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il manifesto 2013.09.11 - 08 INTERNAZIONALE
GINEVRA - Venti marchi coinvolti nel disastro del Bangladesh non discutono i risarcimenti
Benetton diserta l'incontro
APERTURA - Theo Guzman
APERTURA - Theo Guzman
Gli industriali del settore tessile internazionale e i sindacati cercano un accordo
Per due giorni, tra oggi e domani nella città svizzera di Ginevra, gli industriali del settore tessile internazionale e i sindacati, convocati dal sindacato internazionale IndustriAll e sostenuti dall'Ufficio internazionale del Lavoro dell'Onu, cercheranno un accordo sui risarcimenti alle famiglie dei lavoratori del Rana Plaza e della società Tazreen dove nei mesi scorsi, tra crolli e incendi, rimasero uccise più di mille persone in Bangladesh. La buona notizia però si accompagna a una cattiva: se dodici marchi hanno accettato di partecipare alle riunioni di Ginevra, più di venti diserteranno l'incontro. Tra questi anche firme italiane come la Benetton o colossi come la spagnola Mango e la statunitense Walmart. Una decisione che la Clean Clothes Campaign (la Campagna internazionale che in Italia si chiama «Abiti puliti» - www.abitipuliti.org) ha definito «sconcertante».
Secondo il Daily Star, quotidiano bangladeshi, l'organizzazione non profit Solidarity Centre ha stimato che il governo di Dacca abbia sinora pagato un risarcimento alle famiglie delle vittime per 777 dei 1.131 morti accertati nel disastro del Rana Plaza in quantità che variano da 1.250 a 5mila dollari. Altri 36 lavoratori tessili rimasti mutilati o paralizzati nel crollo del palazzo alla periferia della capitale hanno ricevuto tra 15 e 18.750 dollari ciascuno. Un po' di quattrini sono arrivati dall'estero (dalla catena britannica Primark ad esempio) o dall'associazione locale degli industriali tessili (Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association), che rappresenta un settore che in questi anni è stato in forte espansione, arrivando a fatturare 20 miliardi dollari l'anno. Finora comunque nessuna delle 4mila famiglie colpite dal disastro Rana Plaza - dice il Bangladesh Institute of Labour Studies - è stata interamente risarcita come era stato promesso. Gli incontri di Ginevra dovrebbero chiarire appunto il contributo dei gruppi occidentali che operano in Bangladesh e fare il punto sulla situazione dei risarcimenti anche da parte di governo e industriali del Paese asiatico.
I partecipanti agli incontri dovrebbero sostanzialmente concretizzare in dettaglio la proposta avanzata mesi fa di un fondo per pagare il risarcimento alla famiglie colpite nel novembre del 2012 dall'incendio alla fabbrica Tazreen o coinvolte, nell'aprile 2013, dal crollo del palazzone di Dacca dove cinque fabbriche di abbigliamento erano ospitate nell'edifico pericolante del Rana Plaza. Il risarcimento dovrebbe coprire i danni per la perdita di reddito, i costi dell'educazione dei bambini rimasti orfani e le spese mediche.
Purtroppo però - denuncia la Campagna internazionale - numerosi marchi e distributori hanno rifiutato di assumersi la responsabilità per la sorte dei lavoratori morti e feriti nei due disastri. L'americana Walmart, spiegano ad «Abiti puliti», coinvolta sia nella Tazreen sia nel Rana Plaza, non ha ancora preso alcun impegno per il pagamento di un indennizzo in entrambi i casi e Benetton, Manifattura Corona e Mango, che avevano ordini di fornitura presso fabbriche ospitate al Rana Plaza, sono rimaste in silenzio sulla loro presenza a Ginevra, ignorando del tutto l'invito. Stesso silenzio per Piazza Italia, i cui prodotti a marchio sono stati rinvenuti alla Tazreen dopo l'incendio.
La Campagna ha deciso di rendere pubblici i nomi di chi ha aderito ai colloqui di Ginevra e di chi non lo ha fatto così che i clienti del tessile possano venire a conoscenza delle scelte etiche dei marchi che acquistano.
