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il manifesto 2013.09.10 - 11 CULTURA
TESTIMONIANZE - «Vita di borgata» del sacerdote Roberto Sardelli per Kurumuny edizioni
L'esclusione sconfitta in un'aula
TAGLIO BASSO - Massimiliano Fiorucci
TAGLIO BASSO - Massimiliano Fiorucci
Nuova edizione per la storia della scuola popolare 725 fondata negli anni Settanta nel quartiere romano dell'Acquedotto Felice
Secondo una recente indagine dell'Istat risultano fuori dal circuito formativo e lavorativo più di due milioni di giovani pari al 22,1% della popolazione tra i 15 ed i 29 anni rispetto ad una media europea del 15%. Il Consiglio universitario italiano (Cun)un segnala, invece, che il numero di chi accede a un titolo di studio universitario, in Italia, è decisamente sotto la media Ocse, le cui rilevazioni collocano l'Italia al 34° posto su 36 Paesi. Sempre il Cun sottolinea come sia preoccupante la tendenza a una significativa flessione delle immatricolazioni, che sono scese da 338.482 (nel 2003-2004) a 280.144 (nel 2011-2012).
Questi dati si riferiscono alla situazione odierna e sono il risultato di scelte politiche sconsiderate che, negli ultimi venti anni, hanno ridotto gli investimenti nell'educazione e nella ricerca. E, tuttavia, anche nei periodi in cui la scuola era al centro dell'attenzione, sia in termini di proposte sia in termini di risorse, ampie fasce di popolazione erano escluse da essa. Di queste persone si è sempre occupato un prete come don Roberto Sardelli, che ha ripubblicato il libro Vita di borgata. Storia di una nuova umanità tra le baracche dell'Acquedotto Felice a Roma (Kurumuny, 2013). Alla fine degli anni Sessanta (1968) don Sardelli si è battuto per il riscatto esistenziale e morale dei baraccati andando a vivere nelle baracche dell'Acquedotto Felice perché in quei luoghi più autentica sentiva la sua missione: «occorreva aprire una pagina completamente nuova che restituisse dignità alla scelta di un prete e dignità alle persone cui egli si rivolgeva» e «incidere su una coscienza narcotizzata dallo stigma dell'esclusione».
In quegli stessi anni Don Sardelli ha fondato la Scuola 725 (dal numero della baracca) e propose lo studio come strumento per uscire da una situazione di oppressione. Uno studio a tempo pieno per recuperare gli anni persi in una scuola pubblica che li considerava ragazzi perduti ma soprattutto, in prospettiva freiriana, per aiutare quei giovani a prendere coscienza della loro condizione di oppressi con l'obiettivo di riconquistare dignità e umanità. L'educazione quindi come strumento di liberazione. «In quel piccolo, umido e freddo spazio di 9 mq non imparammo solo a leggere, a scrivere e a far di conto, ma ogni sera, al lume di una tremolante candela, giornale alla mano imparammo a riflettere su quanto ci accadeva intorno, su quanto accadeva nel mondo ed entrava nel nostro spazio angusto: le fragili mura venivano abbattute e sotto gli archi dell'Acquedotto che ci sovrastava risuonavano le voci del mondo, della rivolta di Battipaglia, della sofferenza del Vietnam, dell'I have a dream di Martin Luther King, del Satyagraha del mahatma Gandhi. Fu una fatica perché bisognava tutti uscire da un'educazione centrata sull'individuale per costruire in noi stessi una dimensione dove prevalesse l'afflato collettivo».
All'interno di questo percorso di «coscientizzazione» riveste un ruolo essenziale la Lettera al sindaco di Roma per denunciare la gravissima situazione abitativa: «fu il primo documento di scrittura collettivo elaborato in un luogo famigerato che, finalmente, alzava il capo e mostrava di essere quello che era, non più quello che altri volevano che noi fossimo, violentando la nostra identità, congelandoci nel loro cliché di comodo. Da quel documento, che fu tradotto in varie lingue, la lotta per la casa prese nuovo vigore e di lì a qualche anno avrebbe provocato un terremoto politico che mai si sarebbe verificato senza il nostro apporto. Lo stesso convegno sui mali di Roma, organizzato dalla chiesa romana, aveva nella lettera le sue prime radici».
Sono passati molti anni da quella esperienza ma il libro è quanto mai attuale. La crisi di oggi non è solo economica ma anche culturale e sociale e la scuola può aiutare a superarla se riesce ad essere un luogo dove acquisire gli strumenti per la propria emancipazione. I soggetti dell'esclusione sono cambiati così come i luoghi in cui sono collocate le baracche ma non è cambiata l'esigenza di offrire a questa parte di umanità gli strumenti per favorire la consapevolezza della propria condizione e avviare un percorso di riscatto. Al contrario, gli unici provvedimenti che riguardano queste persone sono spesso sgomberi per garantire il «decoro» delle città. «Riproporre il percorso della Scuola 725 è certamente reso più difficoltoso, ma non meno urgente. Allora noi speravamo, oggi si dispera. Ma proprio ora occorrono lampi di follia creativa. Purtroppo noto in giro troppe braccia penzoloni e altre pronte a rattoppare i guasti isolati e moltiplicati dalla crisi. (...)Ma se anche noi, in quel tempo, ci fossimo rassegnati al rattoppo, e di motivi ce n'erano, oggi non potremmo raccontare la portata del nostro impegno. (...) Insomma viviamo un tempo triste, ma è anche l'occasione buona per costruire, e la scuola resta lo spazio principe per dare radici al progetto. È un'avventura affascinante che sarebbe bene non evitare».
