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il manifesto 2013.09.12 - 14 COMMUNITY
IN-CIVILE
Tribunali, un taglio male orchestrato
RUBRICA - Daria Lucca
RUBRICA - Daria Lucca
Domani mattina, l'Italia si sveglia con una nuova geografia giudiziaria. Abbandonando la suddivisione dei tribunali di sabauda memoria, ci si ritroverà con 30 tribunali e altrettante procure in meno, 220 uffici giudiziari distaccati aboliti e circa 700 giudici di pace cancellati.
Per prendere partito sulla questione, è forse opportuno scorrere un po' di dati, alcuni risultanti a favore della molto contestata riforma, altri contro. Non senza avere considerato, comunque, che gli italiani dispongono oggi (pre-riforma) di una corte di prima istanza ogni 55 mila abitanti, mentre i francesi, i tedeschi e gli inglesi ne hanno una soltanto ogni 110 mila (fonte Istat) eppure vantano una giustizia più celere e certamente non meno democratica. Le critiche forse più sensate sono venute da soggetti molto diversi fra loro, quali ad esempio Confindustria o i magistrati associati. Questi ultimi ad esempio hanno fatto notare che, se riforma ha da essere, allora lo sia davvero e metta in discussione anche i capoluoghi di provincia. Invece, nisba. Capoluoghi salvi, con l'eccezione di Urbino graziata in corner dalla Corte Costituzionale, e magari grandi centri commercialmente molto attivi kaput. Pertanto, vista la malaparata, ecco il comunicato del ministero annunciare, qualche giorno fa, che 8 tribunali saranno prorogati due anni con la scusa di chiudere l'arretrato. Sono i tribunali di Alba, Pinerolo, Bassano del Grappa, Vigevano (grazie all'elevato numero di abitanti), Chiavari, Sanremo, Rossano Calabro e Lucera (grazie all'eccesso di litigiosità rispetto alla media nazionale). Qualcuno sostiene che la toppa sia peggio del buco. Del resto, non tutti i torti hanno gli avvocati che fanno notare come una riforma che abbia bisogno di 42 decreti correttivi (tanti ne sono stati firmati) proprio eccellente non deve essere. Ci sono, viceversa, molti fans che ne sottolineano i vantaggi economici. Innanzitutto, la riduzione di costi che comporterebbe: 80 milioni di risparmio ogni anno. Il punto è che, nel frattempo, saranno buttati alle ortiche i nuovissimi edifici, ancora freschi di pittura, dei tribunali di Chiavari e Bassano, costati rispettivamente 14 e 12 milioni. Nuovi e subito sbarrati. In teoria saranno riutilizzati ad altri scopi. Chissà quando e come.
I sostenitori però sono abbastanza intelligenti da riconoscere che l'aspetto economico principale non sono tanto i risparmi sui costi vivi, quanto le ricadute positive indirette, cominciando dal recupero di efficienza che ne deriveranno. L'efficienza dei tribunali italiani, il grande moloch della nostra giustizia sta evidentemente a cuore a tutti. E non c'è dubbio che una giustizia efficiente passi (anche) per una magistratura specializzata. Non ci si specializza quando sul tavolo ti piovono processi per traffico di droga o per omicidio, per liti di confine o per divisioni societarie: questo lo capiscono tutti. Va detto, d'altra parte, che l'accusa di favorire soltanto i macro interessi economici a discapito del comune cittadino è opinabile. Anche il comune cittadino preferisce sapere che la propria causa è trattata da un giudice specializzato in quella materia. Con la riforma, 2700 magistrati vengono «liberati» dall'obbligo della tuttologia giuridica. Pensatela come vi pare, ma questo è un dato. Quanto ai 7.000 impiegati amministrativi coinvolti, inoltre, va detto che saranno trasferiti, non certo licenziati (il personale amministrativo della giustizia assomma, ora, a circa 40.000 unità, a fronte delle 24.000 del 1980).
