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il manifesto 2013.09.11 - 04 SOCIETÀ
SCUOLA - Pantaleo (Flc-Cgil): «Ma le risorse sono scarse rispetto agli obiettivi»
«Inversione di rotta del governo»
INTERVISTA - ro. ci.
INTERVISTA - ro. ci.
«Il decreto scuola approvato dal governo è un'inversione di rotta rispetto alla fase il cui unico criterio è stato il disinvestimento nella scuola e il fine ultimo era la privatizzazione del sistema - afferma Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil - Sul personale penso che il punto importante sia la stabilizzazione dei 27 mila insegnanti del sostegno. Significa che il 100% dei docenti avrà la cattedra».
È davvero così? Sul sostegno molti credono che si tratti di una cifra inadeguata rispetto agli alunni...
Bisogna garantire ad ogni alunno il sostegno e rispettare la sentenza della Corte costituzionale.E abbiamo bisogno di un monitoraggio. In Italia esistono regioni in cui non c'è un insegnante di sostegno ogni due alunni. Non si riesce a garantire un servizio di qualità e molte famiglie lasciano a casa i figli. Comunque secondo me questo resta un risultato storico.
Qual è, a suo avviso, il punto critico del decreto?
La ristrettezza delle risorse. Quattrocento milioni a regime nel 2015 sono risorse scarse rispetto agli obiettivi elencati. C'era bisogno di un intervento più corposo. Mi auguro comunque che non sia un decreto una tantum, ma l'inizio di un completo ribaltamento delle politiche di Monti. Anche se bisogna dire che in questa strana maggioranza esiste un pezzo che ha devastato la scuola negli ultimi anni».
Si riapre lo scenario di due anni fa quando è stato accettato lo scambio tra le assunzioni e l'allungamento del numero di anni del primo gradone stipendiale?
La Flc-Cgil non firmò quell'accordo e oggi non riteniamo possibile operare uno scambio tra i diritti contrattuali e la stabilizzazione dei precari. Chiederemo il rispetto integrale del contratto e non siamo disponibili ad intaccare i fondi contrattuali. Discuteremo, ma è importante avere chiuso con le stranezze della Gelmini o di Profumo.
Manuela Ghizzoni, vice-presidente Pd della Commissione cultura della Camera, ha criticato fortemente l'esclusione dei docenti «Quota 96» dal decreto del governo. Cosa ne pensa?
È stato un momento critico. Ma vorrei segnalare che nel decreto il governo si è impegnato a superare questa situazione, così come quella del personale «inidoneo», risultato di una norma incivile voluta da Tremonti che rischia di lasciare a casa 3500 persone a gennaio. Bisogna trovare subito una soluzione.
È stato rifinanziato il diritto allo studio per 100 milioni di euro. Quanti soldi ci vorrebbero per portarlo a livello europeo?
Avremmo bisogno di recuperare almeno 300 milioni. Ed è anche necessaria una legge nazionale che eviti le disparità esistenti tra le regioni.
Pensa che il governo troverà queste risorse?
È necessario trovarle.
Perché criticate le norme sugli enti di ricerca?
Si sono tagliate le loro risorse e il resto andrà alla quota premiale da distribuire secondo i criteri elaborati dall'Anvur che, come avete indicato voi de Il Manifesto, sono a dir poco discutibili. Bisogna riaprire un dibattito sulla valutazione partecipata liberandola da quel covo di tecnocrati che è diventato l'Anvur.
Cosa pensa dell'abolizione del «bonus maturità»?
Mi auguro che sia l'anticamera dell'abolizione del numero chiuso negli atenei.
È convinto che il ministro Carrozza sia dello stesso avviso?
Forse preferisce continuare a perdere iscritti alle università costruendo nuove barriere di accesso? Abbiamo bisogno di rafforzare l'orientamento nelle scuole e di tutelare i laureati che affrontano la disoccupazione. Quanto al numero chiuso direi di studiare quello che fanno in Europa dove esistono modalità più efficaci per valorizzare gli studenti e i corsi di laurea.
È davvero così? Sul sostegno molti credono che si tratti di una cifra inadeguata rispetto agli alunni...
Bisogna garantire ad ogni alunno il sostegno e rispettare la sentenza della Corte costituzionale.E abbiamo bisogno di un monitoraggio. In Italia esistono regioni in cui non c'è un insegnante di sostegno ogni due alunni. Non si riesce a garantire un servizio di qualità e molte famiglie lasciano a casa i figli. Comunque secondo me questo resta un risultato storico.
Qual è, a suo avviso, il punto critico del decreto?
La ristrettezza delle risorse. Quattrocento milioni a regime nel 2015 sono risorse scarse rispetto agli obiettivi elencati. C'era bisogno di un intervento più corposo. Mi auguro comunque che non sia un decreto una tantum, ma l'inizio di un completo ribaltamento delle politiche di Monti. Anche se bisogna dire che in questa strana maggioranza esiste un pezzo che ha devastato la scuola negli ultimi anni».
Si riapre lo scenario di due anni fa quando è stato accettato lo scambio tra le assunzioni e l'allungamento del numero di anni del primo gradone stipendiale?
La Flc-Cgil non firmò quell'accordo e oggi non riteniamo possibile operare uno scambio tra i diritti contrattuali e la stabilizzazione dei precari. Chiederemo il rispetto integrale del contratto e non siamo disponibili ad intaccare i fondi contrattuali. Discuteremo, ma è importante avere chiuso con le stranezze della Gelmini o di Profumo.
Manuela Ghizzoni, vice-presidente Pd della Commissione cultura della Camera, ha criticato fortemente l'esclusione dei docenti «Quota 96» dal decreto del governo. Cosa ne pensa?
È stato un momento critico. Ma vorrei segnalare che nel decreto il governo si è impegnato a superare questa situazione, così come quella del personale «inidoneo», risultato di una norma incivile voluta da Tremonti che rischia di lasciare a casa 3500 persone a gennaio. Bisogna trovare subito una soluzione.
È stato rifinanziato il diritto allo studio per 100 milioni di euro. Quanti soldi ci vorrebbero per portarlo a livello europeo?
Avremmo bisogno di recuperare almeno 300 milioni. Ed è anche necessaria una legge nazionale che eviti le disparità esistenti tra le regioni.
Pensa che il governo troverà queste risorse?
È necessario trovarle.
Perché criticate le norme sugli enti di ricerca?
Si sono tagliate le loro risorse e il resto andrà alla quota premiale da distribuire secondo i criteri elaborati dall'Anvur che, come avete indicato voi de Il Manifesto, sono a dir poco discutibili. Bisogna riaprire un dibattito sulla valutazione partecipata liberandola da quel covo di tecnocrati che è diventato l'Anvur.
Cosa pensa dell'abolizione del «bonus maturità»?
Mi auguro che sia l'anticamera dell'abolizione del numero chiuso negli atenei.
È convinto che il ministro Carrozza sia dello stesso avviso?
Forse preferisce continuare a perdere iscritti alle università costruendo nuove barriere di accesso? Abbiamo bisogno di rafforzare l'orientamento nelle scuole e di tutelare i laureati che affrontano la disoccupazione. Quanto al numero chiuso direi di studiare quello che fanno in Europa dove esistono modalità più efficaci per valorizzare gli studenti e i corsi di laurea.
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sabato 14 settembre
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