Edizione html
il manifesto 2013.09.12 - 13 VISIONI
MILANO FILM FESTIVAL - Presentato il documentario di Nicholas Wrathall
Gore Vidal, l'energia vitale di un aristocratico outsider
APERTURA - Cecilia Ermini
MILANO
MILANO
APERTURA - Cecilia Ermini - MILANO
Domani proiezione di «The Act of Killing» di Oppenheimer, dove filma i carnefici che aiutarono Suharto
Gore Vidal era l'ultimo, illustrissimo superstite di quella generazione americana di scrittori/celebrità (da Truman Capote a Norman Mailer) riconoscibile e amabile da chiunque, anche senza aver mai letto una sola riga. Gioco fin troppo facile per Nicholas Wrathall e il suo documentario Gore Vidal: The United States of Amnesia? Assolutamente no anche perché riassumere in 90 minuti l'opulenza vitale dello scrittore non è impresa così semplice. Fiore all'occhiello della sezione The Outsiders del Milano Film Festival, la replica domenica 15 al Teatro Strehler, il film di Wrathall, scandito dagli ormai classici aforismi vidaliani e zeppo di straordinario materiale di repertorio, cesella alla perfezione le complessità del Vidal essere umano, scrittore e uomo politico, le sue innumerevoli contraddizioni (da candidato supporter a detrattore della presidenza Kennedy), la sua vita scissa fra Europa e America.
Narratore al vetriolo e innovatore linguistico, a soli 22 anni Vidal abbandona la rassicurante famiglia borghese (nonni senatori e padre aviatore) e con La statua di sale, esordisce spiazzando la puritana America. Dopo qualche anno di purgatorio come autore televisivo, prima Hollywood, sue le sceneggiature - anche se spesso non accreditate- di Ben Hur, Improvvisamente l'estate scorsa, L'affare Dreyfuss, poi le stanze del potere kennedyano e i salotti blasonati, lo lanciano senza paracadute nel panorama culturale statunitense, stregato da quel corpo aristocratico tanto simile ai senatori romani così frequenti nella sua letteratura, e nel parallelismo fra Impero Romano e «Impero Americano».
Nel frattempo i romanzi fioccano di originalità, satira, oltraggi (il trionfale Myra Breckinridge) ma Vidal sceglie a sorpresa l'Italia, stabilendosi nella Capitale e il perché lo spiega lui stesso in un'onirica sequenza di Roma di Federico Fellini «Roma è la città delle illusioni: la Chiesa, il Governo, il Cinema e quale posto migliore di questa città, nata e risorta tante volte, per aspettare la fine?». Il tentacolare genio di Gore continuerà a fagocitare alto e basso, politica e becerume, saggi sul declino del colosso americano e apologie dei lustrini anni 80. Un outsider privilegiato, una personalità politica, sociale e culturale fedele al bisogno di verità, soprattutto storica, che diventa una sorta di ponte ideale con le necessità d'investigazione contemporanee della sezione Colpe di Stato, curata da Paola Piacenza, nove documentari da tutto il mondo fieramente selezionati per raccontare quello che oramai fatica troppo a trovare spazio nei media internazionali.
Dalla teoria sui danni collaterali del capitalismo americano di Inequality For All di Jakob Kornbluth, in programma domani e domenica, dove un economista, ex segretario di Clinton svela con verve da consumato showman le traumatiche condizioni della middle class americana, alla viva e vera voce di due aguzzini e un sopravvissuto di un campo di prigionia in Corea del Nord di Camp 14. Total Control Zone di Marc Weise, incubo di arcaica memoria che documenta con orrore le barbarie indicibili di una nazione.
