EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
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IMMAGINE DELLA PRIMA PAGINA
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APERTURA La truffa dell'acqua
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EDITORIALE IL RICATTO DELLA SETE di Gugielmo Ragozzino
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EDITORIALE/2 Test di guerra il raid aereo d'Israele di Michele Giorgio GERUSALEMME
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EDITORIALE/3 Senza l'elmetto di Nichi Vendola
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ARTICOLO Depenalizzato l'uso di gruppo di marijuana e hashish. Così la Cassazione affonda la legge Fini-Giovanardi di ADRIANA POLLICE
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ARTICOLO Come morire a Guantanamo da innocente
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ARTICOLO 100 miliardi di Fondi pensione da investire in un Piano anti-declino. Ora vanno all'estero o finiscono nel debito pubblico di Felice R. Pizzuti
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ARTICOLO L'appello del manifesto Un confronto, sul serio
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ARTICOLO Marchionne fa scuola, nel Sud e all'Autogrill
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 INTERNAZIONALE
07 INTERNAZIONALE
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
Edizione html
il manifesto 2013.02.01 - 01 PRIMA PAGINA
IL RICATTO DELLA SETE
EDITORIALE - Gugielmo Ragozzino
EDITORIALE - Gugielmo Ragozzino
Con il famoso decreto 201, il cosiddetto Salva-Italia (6 dicembre 2011) il neonato governo Monti affidava l'acqua all'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Aeeg. Per non sapere né leggere né scrivere l'Autorità, chiamata così in causa, si rivolgeva al Consiglio di stato per un parere sulle tariffe. Si poteva trascurare l'esito del referendum del 2011? O bisognava prenderlo sul serio, alleggerendo le tariffe del 7% di «remunerazione del capitale» che il referendum prendeva di mira? Nell'attesa del responso l'Autorità prendeva per buoni i bilanci dei gestori che mantenevano il 7%, occultandolo in qualche forma. Veniva suggerito di scrivere «costo della risorsa finanziaria» invece di «remunerazione del capitale». Ora il consiglio di stato ha risposto «confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta».
Parlare di risorsa finanziaria invece che di remunerazione del capitale non è solo un gioco di parole per confondere le masse e mantenere tutto immutato, strizzando l'occhio agli amici informati e ai loro amici, industriali e banchieri. C'è anche dell'altro, molto preoccupante. Si prefigura, nel sistema di grandiosi investimenti idrici che si renderanno forse necessari nel futuro e per i quali potrebbe servire un finanziamento altrettanto grandioso, anche quale sarà l'autore degli interventi; anzi se ne scrive già il nome: «Risorsa» e il cognome: «Finanziaria»; insomma un mago della finanza; uno di quelli che presta oggi e si fa pagare per tutti gli anni seguenti, tenendo un elegante cappio intorno al collo del debitore che è una città, una regione intera. In questo caso idrico il contratto-ricatto sarà anche più efficace e pulito perché costringerà alla sete l'intera popolazione, lesinando anche la goccia d'acqua a chi si rifiuterà di pagare. CONTINUA|PAGINA 2
Senza saperlo abbiamo allora raggiunto un giorno felice? La maggioranza della popolazione potrebbe davvero fare festa; i 27 milioni di sì del 12-13 giugno 2011 potrebbero essere contenti di avere vinto allora e della conferma autorevole delle proprie buone ragioni. Per una volta si potrebbero trascurare le abituali cattive notizie che ci perseguitano. Solo che poche persone lo verranno a sapere...
L'acqua pubblica non piace alle grandi agenzie di notizie che dunque non le danno soverchio spazio, provoca il prurito al grande padronato che amministra i giornali e che sull'acqua privata ci contava; distrae i partiti, che in larga maggioranza considerano uomini e donne come pecore da contare, soprattutto in tempo di elezioni. E pensano all'acqua, bene pubblico, come a una tematica assai strana che in definitiva è loro estranea.
Parlare di risorsa finanziaria invece che di remunerazione del capitale non è solo un gioco di parole per confondere le masse e mantenere tutto immutato, strizzando l'occhio agli amici informati e ai loro amici, industriali e banchieri. C'è anche dell'altro, molto preoccupante. Si prefigura, nel sistema di grandiosi investimenti idrici che si renderanno forse necessari nel futuro e per i quali potrebbe servire un finanziamento altrettanto grandioso, anche quale sarà l'autore degli interventi; anzi se ne scrive già il nome: «Risorsa» e il cognome: «Finanziaria»; insomma un mago della finanza; uno di quelli che presta oggi e si fa pagare per tutti gli anni seguenti, tenendo un elegante cappio intorno al collo del debitore che è una città, una regione intera. In questo caso idrico il contratto-ricatto sarà anche più efficace e pulito perché costringerà alla sete l'intera popolazione, lesinando anche la goccia d'acqua a chi si rifiuterà di pagare. CONTINUA|PAGINA 2
Senza saperlo abbiamo allora raggiunto un giorno felice? La maggioranza della popolazione potrebbe davvero fare festa; i 27 milioni di sì del 12-13 giugno 2011 potrebbero essere contenti di avere vinto allora e della conferma autorevole delle proprie buone ragioni. Per una volta si potrebbero trascurare le abituali cattive notizie che ci perseguitano. Solo che poche persone lo verranno a sapere...
L'acqua pubblica non piace alle grandi agenzie di notizie che dunque non le danno soverchio spazio, provoca il prurito al grande padronato che amministra i giornali e che sull'acqua privata ci contava; distrae i partiti, che in larga maggioranza considerano uomini e donne come pecore da contare, soprattutto in tempo di elezioni. E pensano all'acqua, bene pubblico, come a una tematica assai strana che in definitiva è loro estranea.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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