «un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell'altro». Ma «è questo il mondo in cui viviamo oggi?», ha chiesto. No, la risposta. Oggi ci sono anche «la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra» perché l'uomo «si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere», «rovina tutto e apre la porta alla violenza, all'indifferenza, al conflitto». E in ogni guerra «noi facciamo rinascere Caino», anche oggi. «Abbiamo perfezionato le nostre armi, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci», ha detto Bergoglio in un passaggio che sembre particolarmente adatto alla situazione di queste ore, ma «la violenza e la guerra portano solo morte, parlano di morte, hanno il linguaggio della morte». Eppure, ha concluso, «è possibile percorrere un'altra strada» se gli uomini, «dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni lo vogliono»
La piazza è piena. Ci sono soprattutto i romani, ma anche persone venute da altre parti d'Italia e molti stranieri, sia turisti per caso a Roma in questi giorni sia seminaristi e religiosi che studiano nelle università pontificie. I giovani sono numerosi, ma meno di quello che ci si aspettava. Ci sono soprattutto le parrocchie romane. Irriconoscibili, così come non è possibile identificare i gruppi e i movimenti, tranne gli scout che si notano nelle loro divise, perché dal Vaticano è arrivato l'ordine di non far entrare in piazza né striscioni né bandiere. E così ai lati dei varchi presidiati dalla polizia attorno al colonnato, raccolte in ordine, si vedono bandiere della pace e delle nazioni, striscioni dei movimenti e delle parrocchie. «Obama, you have no dream, you have a nightmare», si legge su un cartellone autoprodotto portato da un da uomo di mezz'età che cammina lungo via della Conciliazione: al colonnato però verrà bloccato anche lui. Invece sono entrati in piazza, «aggirando la sorveglianza», quattro seminaristi della congregazione degli scalabriniani - due indonesiani, un vietnamita e un messicano -, che lo slogan lo hanno scritto a mano sulle loro magliette bianche: «Mai più la guerra!». Oltre il colonnato sventola qualche bandiera della pace insieme a quelle nazionali di Argentina, Cina e Siria. «Siamo qui per far sentire la nostra voce contro un attacco illegittimo da parte degli Stati Uniti », ci dice un giovane siriano che da anni vive a Roma. Arriva anche il Cipax (Centro interconfessionale per la pce), mescolati con la Comunità di base di San Paolo, quella di dom Franzoni. «Siamo qui per pregare per la pace e per condannare sia l'eventualità dell'intervento armato occidentale sia i crimini del regime siriano che durano da più di due anni nel», ci spiega il presidente del Cipax, il teologo islamico Adnane Mokrani, tunisino.
Ci sono anche i laici e i non credenti. Gli attivisti di Emergency, che ha aderito alla giornata per la pace convocata da Bergoglio: «Partecipiamo nel nostro modo, stando dalla parte delle vittime» e «gridando il nostro rifiuto della violenza come strumento di aggressione e come strumento di risoluzione delle controversie» perché «la guerra è sempre il problema, mai la soluzione», si legge nel comunicato dell'associazione fondata da Gino Strada. E lungo via della Conciliazione si vedono anche i militanti di Socialismo Rivoluzionario che distribuiscono volantini per «dialogare» con i credenti che hanno raccolto l'appello del papa. La rete no war manifesta invece a piazza Barberini. I Radicali hanno iniziato il loro digiuno di tre giorno dentro e fuori le carceri.
«Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l'umanità», le ultime parole di Bergoglio che cita Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai, non più la guerra», «la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dalla giustizia». E per la Siria e per tutto il Medio Oriente papa Francesco chiede ancora una volta «dialogo, riconciliazione e pace».
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