Grande attesa, domani e domenica, per il pluripremiato The Act of Killing di Joshua Oppenheimer, capace di spingersi in territori eticamente scivolosi, dove neanche Werner Herzog e Errol Morris, produttori esecutivi, si erano mai addentrati: filmare i carnefici, paramilitari e gangster, che contribuirono alla metà degli sessanta alla salita al potere in Indonesia di Suharto, massacrando oppositori politici o presunti tali, che ricostruiscono fieramente le azioni di cui si erano resi responsabili e per merito delle quali sono acclamati come eroi nazionali, torture comprese. Oppenheimer riprende la lavorazione del film che dovrebbe eternare le loro gesta, dando luogo a un cortocircuito filmico che si trasforma una sorta di anti-Mondo movie, una vertiginosa riflessione sulla banalità del male, sulla responsabilità dello sguardo e sul potere del cinema nel modellare la percezione di se e della Storia.
Narratore al vetriolo e innovatore linguistico, a soli 22 anni Vidal abbandona la rassicurante famiglia borghese (nonni senatori e padre aviatore) e con La statua di sale, esordisce spiazzando la puritana America. Dopo qualche anno di purgatorio come autore televisivo, prima Hollywood, sue le sceneggiature - anche se spesso non accreditate- di Ben Hur, Improvvisamente l'estate scorsa, L'affare Dreyfuss, poi le stanze del potere kennedyano e i salotti blasonati, lo lanciano senza paracadute nel panorama culturale statunitense, stregato da quel corpo aristocratico tanto simile ai senatori romani così frequenti nella sua letteratura, e nel parallelismo fra Impero Romano e «Impero Americano».
Nel frattempo i romanzi fioccano di originalità, satira, oltraggi (il trionfale Myra Breckinridge) ma Vidal sceglie a sorpresa l'Italia, stabilendosi nella Capitale e il perché lo spiega lui stesso in un'onirica sequenza di Roma di Federico Fellini «Roma è la città delle illusioni: la Chiesa, il Governo, il Cinema e quale posto migliore di questa città, nata e risorta tante volte, per aspettare la fine?». Il tentacolare genio di Gore continuerà a fagocitare alto e basso, politica e becerume, saggi sul declino del colosso americano e apologie dei lustrini anni 80. Un outsider privilegiato, una personalità politica, sociale e culturale fedele al bisogno di verità, soprattutto storica, che diventa una sorta di ponte ideale con le necessità d'investigazione contemporanee della sezione Colpe di Stato, curata da Paola Piacenza, nove documentari da tutto il mondo fieramente selezionati per raccontare quello che oramai fatica troppo a trovare spazio nei media internazionali.
Dalla teoria sui danni collaterali del capitalismo americano di Inequality For All di Jakob Kornbluth, in programma domani e domenica, dove un economista, ex segretario di Clinton svela con verve da consumato showman le traumatiche condizioni della middle class americana, alla viva e vera voce di due aguzzini e un sopravvissuto di un campo di prigionia in Corea del Nord di Camp 14. Total Control Zone di Marc Weise, incubo di arcaica memoria che documenta con orrore le barbarie indicibili di una nazione.
Grande attesa, domani e domenica, per il pluripremiato The Act of Killing di Joshua Oppenheimer, capace di spingersi in territori eticamente scivolosi, dove neanche Werner Herzog e Errol Morris, produttori esecutivi, si erano mai addentrati: filmare i carnefici, paramilitari e gangster, che contribuirono alla metà degli sessanta alla salita al potere in Indonesia di Suharto, massacrando oppositori politici o presunti tali, che ricostruiscono fieramente le azioni di cui si erano resi responsabili e per merito delle quali sono acclamati come eroi nazionali, torture comprese. Oppenheimer riprende la lavorazione del film che dovrebbe eternare le loro gesta, dando luogo a un cortocircuito filmico che si trasforma una sorta di anti-Mondo movie, una vertiginosa riflessione sulla banalità del male, sulla responsabilità dello sguardo e sul potere del cinema nel modellare la percezione di se e della Storia.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
in edicola
sabato 14 settembre
sabato 14 settembre
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
In edicola
da martedì 17 settembre
da martedì 17 settembre
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale

IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
02/ 89074385
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it


• 