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il manifesto 2013.09.12 - 10 CULTURA
SCAFFALI
Un geografo sceso nei labirinti urbani
BREVE
BREVE
David Harvey è considerato uno dei più importanti geografi statunitensi. Rilevanti sono stati, negli anni Settanta del Novecento, suoi contributi per innovare lo statuto di questa disciplina, «contaminandola» con l'etnografia, le scienze sociali. È del 1973 il saggio «Explanation in Geography», dove presenta in maniera organica la sua proposta di «riforma» della geografia. Metodo di indagine che utilizza per «Social Justice and the City», libro che costituisce una punto di svolta nella sua produzione scientifica e che raccoglie anche le riflessioni sulla sua esperienza di consulente dell'amministrazione di Baltimora nei progetti di sviluppo urbano della città americana. Ama definirsi un «geografo marxista». E la gestione dello spazio e i processi di urbanizzazione fanno da sfondo ai libri «The Limits to Capital» e «The Urabanization of Capital». Negli anni Ottanta pubblica «L'esperienza urbana» (Il saggiatore), dove la città viene affrontata come il contraltare dello sviluppo capitalistico. Ma è con «Crisi della modernità» (Il Saggiatore) che David Harvey comincia ad essere indicato come un teorico marxista. Un libro, spesso, considerato espressione di una teoria del postmoderno: giudizio respinto dall'autore, che considera invece (alla stessa maniera di Frederic Jameson) il postmoderno l'ideologia contemporanea del capitalismo. Tra gli anni Novanta pubblica «Breve storia del neoliberismo» (Il saggiatore). Tieni dei seminari sul primo libro del capitale: i video del «corso» occupano per mesi la top ten dei video più visti attraverso Internet (I testi sono stati tradotti dalla casa editrice Casa Usher).
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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