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il manifesto 2013.09.10 - 08 EUROPA
I SOCIALDEMOCRATICI
«Non escludiamo appoggio della Linke, a patto che...»
INTERVISTA - j. ro.
BERLINO
BERLINO
INTERVISTA - j. ro. - BERLINO
Hilde Mattheis è la coordinatrice della corrente di sinistra della Spd Forum Demokratische Linke.
C'è di nuovo il sereno nei rapporto fra socialdemocratici e sindacati?
Direi di sì. Grazie alle posizioni che la Spd ha assunto sui temi del lavoro abbiamo avuto non solo un avvicinamento ai sindacati, ma direi che ora registriamo una totale coincidenza di vedute. E questo ci aiuta molto in campagna elettorale.
Lei è soddisfatta della campagna che sta conducendo Peer Steinbrück? È un candidato credibile per rappresentare il nuovo corso Spd?
Non ho nessun dubbio sul fatto che Steinbrück rappresenti bene il programma che propone oggi la Spd: anche perché, come ammette lui stesso, ha imparato dagli errori del passato. Dopo il duello tv con Merkel c'è molta più disponibilità all'ascolto delle nostre idee proprio in quei settori popolari che avevamo perso quattro anni fa.
È possibile difendere posizioni critiche nei confronti del capitalismo stando, come lei, nella Spd?
Sì, oggi più che mai. Attraverso la crisi degli ultimi anni è emerso in maniera chiara che abbiamo bisogno di uno stato molto più forte, che difenda le persone dal dominio delle banche e dell'economia finanziaria. Io considero che la Spd di oggi sia diventata un partito molto più critico nei confronti del capitalismo.
Come si concilia, tuttavia, questa sua valutazione con alcune importanti scelte parlamentari concrete compiute dalla Spd in questa legislatura? Mi riferisco alle votazioni sui «pacchetti di aiuti» alla Grecia, che hanno visto il suo partito dare sempre il via libera alle risoluzioni del governo di Angela Merkel...
È un problema serio. Nel gruppo parlamentare c'è stato sempre molto scetticismo verso quelle decisioni, che un numero sempre crescente di noi non ha condiviso. In ogni caso, tutto il gruppo ha sempre votato unito risoluzioni nelle quali formulavamo una lettura della crisi, e relative proposte per uscirne, molto diverse da quelle del governo: ci siamo battuti, ad esempio, per l'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Non nego, tuttavia, che è difficile conciliare coerentemente le critiche contenute nei nostri ordini del giorno con il via libera alle cosiddette misure «salva-stati».
A quali condizioni sarebbe possibile una coalizione Spd-Verdi-Linke?
Per renderla possibile, anche attraverso un semplice appoggio esterno della Linke, i social-comunisti dovrebbero lanciare delle chiare aperture su alcuni temi-chiave. Un esempio per tutti: le missioni all'estero sotto il mandato Onu. Rifiutare categoricamente questo genere di interventi è, fra l'altro, in contrasto con la nostra Costituzione. Se non c'è un margine di trattativa su punti come questo è molto difficile fare passi avanti in un'eventuale collaborazione di governo.
Bisognerà aspettare altri quattro anni prima che maturino i tempi di un'alleanza a sinistra?
Se questa volta non ci saranno le condizioni, posso immaginare senza difficoltà che nel 2017 le cose saranno cambiate. Se la Linke sarà di nuovo in parlamento, come appare certo, si può pensare che il dibattito interno a quel partito farà maturare certe posizioni ora troppo rigide. E anche nel mio partito e nei Verdi si capirà che non si può fare a meno dei social-comunisti. Considero del tutto realistica un'alleanza delle tre sinistre nel 2017.
C'è di nuovo il sereno nei rapporto fra socialdemocratici e sindacati?
Direi di sì. Grazie alle posizioni che la Spd ha assunto sui temi del lavoro abbiamo avuto non solo un avvicinamento ai sindacati, ma direi che ora registriamo una totale coincidenza di vedute. E questo ci aiuta molto in campagna elettorale.
Lei è soddisfatta della campagna che sta conducendo Peer Steinbrück? È un candidato credibile per rappresentare il nuovo corso Spd?
Non ho nessun dubbio sul fatto che Steinbrück rappresenti bene il programma che propone oggi la Spd: anche perché, come ammette lui stesso, ha imparato dagli errori del passato. Dopo il duello tv con Merkel c'è molta più disponibilità all'ascolto delle nostre idee proprio in quei settori popolari che avevamo perso quattro anni fa.
È possibile difendere posizioni critiche nei confronti del capitalismo stando, come lei, nella Spd?
Sì, oggi più che mai. Attraverso la crisi degli ultimi anni è emerso in maniera chiara che abbiamo bisogno di uno stato molto più forte, che difenda le persone dal dominio delle banche e dell'economia finanziaria. Io considero che la Spd di oggi sia diventata un partito molto più critico nei confronti del capitalismo.
Come si concilia, tuttavia, questa sua valutazione con alcune importanti scelte parlamentari concrete compiute dalla Spd in questa legislatura? Mi riferisco alle votazioni sui «pacchetti di aiuti» alla Grecia, che hanno visto il suo partito dare sempre il via libera alle risoluzioni del governo di Angela Merkel...
È un problema serio. Nel gruppo parlamentare c'è stato sempre molto scetticismo verso quelle decisioni, che un numero sempre crescente di noi non ha condiviso. In ogni caso, tutto il gruppo ha sempre votato unito risoluzioni nelle quali formulavamo una lettura della crisi, e relative proposte per uscirne, molto diverse da quelle del governo: ci siamo battuti, ad esempio, per l'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie. Non nego, tuttavia, che è difficile conciliare coerentemente le critiche contenute nei nostri ordini del giorno con il via libera alle cosiddette misure «salva-stati».
A quali condizioni sarebbe possibile una coalizione Spd-Verdi-Linke?
Per renderla possibile, anche attraverso un semplice appoggio esterno della Linke, i social-comunisti dovrebbero lanciare delle chiare aperture su alcuni temi-chiave. Un esempio per tutti: le missioni all'estero sotto il mandato Onu. Rifiutare categoricamente questo genere di interventi è, fra l'altro, in contrasto con la nostra Costituzione. Se non c'è un margine di trattativa su punti come questo è molto difficile fare passi avanti in un'eventuale collaborazione di governo.
Bisognerà aspettare altri quattro anni prima che maturino i tempi di un'alleanza a sinistra?
Se questa volta non ci saranno le condizioni, posso immaginare senza difficoltà che nel 2017 le cose saranno cambiate. Se la Linke sarà di nuovo in parlamento, come appare certo, si può pensare che il dibattito interno a quel partito farà maturare certe posizioni ora troppo rigide. E anche nel mio partito e nei Verdi si capirà che non si può fare a meno dei social-comunisti. Considero del tutto realistica un'alleanza delle tre sinistre nel 2017.
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da martedì 17 settembre
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