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il manifesto 2013.09.10 - 06 ECONOMIA
Val di Susa/ AL MOMENTO NESSUNA RIVENDICAZIONE
Alle fiamme i macchinari di scavo Tragedia sfiorata. Accusati i No Tav
TAGLIO BASSO - Mauro Ravarino
TAGLIO BASSO - Mauro Ravarino
Il Pd: «Sfida aperta allo Stato». Ma da Venaus parte l'appello per una manifestazione nazionale a Roma, il 19 ottobre
Ancora una volta le fiamme. Questa volta a Salbertrand, piccolo comune dell'alta Val di Susa. È successo nella notte tra domenica e lunedì, quando hanno preso fuoco 4 betoniere, due camion e una gru della Imprebeton, azienda che fornisce calcestruzzo al cantiere Tav della Maddalena e fa parte di Itinera, che a sua volta appartiene al gruppo Gavio di Tortona. Incendio doloso, hanno confermato gli inquirenti. A dare l'allarme è stata una pattuglia della polizia stradale. Le conseguenze dell'incendio avrebbero potuto essere più gravi in quanto i mezzi della ditta si trovavano vicino a una cisterna di gasolio. Chiuso per precauzione un tratto dell'autostrada Torino-Bardonecchia.
Il gesto non è stato rivendicato ma, come ormai rituale, il dito è stato puntato contro l'ala più radicale del movimento No Tav. Quanto avvenuto, per il senatore del Pd Stefano Esposito - che domenica alla Festa democratica di Torino ha accompagnato in un dibattito il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi -, «rappresenta una vera e propria sfida aperta allo Stato». Invoca, poi, leggi antimafia per quelli che definisce «mafiosi No Tav». Non è certo il primo attentato incendiario in Val di Susa. Certo, sono aumentati nell'ultimo periodo, ma nel corso degli anni ce ne sono stati diversi anche ai danni del movimento, dagli incendi dei presidi Borgone e Bruzolo, al camper del comitato di lotta popolare, bruciato nell'estate del 2011. I fatti della scorsa notte seguono, invece, un analogo episodio, il 30 agosto, contro i mezzi di una ditta che lavora per il cantiere di Chiomonte, la Geomont di Bussoleno, a cui sono stati incendiati una trivella e due generatori. Nei giorni seguenti era accorso in valle il viceministro dell'economia Stefano Fassina, promettendo l'individuazione di «strumenti per risarcire le imprese dei danni subiti e di studiare la possibilità di un'assicurazione ad hoc da parte dello Stato, garante dell'agibilità economica delle imprese in questo territorio».
«Esprimiamo la nostra condanna a questi episodi di violenza», commenta a nome degli amministratori locali il presidente della Comunità montana Sandro Plano, contrario all'opera. Centellina le parole, non vuole finire nel tritacarne mediatico pronto a delegittimare, a ogni pie' sospinto, lui e il movimento No Tav. Il clima resta teso. Il comitato No Tav Susa-Mompantero ha iniziato una raccolta di firme «contro la militarizzazione della Val di Susa». La questione dell'ordine pubblico ha inghiottito ogni altra valutazione sul tema. «Vanno rafforzati i presidi delle forze dell'ordine», dice il viceministro Fassina. «Ai delinquenti - aggiunge Lupi -risponderemo con le armi della giustizia e con la politica del fare. Facendo la Tav e proteggendo chi ci lavora». Più che nuovi militari ad allentare l'atmosfera, potrebbe invece servire l'apertura - finalmente - di una vera discussione attorno alla Torino-Lione. Riporre l'orgoglio e dibattere sull'utilità.
Ieri, Alberto Perino è stato convocato dai pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino in qualità di testimone. La Procura indaga sulle fughe di notizie a favore dei No Tav sul passaggio dei camion carichi di attrezzature dirette al cantiere della Maddalena. «Loro hanno gli informatori e noi abbiamo gli informatori», ha detto prima di entrare con in mano Soldi sporchi, il libro di Pietro Grasso che racconta di come le mafie riciclano il denaro sporco. Perino non commenta i fatti di Salbertrand: «Non ne so nulla, se non quello che mi avete detto voi giornalisti».
