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il manifesto 2013.09.11 - 11 CULTURA
NOIR
Un plot sociale per il legionario di Stoccolma
TAGLIO MEDIO - Marco Piccinelli
TAGLIO MEDIO - Marco Piccinelli
Il claudicante commissario Axel Hake è il protagonista de Il soffio del drago (Foxcrime-Feltrinelli pp. 293, euro 11), un noir a firma di Lars Bill Lundholm ambientato a Stoccolma. C'è un morto, nel porto dell'isola di Söder, e ha un tatuaggio abbastanza strano. Per buona parte del volume sarà l'unico dato che il protagonista avrà in mano, mentre l'autore intreccia fili familiari, sentimentali e lavorativi. Il bandolo della matassa da sciogliere passa attraverso un fitto sottobosco di affari e relazioni, situazioni ed attività illecite, attorno alla capitale svedese, che portano al ritrovamento di un cadavere con al braccio il tatuaggio di un dragone, di quelli che avevano i soldati della Legione Straniera. Harry Stenman, il presunto ucciso, è compianto dalla moglie con troppo sentimento e poco ardore. In una parola: i suoi sentimenti sembrano artefatti al poliziotto, che le indagini lo portano alla rimessa di automobili del morto, gestita assieme al fratello e alla moglie Ulla.
Ma le indagini fanno emergere anche i molti nemici accumulati «lì alla Legione»; e i tanti debiti accumulati dalla vittima, che sapeva usare la la lingua come tagliola e le dita come ausilio per premere il grilletto di qualsiasi arma da fuoco con una facilità sconosciuta rispetto a qualsiasi altro essere umano.
Ma il noir consente divagazioni, come quelle sulla famiglia e la sorella del protagonista. Soprattutto su quest'ultima si sofferma lo scrittore. Julia, il suo nome, ha sempre avuto - e nel romanzo continua ad avere - un naturale impulso nello sbagliare gli uomini da frequentare, che la porta ad avvicinarsi a una comune vegana e a conoscere Jurij, un ragazzo russo che, attivo nel campo della difesa dei diritti animali, si dimentica talvolta di quelli umani e pone sotto ricatto la sorella di Axel Hake.
Quando si parla di sottoboschi si intende esattamente ciò che Lundholm ha creato per il secondo volume della «serie di omicidi a Stoccolma»: una serie di ramificazioni profonde che, apparentemente non si incastrano mai con gli altri filoni della storia ma che alla fine si ricongiungono tutti in un unico sbocco. Come dei fiumi carsici che non riescono a trovare una via, un canale unico ma che poi, alla fine di tutto, riusciranno anche a trovare.Non senza difficoltà. Fiumi carsici che non hanno però solo a vedere con le vicende dei singoli, ma anche con la società svedese, descritta a tinte fosche, come hanno insegnato a fare altri esponenti del noir nordico
Non si deve neanche pensare ad un classico finale di un classico noir per Il soffio del drago: nulla è scontato - nonostante tutto faccia pensare il contrario - e la suspense arriva a partire proprio dai colpi incassati dal claudicante Axel Hake da Danne Durant sul ring, solo per avere qualche informazione in più sul caso.
Qualche livido e qualche ammaccatura che, alla fine di tutto, sono stati ben ripagati.
Anche perché dopo i colpi e dopo qualche bicchiere di vino di troppo, Hake capisce che quell'indagine, da cui era stato persino estromesso, non stava andando per il verso giusto.
Così come non stava andando per il verso giusto con Hanna e Siri che, nel frattempo, avrebbero intrapreso la strada di un'altra capitale europea.
Ma le indagini fanno emergere anche i molti nemici accumulati «lì alla Legione»; e i tanti debiti accumulati dalla vittima, che sapeva usare la la lingua come tagliola e le dita come ausilio per premere il grilletto di qualsiasi arma da fuoco con una facilità sconosciuta rispetto a qualsiasi altro essere umano.
Ma il noir consente divagazioni, come quelle sulla famiglia e la sorella del protagonista. Soprattutto su quest'ultima si sofferma lo scrittore. Julia, il suo nome, ha sempre avuto - e nel romanzo continua ad avere - un naturale impulso nello sbagliare gli uomini da frequentare, che la porta ad avvicinarsi a una comune vegana e a conoscere Jurij, un ragazzo russo che, attivo nel campo della difesa dei diritti animali, si dimentica talvolta di quelli umani e pone sotto ricatto la sorella di Axel Hake.
Quando si parla di sottoboschi si intende esattamente ciò che Lundholm ha creato per il secondo volume della «serie di omicidi a Stoccolma»: una serie di ramificazioni profonde che, apparentemente non si incastrano mai con gli altri filoni della storia ma che alla fine si ricongiungono tutti in un unico sbocco. Come dei fiumi carsici che non riescono a trovare una via, un canale unico ma che poi, alla fine di tutto, riusciranno anche a trovare.Non senza difficoltà. Fiumi carsici che non hanno però solo a vedere con le vicende dei singoli, ma anche con la società svedese, descritta a tinte fosche, come hanno insegnato a fare altri esponenti del noir nordico
Non si deve neanche pensare ad un classico finale di un classico noir per Il soffio del drago: nulla è scontato - nonostante tutto faccia pensare il contrario - e la suspense arriva a partire proprio dai colpi incassati dal claudicante Axel Hake da Danne Durant sul ring, solo per avere qualche informazione in più sul caso.
Qualche livido e qualche ammaccatura che, alla fine di tutto, sono stati ben ripagati.
Anche perché dopo i colpi e dopo qualche bicchiere di vino di troppo, Hake capisce che quell'indagine, da cui era stato persino estromesso, non stava andando per il verso giusto.
Così come non stava andando per il verso giusto con Hanna e Siri che, nel frattempo, avrebbero intrapreso la strada di un'altra capitale europea.
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