La lista di chi ha risposto all'invito ginevrino comprende: Bonmarché (Gb), Camaieu (Francia), C&A, Elcorteingles, Inditex (Spagna), Kik Textilien (Germania), Loblaw (Canada), Mascot, Matalan, Primark (UK), Store Twenty One, Karl Rieker. Tra chi è rimasto da parte invece, ci sono le italiane Benetton, Piazza Italia Store, Manifattura Corona, Essenza. Sono in buona compagnia con Walmart, Mango, Delta Apparel, Dickies, Disney, Edinburgh Woollen Mill, Lifung, Sean John Apparel, Sears Holding Corporation, Teddy Smith, Adler, Auchan, Carrefour, Catocorp, Childrensplace, Dressbarn, Fta International, Gueldenfennig, Iconixbrand, JCPenney, Kids Fashion Group, Lpp, Nkd, Premier Clothing, Texman.
*Lettera22
Secondo il Daily Star, quotidiano bangladeshi, l'organizzazione non profit Solidarity Centre ha stimato che il governo di Dacca abbia sinora pagato un risarcimento alle famiglie delle vittime per 777 dei 1.131 morti accertati nel disastro del Rana Plaza in quantità che variano da 1.250 a 5mila dollari. Altri 36 lavoratori tessili rimasti mutilati o paralizzati nel crollo del palazzo alla periferia della capitale hanno ricevuto tra 15 e 18.750 dollari ciascuno. Un po' di quattrini sono arrivati dall'estero (dalla catena britannica Primark ad esempio) o dall'associazione locale degli industriali tessili (Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association), che rappresenta un settore che in questi anni è stato in forte espansione, arrivando a fatturare 20 miliardi dollari l'anno. Finora comunque nessuna delle 4mila famiglie colpite dal disastro Rana Plaza - dice il Bangladesh Institute of Labour Studies - è stata interamente risarcita come era stato promesso. Gli incontri di Ginevra dovrebbero chiarire appunto il contributo dei gruppi occidentali che operano in Bangladesh e fare il punto sulla situazione dei risarcimenti anche da parte di governo e industriali del Paese asiatico.
I partecipanti agli incontri dovrebbero sostanzialmente concretizzare in dettaglio la proposta avanzata mesi fa di un fondo per pagare il risarcimento alla famiglie colpite nel novembre del 2012 dall'incendio alla fabbrica Tazreen o coinvolte, nell'aprile 2013, dal crollo del palazzone di Dacca dove cinque fabbriche di abbigliamento erano ospitate nell'edifico pericolante del Rana Plaza. Il risarcimento dovrebbe coprire i danni per la perdita di reddito, i costi dell'educazione dei bambini rimasti orfani e le spese mediche.
Purtroppo però - denuncia la Campagna internazionale - numerosi marchi e distributori hanno rifiutato di assumersi la responsabilità per la sorte dei lavoratori morti e feriti nei due disastri. L'americana Walmart, spiegano ad «Abiti puliti», coinvolta sia nella Tazreen sia nel Rana Plaza, non ha ancora preso alcun impegno per il pagamento di un indennizzo in entrambi i casi e Benetton, Manifattura Corona e Mango, che avevano ordini di fornitura presso fabbriche ospitate al Rana Plaza, sono rimaste in silenzio sulla loro presenza a Ginevra, ignorando del tutto l'invito. Stesso silenzio per Piazza Italia, i cui prodotti a marchio sono stati rinvenuti alla Tazreen dopo l'incendio.
La Campagna ha deciso di rendere pubblici i nomi di chi ha aderito ai colloqui di Ginevra e di chi non lo ha fatto così che i clienti del tessile possano venire a conoscenza delle scelte etiche dei marchi che acquistano.
La lista di chi ha risposto all'invito ginevrino comprende: Bonmarché (Gb), Camaieu (Francia), C&A, Elcorteingles, Inditex (Spagna), Kik Textilien (Germania), Loblaw (Canada), Mascot, Matalan, Primark (UK), Store Twenty One, Karl Rieker. Tra chi è rimasto da parte invece, ci sono le italiane Benetton, Piazza Italia Store, Manifattura Corona, Essenza. Sono in buona compagnia con Walmart, Mango, Delta Apparel, Dickies, Disney, Edinburgh Woollen Mill, Lifung, Sean John Apparel, Sears Holding Corporation, Teddy Smith, Adler, Auchan, Carrefour, Catocorp, Childrensplace, Dressbarn, Fta International, Gueldenfennig, Iconixbrand, JCPenney, Kids Fashion Group, Lpp, Nkd, Premier Clothing, Texman.
*Lettera22
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sabato 14 settembre
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da martedì 17 settembre
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