Dopo lo scrittore Erri De Luca, un altro uomo della cultura si schiera con il movimento. È l'attore Ascanio Celestini, che in un'intervista all'Huffington Post, ha sottolineato: «In confronto alla distruzione di un'intera Valle non è nulla il sabotaggio». Intanto sul web gira l'appello, sottoscritto in un'assemblea a Venaus l'1 settembre, per una grande mobilitazione il 19 ottobre a Roma: «Una giornata di lotta aperta, che si generalizzi incrociando i percorsi di giovani precari ed esodati, sfrattati, occupanti, senza casa, migranti, studenti e rifugiati, No Tav e cassintegrati, chiunque si batte per affermare i propri diritti e per la difesa dei territori».
Il gesto non è stato rivendicato ma, come ormai rituale, il dito è stato puntato contro l'ala più radicale del movimento No Tav. Quanto avvenuto, per il senatore del Pd Stefano Esposito - che domenica alla Festa democratica di Torino ha accompagnato in un dibattito il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi -, «rappresenta una vera e propria sfida aperta allo Stato». Invoca, poi, leggi antimafia per quelli che definisce «mafiosi No Tav». Non è certo il primo attentato incendiario in Val di Susa. Certo, sono aumentati nell'ultimo periodo, ma nel corso degli anni ce ne sono stati diversi anche ai danni del movimento, dagli incendi dei presidi Borgone e Bruzolo, al camper del comitato di lotta popolare, bruciato nell'estate del 2011. I fatti della scorsa notte seguono, invece, un analogo episodio, il 30 agosto, contro i mezzi di una ditta che lavora per il cantiere di Chiomonte, la Geomont di Bussoleno, a cui sono stati incendiati una trivella e due generatori. Nei giorni seguenti era accorso in valle il viceministro dell'economia Stefano Fassina, promettendo l'individuazione di «strumenti per risarcire le imprese dei danni subiti e di studiare la possibilità di un'assicurazione ad hoc da parte dello Stato, garante dell'agibilità economica delle imprese in questo territorio».
«Esprimiamo la nostra condanna a questi episodi di violenza», commenta a nome degli amministratori locali il presidente della Comunità montana Sandro Plano, contrario all'opera. Centellina le parole, non vuole finire nel tritacarne mediatico pronto a delegittimare, a ogni pie' sospinto, lui e il movimento No Tav. Il clima resta teso. Il comitato No Tav Susa-Mompantero ha iniziato una raccolta di firme «contro la militarizzazione della Val di Susa». La questione dell'ordine pubblico ha inghiottito ogni altra valutazione sul tema. «Vanno rafforzati i presidi delle forze dell'ordine», dice il viceministro Fassina. «Ai delinquenti - aggiunge Lupi -risponderemo con le armi della giustizia e con la politica del fare. Facendo la Tav e proteggendo chi ci lavora». Più che nuovi militari ad allentare l'atmosfera, potrebbe invece servire l'apertura - finalmente - di una vera discussione attorno alla Torino-Lione. Riporre l'orgoglio e dibattere sull'utilità.
Ieri, Alberto Perino è stato convocato dai pm Antonio Rinaudo e Andrea Padalino in qualità di testimone. La Procura indaga sulle fughe di notizie a favore dei No Tav sul passaggio dei camion carichi di attrezzature dirette al cantiere della Maddalena. «Loro hanno gli informatori e noi abbiamo gli informatori», ha detto prima di entrare con in mano Soldi sporchi, il libro di Pietro Grasso che racconta di come le mafie riciclano il denaro sporco. Perino non commenta i fatti di Salbertrand: «Non ne so nulla, se non quello che mi avete detto voi giornalisti».
Dopo lo scrittore Erri De Luca, un altro uomo della cultura si schiera con il movimento. È l'attore Ascanio Celestini, che in un'intervista all'Huffington Post, ha sottolineato: «In confronto alla distruzione di un'intera Valle non è nulla il sabotaggio». Intanto sul web gira l'appello, sottoscritto in un'assemblea a Venaus l'1 settembre, per una grande mobilitazione il 19 ottobre a Roma: «Una giornata di lotta aperta, che si generalizzi incrociando i percorsi di giovani precari ed esodati, sfrattati, occupanti, senza casa, migranti, studenti e rifugiati, No Tav e cassintegrati, chiunque si batte per affermare i propri diritti e per la difesa dei territori».
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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