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il manifesto 2013.09.13 - 03 SOCIETÀ
 
VAL DI SUSA - Nuovo attentato a Gravere contro un'azienda del cantiere. Il 13°, nel 2013
Lupi: «Azioni terroristiche»
APERTURA - M. Rav.

APERTURA - M. Rav.
Dopo l'ultimo sabotaggio, riesplodono le polemiche sulle proteste valsusine. La comunità, compatta contro il traforo, prende distanze dalla violenza
«In Val di Susa sta accadendo quello che capita quando la politica si arrende agli affari e agli affaristi. Da sempre noi rivendichiamo la necessità di un confronto tra governo e istituzioni locali proprio per evitare degenerazioni simili», sbotta Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, da sempre contrario all'opera.
Nella scorsa notte a Gravere, piccolo comune non distante da Susa, si è verificato un nuovo attentato, il tredicesimo da inizio anno. Ha colpito ancora una volta un'azienda che lavora nel cantiere dell'alta velocità Torino-Lione. Dopo la Imprebeton di Salbertrand (incendiate le sue ruspe), questa volta è toccato all'Italcoge, a cui è stato distrutto un cassone contenente materiale plastico. Gli autori del gesto hanno anche tentato di incendiare le gomme di una pala meccanica già bruciata un anno fa. La Italcoge è fallita due anni fa, ma nel maggio del 2011 Ltf le ha assegnato senza gara d'appalto i lavori della recinzione del sito di Chiomonte. Nel passato, i titolari, i fratelli Lazzaro, erano stati coinvolti in inchieste relative ad appalti truccati. Sul posto, è stata rinvenuta dagli inquirenti su uno dei mezzi della ditta la scritta «No Tav», fatto davvero insolito in queste azioni. I carabinieri hanno, inoltre, rinvenuto sei bossoli di lacrimogeni utilizzati dalle forze dell'ordine in Valle. «Andare avanti in queste condizioni è sempre più difficile», si era sfogato Ferdinando Lazzaro, la sera prima a Virus, trasmissione della Rai.
Il clima resta pesante. I sindaci della Valle di Susa, con un documento firmato da 22 amministratori e dal presidente della Comunità Montana Sandro Plano, invocano la calma e lo stop alle violenze in Valle di Susa: «Con riferimento ai recenti scontri con le forze dell'ordine e all'incendio di mezzi di alcune imprese, gli amministratori condannano ogni atto di violenza, intimidazione e vandalismo. Rivolgono un appello affinché questi non si ripetano più e che la protesta contro la costruzione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità si svolga nei limiti e nelle forme consentite dalla legge. Chiedono che sia data un'informazione corretta su queste vicende e al governo di riaprire, con urgenza, un confronto tecnico e istituzionale anche con gli enti locali che hanno espresso critiche all'opera».
Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha risposto picche: «Il luogo del confronto c'è già, l'Osservatorio sulla Torino-Lione, che ha fatto 208 incontri e audizioni. Grazie a questo dialogo il tracciato venne modificato radicalmente nel 2006. Ora la vera condanna della violenza, la migliore risposta ai violenti è la realizzazione dell'opera». Parla di «delinquenti che compiono azioni terroristiche». Il dito è sempre rivolto contro i No Tav, seppur non ci siano prove. Lupi ha aggiunto: «Stiamo collaborando con la Procura di Torino e con il procuratore Caselli perché queste minoranze violente vengano isolate. Il loro ricorso alla violenza è il segno della sconfitta». Ieri, il presidente dell'Osservatorio Mario Virano è stato ricevuto dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Per il sindaco Durbiano è in atto «una criminalizzazione» del movimento. «Se da un lato ci sono azioni che condanno, non posso che stigmatizzare la militarizzazione a cui è costretta la Val di Susa. Non so chi siano gli autori degli attentati, non accuso nessuno. Ho fiducia nell'azione investigativa. L'unica soluzione per allentare la tensione è un ritorno della politica a questioni vere». In serata, è intervenuto il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Bagnasco: «Credo che un'ulteriore riflessione onesta e il più possibile oggettiva del rapporto tra bene particolare e bene generale sia opportuna per tutti e a tutti i livelli».
 
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