Edizione html
il manifesto 2013.09.10 - 03 INTERNAZIONALE
SABRA E CHATILA '82
Venti di guerra sulla memoria della strage
TAGLIO MEDIO - Stefania Limiti, Maurizio Musolino
TAGLIO MEDIO - Stefania Limiti, Maurizio Musolino
Fra pochi giorni ricorre l'anniversario del massacro di Sabra e Chatila, quando le milizie falangiste con la complicità dell'esercito israeliano uccisero fra la notte del 16 e del 17 settembre '82 oltre duemila donne e uomini palestinesi. Tutti civili inermi. Una ricorrenza ancora più amara per le notizie e i fatti che arrivano, non imprevisti, dalla Siria. C'è un filo rosso che lega questi avvenimenti alla storia di quei paesi, alle «primavere arabe» e, soprattutto, alla necessità degli Stati Uniti di riaffermare nell'area una supremazia timidamente insidiata da vari fattori - la Russia che rialza la testa, le mai sopite aspirazioni persiane di egemonia e la Cina, protagonista anche in Medio Oriente.
Le ragioni della democrazia nello scenario siriano c'entrano poco, in gioco c'è il futuro di uno stato riottoso ad accettare la visione statunitense del «grande Medio Oriente» - per questo relegato da anni a «stato canaglia» con una logica affatto nuova (Iraq e Libia). Bashar Al Assad, al di là del giudizio politico e morale, è una vittima predestinate: il suo momento è arrivato con lo sbocciare delle «primavere arabe», precedute dal patto di ferro - mai smentito - siglato al Cairo nel 2009 fra parte dell'amministrazione Obama, con a capo i Clinton, e i Fratelli Musulmani. Con il quale gli Usa volevano assicurarsi il controllo dell'area anche dopo gli stravolgimenti del Medio Oriente; un giro di danza gattopardesco che, sacrificando i vecchi leader, puntava a preservare i modelli economici esistenti.
Ma in Egitto le piazze hanno segnato la sconfitta di chi aveva puntato sull'accordo con i Fratelli Musulmani, barcollanti anche in Tunisia. Serve allora una risposta forte, che arrivi ad amici e nemici. Poi c'è la variabile impazzita dei mercenari: è difficile negare e nascondere la presenza sempre più massiccia in tutta la regione di una sorta di «internazionale del terrore e della destabilizzazione» già attiva con successo nei Balcani, poi in Iraq e in Libia. In Siria però questa presenza rischia di mettere in discussione un aspetto cruciale del conflitto: la guerra mediatica di manipolazioni e menzogne. Il «civile» Occidente che non si preoccupa di coprire la criminale occupazione israeliana o le durissime repressioni del governo turco, grida alla democrazia contro la Siria, ma nello stesso tempo va a braccetto con i regimi dispotici delle petrolmonarchie del Golfo. (...)
Possono esserci dubbi sulle responsabilità, ma in questo drammatico scenario è facile stabilire chi sono le vittime. Il popolo siriano è allo stremo, circa due milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi vicini, molti in Libano. E così ancora una volta la storia e i drammi legano queste due nazioni. Tante donne e tanti uomini in fuga hanno trovato sostegno e ospitalità proprio all'interno dei campi palestinesi, vittime questi di altre guerre e ingiustizie. La gente dei campi sta mostrando tutta la propria generosità ma è allo stremo e chiede aiuto. Con questo spirito ci recheremo a Beirut in occasione del massacro di Sabra e Chatila e con questo spirito porteremo lì la voce di un Occidente diverso che non vuole uniformarsi e che dice con forza no alla guerra!
Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila
Le ragioni della democrazia nello scenario siriano c'entrano poco, in gioco c'è il futuro di uno stato riottoso ad accettare la visione statunitense del «grande Medio Oriente» - per questo relegato da anni a «stato canaglia» con una logica affatto nuova (Iraq e Libia). Bashar Al Assad, al di là del giudizio politico e morale, è una vittima predestinate: il suo momento è arrivato con lo sbocciare delle «primavere arabe», precedute dal patto di ferro - mai smentito - siglato al Cairo nel 2009 fra parte dell'amministrazione Obama, con a capo i Clinton, e i Fratelli Musulmani. Con il quale gli Usa volevano assicurarsi il controllo dell'area anche dopo gli stravolgimenti del Medio Oriente; un giro di danza gattopardesco che, sacrificando i vecchi leader, puntava a preservare i modelli economici esistenti.
Ma in Egitto le piazze hanno segnato la sconfitta di chi aveva puntato sull'accordo con i Fratelli Musulmani, barcollanti anche in Tunisia. Serve allora una risposta forte, che arrivi ad amici e nemici. Poi c'è la variabile impazzita dei mercenari: è difficile negare e nascondere la presenza sempre più massiccia in tutta la regione di una sorta di «internazionale del terrore e della destabilizzazione» già attiva con successo nei Balcani, poi in Iraq e in Libia. In Siria però questa presenza rischia di mettere in discussione un aspetto cruciale del conflitto: la guerra mediatica di manipolazioni e menzogne. Il «civile» Occidente che non si preoccupa di coprire la criminale occupazione israeliana o le durissime repressioni del governo turco, grida alla democrazia contro la Siria, ma nello stesso tempo va a braccetto con i regimi dispotici delle petrolmonarchie del Golfo. (...)
Possono esserci dubbi sulle responsabilità, ma in questo drammatico scenario è facile stabilire chi sono le vittime. Il popolo siriano è allo stremo, circa due milioni di persone hanno trovato rifugio nei paesi vicini, molti in Libano. E così ancora una volta la storia e i drammi legano queste due nazioni. Tante donne e tanti uomini in fuga hanno trovato sostegno e ospitalità proprio all'interno dei campi palestinesi, vittime questi di altre guerre e ingiustizie. La gente dei campi sta mostrando tutta la propria generosità ma è allo stremo e chiede aiuto. Con questo spirito ci recheremo a Beirut in occasione del massacro di Sabra e Chatila e con questo spirito porteremo lì la voce di un Occidente diverso che non vuole uniformarsi e che dice con forza no alla guerra!
Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
in edicola
sabato 14 settembre
sabato 14 settembre
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
In edicola
da martedì 17 settembre
da martedì 17 settembre
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale

IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
02/ 89074385
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it


• 