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il manifesto 2013.09.12 - 07 POLITICA
SENATO - Grazie alle assenze passa in commissione il ddl Palma. Col no del sottosegretario
Toghe, blitz Pdl contro Pd e governo
TAGLIO BASSO - Andrea Fabozzi
ROMA
ROMA
TAGLIO BASSO - Andrea Fabozzi - ROMA
Nel mirino dichiarazioni e «comportamenti» dei magistrati. Democratici in minoranza e distratti dalla decadenza
Al senato va per le lunghe l'ufficio di presidenza della giunta per le elezioni dove si litiga sulla sorte di Berlusconi e accade che la commissione giustizia, al riparo dai riflettori, si riunisca senza buona parte dei suoi componenti e approvi fulminea uno dei disegni di legge più temuti dai magistrati. Si tratta del ddl sulla responsabilità disciplinare e il trasferimento d'ufficio delle toghe presentato dal presidente della commissione ed ex ministro guardasigilli Francesco Nitto Palma, una delle teste d'ariete del Pdl in materia di giustizia. Subito ribattezzata «norma anti Esposito» perché prevede che i magistrati possano essere sottoposti a procedimento disciplinare quando rilasciano «dichiarazioni che, per il contesto sociale, politico o istituzionale in cui sono rese, rivelano l'assenza dell'indipendenza, della terzietà e dell'imparzialità», la norma in realtà è stata presentata da Palma prima della famosa intervista al Mattino nella quale il presidente della sezione feriale della Cassazione anticipò le motivazioni della condanna a Berlusconi, anzi già nella passata legislatura.
Ma proprio nelle ore in cui il partito di Berlusconi richiama il Pd al rispetto dell'alleanza di governo nella vicenda della decadenza del Cavaliere, il blitz in commissione dimostra come sulla giustizia la maggioranza delle larghe intese non stia in piedi. Di più, solo due giorni fa davanti ai senatori era comparso il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Beretta per dare il parere negativo del governo al disegno di legge Palma. E invece Pdl e Scelta civica hanno detto sì, riuscendo a prevalere di misura su un Pd a ranghi ridotti e M5S, assente la senatrice De Pin, un'ex dei 5 Stelle che adesso rappresenta in commissione il gruppo misto-Sel. Tra i senatori democratici si raccolgono malumori per la gestione della commissione (e delle convocazioni) da parte di Palma, che nella vicenda ha un doppio conflitto di interessi essendo contemporaneamente presidente, presentatore del ddl e relatore. Con lui il Pd non ha ancora deposto le armi da quando si rifiutò di votarlo (unico caso all'interno delle larghe intese) per la presidenza - anche se poi non ne ostacolò l'elezione.
L'esigenza di un intervento in materia di illeciti disciplinari delle toghe, poi, non si può dire che lasci indifferente i democratici, almeno da quando ormai sette anni fa fu Giorgio Napolitano a intervenire davanti al Csm per chiedere sanzioni più puntuali verso i magistrati che manifestano condotte contrarie ai doveri di imparzialità, terzietà e indipendenza. Ma il ddl Palma oltre che alle interviste dei magistrati si dedica anche a «ogni altro comportamento idoneo a compromettere gravemente l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza». Una formulazione troppo generica secondo i magistrati, che va in direzione contraria a quella «tipizzazione» degli illeciti disciplinari introdotta da una legge del 2006. «Noi non sosteniamo che un magistrato possa dire quello che vuole, anzi nel nostro codice etico chiediamo che si ispiri a criteri di equilibrio e misura - ha spiegato ieri il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli -, ma norme di questo genere, prive di carattere tassativo, si prestano a interpretazioni estensive che possono servire a colpire comportamenti non definiti».
Il contesto è naturalmente quello di un centrodestra che in quanto ad attacchi ai comportamenti dei magistrati non si è fatto mancare nulla, non trascurando nemmeno il colore dei calzini. Ma un problema c'è, e Nitto Palma dal suo punto di vista ha buon gioco nel ricordare come proprio l'Anm e il Csm intervennero per arginare le prime esternazioni politiche di Antonio Ingroia. Gli articoli 2 e 3 del ddl Palma, oltretutto, allargano il campo dei possibili trasferimenti d'ufficio dei magistrati, addirittura introducendo una sorta di retroattività nei procedimenti davanti al Csm alla luce della nuova norma. Che però in aula non avrà vita facile, anche perché il governo sarà chiamato a confermare il suo parere contrario. Palma mette le mani avanti: «Si può migliorare, ma il principio è sacrosanto».
Ma proprio nelle ore in cui il partito di Berlusconi richiama il Pd al rispetto dell'alleanza di governo nella vicenda della decadenza del Cavaliere, il blitz in commissione dimostra come sulla giustizia la maggioranza delle larghe intese non stia in piedi. Di più, solo due giorni fa davanti ai senatori era comparso il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Beretta per dare il parere negativo del governo al disegno di legge Palma. E invece Pdl e Scelta civica hanno detto sì, riuscendo a prevalere di misura su un Pd a ranghi ridotti e M5S, assente la senatrice De Pin, un'ex dei 5 Stelle che adesso rappresenta in commissione il gruppo misto-Sel. Tra i senatori democratici si raccolgono malumori per la gestione della commissione (e delle convocazioni) da parte di Palma, che nella vicenda ha un doppio conflitto di interessi essendo contemporaneamente presidente, presentatore del ddl e relatore. Con lui il Pd non ha ancora deposto le armi da quando si rifiutò di votarlo (unico caso all'interno delle larghe intese) per la presidenza - anche se poi non ne ostacolò l'elezione.
L'esigenza di un intervento in materia di illeciti disciplinari delle toghe, poi, non si può dire che lasci indifferente i democratici, almeno da quando ormai sette anni fa fu Giorgio Napolitano a intervenire davanti al Csm per chiedere sanzioni più puntuali verso i magistrati che manifestano condotte contrarie ai doveri di imparzialità, terzietà e indipendenza. Ma il ddl Palma oltre che alle interviste dei magistrati si dedica anche a «ogni altro comportamento idoneo a compromettere gravemente l'indipendenza, la terzietà e l'imparzialità del magistrato, anche sotto il profilo dell'apparenza». Una formulazione troppo generica secondo i magistrati, che va in direzione contraria a quella «tipizzazione» degli illeciti disciplinari introdotta da una legge del 2006. «Noi non sosteniamo che un magistrato possa dire quello che vuole, anzi nel nostro codice etico chiediamo che si ispiri a criteri di equilibrio e misura - ha spiegato ieri il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli -, ma norme di questo genere, prive di carattere tassativo, si prestano a interpretazioni estensive che possono servire a colpire comportamenti non definiti».
Il contesto è naturalmente quello di un centrodestra che in quanto ad attacchi ai comportamenti dei magistrati non si è fatto mancare nulla, non trascurando nemmeno il colore dei calzini. Ma un problema c'è, e Nitto Palma dal suo punto di vista ha buon gioco nel ricordare come proprio l'Anm e il Csm intervennero per arginare le prime esternazioni politiche di Antonio Ingroia. Gli articoli 2 e 3 del ddl Palma, oltretutto, allargano il campo dei possibili trasferimenti d'ufficio dei magistrati, addirittura introducendo una sorta di retroattività nei procedimenti davanti al Csm alla luce della nuova norma. Che però in aula non avrà vita facile, anche perché il governo sarà chiamato a confermare il suo parere contrario. Palma mette le mani avanti: «Si può migliorare, ma il principio è sacrosanto».
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