mercoledì 18 settembre 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
 
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.09.10 - 03 INTERNAZIONALE
 
Le prove/FONTI SATELLITARI «SEGRETE» E NUMERO DELLE VITTIME
Armi chimiche, la versione Usa ancora non convince
TAGLIO MEDIO - Michele Giorgio

TAGLIO MEDIO - Michele Giorgio
L'Amministrazione Obama continua a non rendere pubblica alcuna prova della «colpevolezza» dell'Esercito governativo siriano nell'attacco con gas sarin dello scorso 21 agosto che avrebbe ucciso a Ghouta circa 1.500 civili, tra i quali numerosi bambini. Niente immagini satellitari, né trascrizioni delle comunicazioni tra i militari siriani. Ciò che si è visto finora sono solo foto di cadaveri allineati, avvolti in lenzuola bianche e video che mostrano i feriti colpiti da spasmi e che cercano di riprendere fiato. Certo, ci sono indizi di un attacco però manca la «pistola fumante», la prova vera.
Sulla sostanza delle accuse di Obama al presidente siriano Bashar Assad è intervenuta l'agenzia di stampa statunitense Ap. L'amministrazione Obama afferma che le sue accuse si basano su immagini satellitari e sulle comunicazioni intercettate tra alti ufficiali siriani che indicherebbero che nei tre giorni precedenti l'attacco il regime si stava preparando a usare il gas. Tuttavia, sottolinea l'Ap, sono state negate tutte le richieste di pubblicare le immagini. Una «stranezza» se si pensa che in passato l'Amministrazione ha prontamente diffuso materiali in video volti a mostrare i risultati sul terreno delle offensive dell'Esercito siriano. L'agenzia ha anche richiesto ai funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato di potere avere accesso alle trascrizioni delle conversazioni telefoniche siriane intercettate dall'intelligence. In particolare quella attribuita a un ufficiale siriano che avrebbe dato l'ordine ai suoi soldati di indossare le maschere antigas prima dell'attacco di Ghouta. La risposta è stata che si tratta di documenti «segreti» disponibili solo per il Congresso e per i Paesi alleati.
L'Ap fa rimarcare le perplessità di alcuni esperti che non si spiegano per quale motivo Assad avrebbe dovuto ordinare l'uso di armi di distruzione di massa in modo così ampio contro il suo popolo mentre a pochi chilometri erano presenti ispettori delle Nazioni unite incaricati proprio di indagare sull'uso di gas e armi chimiche, peraltro mentre il suo Esercito manteneva l'iniziativa sul terreno a danno delle forze ribelli. L'opposizione sostiene che l'ordine di attacco sarebbe scattato per impedire una presunta avanzata degli anti-Assad su Damasco. «Non è semplice comprendere perchè un comandante militare dovrebbe bombardare un sobborgo di Damasco con armi chimiche per ottenere un piccolo vantaggio tattico sapendo di provocare un disastro (politico e diplomatico) a lungo termine», ha detto Charles Heyman, ex ufficiale britannico direttore della rivista «The Armed Forces of the U.K».
Ad alimentare i dubbi sono anche le incongruenze sul numero dei morti. L'amministrazione Obama parla di 1.429 persone morte in 12 località nei pressi di Damasco. Una stima simile a quella diffusa dalla Coalizione Nazionale dell'opposizione siriana che però ha fornito i nomi soltanto di 395 vittime, sostenendo che molti cadaveri sono stati identificati solo come appartenenti a determinate famiglie. A Ghouta invece, Majed Abu Ali, portavoce di 17 cliniche e ospedali da campo vicino a Damasco, ha prodotto la stessa lista di nomi aggiungendo che i medici sono stati in grado di identificare tutti i morti. L'Osservatorio siriano per i Diritti Umani ha riferito di 502 uccisi. Di 355 siriani morti ha parlato Medici Senza Frontiere precisando di non avere la capacità di identificare la causa dei sintomi neurotossici mostrati dalle vittime nei video apparsi in rete.
Hisham Jaber, ex generale libanese che dirige il «Centro Studi e Ricerche Politiche» di Beirut ha messo in dubbio le affermazioni Usa che i ribelli siriani non avrebbero potuto lanciare armi chimiche. Alcuni fra i 70.000 disertori dell'Esercito siriano, ora con i ribelli, potrebbero essere stati addestrati ad usarle. Per Jaber i ribelli siriani hanno acquisito armi chimiche in Libia dopo la caduta di Gheddafi, attraverso interlocutori sauditi.
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it