Questi dati si riferiscono alla situazione odierna e sono il risultato di scelte politiche sconsiderate che, negli ultimi venti anni, hanno ridotto gli investimenti nell'educazione e nella ricerca. E, tuttavia, anche nei periodi in cui la scuola era al centro dell'attenzione, sia in termini di proposte sia in termini di risorse, ampie fasce di popolazione erano escluse da essa. Di queste persone si è sempre occupato un prete come don Roberto Sardelli, che ha ripubblicato il libro Vita di borgata. Storia di una nuova umanità tra le baracche dell'Acquedotto Felice a Roma (Kurumuny, 2013). Alla fine degli anni Sessanta (1968) don Sardelli si è battuto per il riscatto esistenziale e morale dei baraccati andando a vivere nelle baracche dell'Acquedotto Felice perché in quei luoghi più autentica sentiva la sua missione: «occorreva aprire una pagina completamente nuova che restituisse dignità alla scelta di un prete e dignità alle persone cui egli si rivolgeva» e «incidere su una coscienza narcotizzata dallo stigma dell'esclusione».
In quegli stessi anni Don Sardelli ha fondato la Scuola 725 (dal numero della baracca) e propose lo studio come strumento per uscire da una situazione di oppressione. Uno studio a tempo pieno per recuperare gli anni persi in una scuola pubblica che li considerava ragazzi perduti ma soprattutto, in prospettiva freiriana, per aiutare quei giovani a prendere coscienza della loro condizione di oppressi con l'obiettivo di riconquistare dignità e umanità. L'educazione quindi come strumento di liberazione. «In quel piccolo, umido e freddo spazio di 9 mq non imparammo solo a leggere, a scrivere e a far di conto, ma ogni sera, al lume di una tremolante candela, giornale alla mano imparammo a riflettere su quanto ci accadeva intorno, su quanto accadeva nel mondo ed entrava nel nostro spazio angusto: le fragili mura venivano abbattute e sotto gli archi dell'Acquedotto che ci sovrastava risuonavano le voci del mondo, della rivolta di Battipaglia, della sofferenza del Vietnam, dell'I have a dream di Martin Luther King, del Satyagraha del mahatma Gandhi. Fu una fatica perché bisognava tutti uscire da un'educazione centrata sull'individuale per costruire in noi stessi una dimensione dove prevalesse l'afflato collettivo».
All'interno di questo percorso di «coscientizzazione» riveste un ruolo essenziale la Lettera al sindaco di Roma per denunciare la gravissima situazione abitativa: «fu il primo documento di scrittura collettivo elaborato in un luogo famigerato che, finalmente, alzava il capo e mostrava di essere quello che era, non più quello che altri volevano che noi fossimo, violentando la nostra identità, congelandoci nel loro cliché di comodo. Da quel documento, che fu tradotto in varie lingue, la lotta per la casa prese nuovo vigore e di lì a qualche anno avrebbe provocato un terremoto politico che mai si sarebbe verificato senza il nostro apporto. Lo stesso convegno sui mali di Roma, organizzato dalla chiesa romana, aveva nella lettera le sue prime radici».
Sono passati molti anni da quella esperienza ma il libro è quanto mai attuale. La crisi di oggi non è solo economica ma anche culturale e sociale e la scuola può aiutare a superarla se riesce ad essere un luogo dove acquisire gli strumenti per la propria emancipazione. I soggetti dell'esclusione sono cambiati così come i luoghi in cui sono collocate le baracche ma non è cambiata l'esigenza di offrire a questa parte di umanità gli strumenti per favorire la consapevolezza della propria condizione e avviare un percorso di riscatto. Al contrario, gli unici provvedimenti che riguardano queste persone sono spesso sgomberi per garantire il «decoro» delle città. «Riproporre il percorso della Scuola 725 è certamente reso più difficoltoso, ma non meno urgente. Allora noi speravamo, oggi si dispera. Ma proprio ora occorrono lampi di follia creativa. Purtroppo noto in giro troppe braccia penzoloni e altre pronte a rattoppare i guasti isolati e moltiplicati dalla crisi. (...)Ma se anche noi, in quel tempo, ci fossimo rassegnati al rattoppo, e di motivi ce n'erano, oggi non potremmo raccontare la portata del nostro impegno. (...) Insomma viviamo un tempo triste, ma è anche l'occasione buona per costruire, e la scuola resta lo spazio principe per dare radici al progetto. È un'avventura affascinante che sarebbe bene non evitare».
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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sabato 14 settembre
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Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
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da martedì 17 settembre
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