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il manifesto 2013.09.11 - 13 VISIONI
TELEFONIA
Quel cipresso di plastica sull'Isola d'Elba
TAGLIO MEDIO - Luciano Del Sette
TAGLIO MEDIO - Luciano Del Sette
Gli abitanti dell'Isola d'Elba, e più precisamente quelli che hanno le loro case sul Colle Cecilia, nel comune di Campo nell'Elba, possono stare tranquilli. Il magnifico cipresso alto quindici metri, piantato lì dalla Vodafone per mascherare l'antenna di una nuova Srb (Stazione Radio Base) di telefonia mobile, mai si ammalerà e mai subirà i nefasti danni dei parassiti. Per il semplice e incredibile fatto che si tratta di un cipresso di plastica. A nessuno sarà negato il piacere di ammirarlo, visto che, come sottolinea Legambiente Arcipelago Toscano, è collocato «... in uno dei punti più visibili dall'intera piana di Marina di Campo e in un'area di grande pregio non solo paesaggistico ma anche ambientale, caratterizzata da un vigneto (ai cui confini sorgerà la Srb) e da macchia mediterranea... L'antenna avrà un impatto senza precedenti sull'area perché si vedrà da ogni angolatura, dalla Pila, venendo da Lacona e uscendo da Marina di Campo, in cima alla collina».
Il 13 ottobre 2011 la Commissione Paesaggio del Comune di Campo nell'Elba aveva espresso parere negativo alla costruzione della Srb. Su identica posizione si era schierata la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Province di Pisa e Livorno, ribadita il 2 marzo 2012 con un «Parere negativo definitivo». Neanche un anno dopo, il 28 febbraio 2013, l'Ufficio Tecnico del Comune concede alla Vodafone l'autorizzazione, facendosi forte del Nulla Osta della Sopraintendenza, arrivato 13 febbraio dello stesso anno. Pare che il merito sia stato tutto del cipresso di plastica, la cui presenza estetica annullerebbe un fabbricato in precedenza definito da funzionari e tecnici «... di così scarsa qualità architettonica da non essere atto a modifiche». Grazie al cipresso, invece, la Srb diventa «Tipologia di installazione che meglio si inserisce nel contesto esistente». E non importa se, a lavori avviati, l'Arpat (l'Azienda Regionale per la Protezione Ambientale) non ha ancora dato il suo benestare.
D'altronde, ricorda di nuovo Legambiente, Vodafone ci aveva già provato qualche anno fa nella Zona umida della Pila. Le fondamenta di quella stazione, per fortuna mai realizzata, sono rimaste lì, senza che nessuno si prenda la briga di rimuoverle anche se pericolosamente vicine al cono di atterraggio dell'aeroporto. Nonostante le centinaia di firme raccolte durante l'estate grazie a un appello a cittadini e turisti, lo «scempio del cipresso» pare realisticamente difficile da fermare. L'unico modo di garantire a salute e paesaggio i loro sacrosanti diritti, sarebbe la definizione di un Piano Comprensoriale per la telefonia mobile, proposto dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e finora rifiutato dai Comuni. In assenza di tale Piano, gli interessi della Vodafone e dei suoi simili avranno sempre la meglio. E i pareri tecnici potranno continuare a cambiare liberamente. Non importa se in palese e inspiegabile contraddizione con quanto deciso in precedenza. Ma, forse, l'aggettivo inspiegabile meriterebbe un punto interrogativo.
Il 13 ottobre 2011 la Commissione Paesaggio del Comune di Campo nell'Elba aveva espresso parere negativo alla costruzione della Srb. Su identica posizione si era schierata la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Province di Pisa e Livorno, ribadita il 2 marzo 2012 con un «Parere negativo definitivo». Neanche un anno dopo, il 28 febbraio 2013, l'Ufficio Tecnico del Comune concede alla Vodafone l'autorizzazione, facendosi forte del Nulla Osta della Sopraintendenza, arrivato 13 febbraio dello stesso anno. Pare che il merito sia stato tutto del cipresso di plastica, la cui presenza estetica annullerebbe un fabbricato in precedenza definito da funzionari e tecnici «... di così scarsa qualità architettonica da non essere atto a modifiche». Grazie al cipresso, invece, la Srb diventa «Tipologia di installazione che meglio si inserisce nel contesto esistente». E non importa se, a lavori avviati, l'Arpat (l'Azienda Regionale per la Protezione Ambientale) non ha ancora dato il suo benestare.
D'altronde, ricorda di nuovo Legambiente, Vodafone ci aveva già provato qualche anno fa nella Zona umida della Pila. Le fondamenta di quella stazione, per fortuna mai realizzata, sono rimaste lì, senza che nessuno si prenda la briga di rimuoverle anche se pericolosamente vicine al cono di atterraggio dell'aeroporto. Nonostante le centinaia di firme raccolte durante l'estate grazie a un appello a cittadini e turisti, lo «scempio del cipresso» pare realisticamente difficile da fermare. L'unico modo di garantire a salute e paesaggio i loro sacrosanti diritti, sarebbe la definizione di un Piano Comprensoriale per la telefonia mobile, proposto dal Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e finora rifiutato dai Comuni. In assenza di tale Piano, gli interessi della Vodafone e dei suoi simili avranno sempre la meglio. E i pareri tecnici potranno continuare a cambiare liberamente. Non importa se in palese e inspiegabile contraddizione con quanto deciso in precedenza. Ma, forse, l'aggettivo inspiegabile meriterebbe un punto interrogativo.
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