La riforma sarà tutt'altro che indolore. La stragrande maggioranza degli avvocati è sul piede di guerra, alleata in questa crociata con i sindacati del pubblico impiego e molti amministratori locali. Se un errore è stato commesso, dalla ministra Cancellieri, è stato di non avere avuto il coraggio di modificare in meglio una ristrutturazione necessaria ma male orchestrata.
Per prendere partito sulla questione, è forse opportuno scorrere un po' di dati, alcuni risultanti a favore della molto contestata riforma, altri contro. Non senza avere considerato, comunque, che gli italiani dispongono oggi (pre-riforma) di una corte di prima istanza ogni 55 mila abitanti, mentre i francesi, i tedeschi e gli inglesi ne hanno una soltanto ogni 110 mila (fonte Istat) eppure vantano una giustizia più celere e certamente non meno democratica. Le critiche forse più sensate sono venute da soggetti molto diversi fra loro, quali ad esempio Confindustria o i magistrati associati. Questi ultimi ad esempio hanno fatto notare che, se riforma ha da essere, allora lo sia davvero e metta in discussione anche i capoluoghi di provincia. Invece, nisba. Capoluoghi salvi, con l'eccezione di Urbino graziata in corner dalla Corte Costituzionale, e magari grandi centri commercialmente molto attivi kaput. Pertanto, vista la malaparata, ecco il comunicato del ministero annunciare, qualche giorno fa, che 8 tribunali saranno prorogati due anni con la scusa di chiudere l'arretrato. Sono i tribunali di Alba, Pinerolo, Bassano del Grappa, Vigevano (grazie all'elevato numero di abitanti), Chiavari, Sanremo, Rossano Calabro e Lucera (grazie all'eccesso di litigiosità rispetto alla media nazionale). Qualcuno sostiene che la toppa sia peggio del buco. Del resto, non tutti i torti hanno gli avvocati che fanno notare come una riforma che abbia bisogno di 42 decreti correttivi (tanti ne sono stati firmati) proprio eccellente non deve essere. Ci sono, viceversa, molti fans che ne sottolineano i vantaggi economici. Innanzitutto, la riduzione di costi che comporterebbe: 80 milioni di risparmio ogni anno. Il punto è che, nel frattempo, saranno buttati alle ortiche i nuovissimi edifici, ancora freschi di pittura, dei tribunali di Chiavari e Bassano, costati rispettivamente 14 e 12 milioni. Nuovi e subito sbarrati. In teoria saranno riutilizzati ad altri scopi. Chissà quando e come.
I sostenitori però sono abbastanza intelligenti da riconoscere che l'aspetto economico principale non sono tanto i risparmi sui costi vivi, quanto le ricadute positive indirette, cominciando dal recupero di efficienza che ne deriveranno. L'efficienza dei tribunali italiani, il grande moloch della nostra giustizia sta evidentemente a cuore a tutti. E non c'è dubbio che una giustizia efficiente passi (anche) per una magistratura specializzata. Non ci si specializza quando sul tavolo ti piovono processi per traffico di droga o per omicidio, per liti di confine o per divisioni societarie: questo lo capiscono tutti. Va detto, d'altra parte, che l'accusa di favorire soltanto i macro interessi economici a discapito del comune cittadino è opinabile. Anche il comune cittadino preferisce sapere che la propria causa è trattata da un giudice specializzato in quella materia. Con la riforma, 2700 magistrati vengono «liberati» dall'obbligo della tuttologia giuridica. Pensatela come vi pare, ma questo è un dato. Quanto ai 7.000 impiegati amministrativi coinvolti, inoltre, va detto che saranno trasferiti, non certo licenziati (il personale amministrativo della giustizia assomma, ora, a circa 40.000 unità, a fronte delle 24.000 del 1980).
La riforma sarà tutt'altro che indolore. La stragrande maggioranza degli avvocati è sul piede di guerra, alleata in questa crociata con i sindacati del pubblico impiego e molti amministratori locali. Se un errore è stato commesso, dalla ministra Cancellieri, è stato di non avere avuto il coraggio di modificare in meglio una ristrutturazione necessaria ma male orchestrata.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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sabato 14 settembre
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Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
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da martedì 17 settembre
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