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il manifesto 2013.02.02 - 02 LA PAGINA 3
SICILIA Il Cavaliere ha riunito i cocci, ma rischia il boomerang
Pd e Sel sperano nell'«effetto» nazionale
ARTICOLO - Elena Di Dio PALERMO
ARTICOLO - Elena Di Dio PALERMO
Il centrosinistra spera nel «Megafono» di Crocetta. Volano i 5 stelle. E Ingroia non decolla
PALERMO
Chi pensa che la partita fra centrosinistra e centrodestra in Sicilia sia già decisa, si sbaglia. Già perché a sentir cantar vittoria agli affezionati della causa del cavaliere Silvio Berlusconi, dopo l'accordo siglato con l'ex amico di un tempo, Gianfranco Micciché e il partito dei siciliani dell'ex governatore Raffaele Lombardo, ci si può fare un'idea sbagliata.
«La strada per l'unificazione dei gruppi di centrodestra era l'unica» commenta un anonimo sostenitore della causa berlusconiana in lista per la Camera nel collegio della Sicilia Orientale. Non c'era altro da fare insomma. Ma più il tempo passa, meno appare che l'operazione possa portare reali profitti al Pdl e alla mole di liste e listarelle che Berlusconi ha collezionato per cercare d garantirsi in Sicilia come nelle altre regioni in bilico il premio di maggioranza al Senato. Persino in una regione, come la Trinacria, dove il Pd, l'azionista di maggioranza della coalizione di centrosinistra, nelle recentissime elezioni regionali ha portato a casa un presidente, Rosario Crocetta che non risponde a nessuna delle richieste dei partiti della sua coalizione (dal Pd all'Udc).
Il centrodestra, dunque. Grande Sud e Gianfranco Micciché, già candidato alla presidenza della Regione nella tornata di ottobre, sembrano entrambi in disfacimento. La sua formazione deve fare i conti con delle defezioni importanti quanto pubblicamente sbandierate. A partire da Franco Mineo, Grande elettore di Grande Sud, con un curriculum giudiziario ancora da definire, che fornito le sue previsioni. «Grande Sud ha preso 34 mila voti a Palermo e provincia alle ultime elezioni. Vi dico che ne prenderà in tutto 7-8000, perché non è un partito che gode del voto di opinione. Chi glieli porta i voti a Micciché se non ha più Franco Mineo, Titti Bufarderci (da Siracusa), Toni Scilla (che pure è passato alla grande casa madre del Pdl abbracciato e riverito da Angelino Alfano, pur sempre nemico giurato di Micciché), Edy Tamajo (che ha aderito ad un movimento vicino al presidente della Regione, Rosario Crocetta, in attesa della costituzione del gruppo all'Ars)?».
Un discorso che rischia, per Miccichè, di essere drammaticamente realistico.
E che dire della fiducia che un altro big sponsor del centrodestra di Berlusconi attribuisce al suo stesso partito? Saverio Romano, segretario di Pid-Cantiere Popolare si è assicurato il secondo posto nella lista del Pdl nel collegio della Sicilia Occidentale per farsi eleggere deputato alla Camera non confidando, evidentemente, nel sicuro scatto di un posto di senatore, camera per cui concorre il suo Pid. D'altronde anche in casa Pdl, la composizione delle liste qualche amaro in bocca l'ha lasciato: alla Camera, Sicilia orientale, l'ex ministro degli Esteri, Antonio Martino ha voluto a tutti i costi farsi attribuire la poltrona di capolista scalzando dietro di sé, prima l'ex ministra dell'Ambiente, Stefania Pestigiacomo e dopo il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, genero del «notabile» Pino Firrarello da Bronte, che non l'avrebbe presa granché bene.
Nel centrosinistra, squassato dagli echi non troppo lontani delle «epurazioni» che hanno messo al palo le candidature di Wladimiro Crisafulli e Antonio Papania, due «pilastri» dell'elettorato nei due collegi parlamentari, non è che le cose vadano benissimo. A salvare il Pd sarà, sostengono in tanti, la spinta naturale del centrosinistra e la vittoria data per scontata di Pierluigi Bersani al premierato. Di certo l'unico che fa campagna elettorale attiva è il capolista al Senato, il giornalista Corradino Mineo che a Palermo è tornato a prender casa perché «le cose o si fanno seriamente o non si fanno». I notabili del partito, invece, a parte la presenza di Bersani giovedì sera a Palermo al Teatro Zappalà, non hanno ancora organizzato grandi manifestazioni di piazza. Chi ne beneficerà sarà sicuramente il Megafono, la lista del presidente della Regione Rosario Crocetta, forte di un 6% di consensi raggiunto alle regionali. E sicuro di poterlo incrementare di almeno due punti. A capo della sua formazione che corre per il Senato, c'è l'ex presidente dell'antimafia, Beppe Lumia sicuro di un posto a palazzo Madama, quindi il mecenate messinese, Antonio Presti che ha «prestato» il suo Atelier sul Mare di Tusa come sede elettorale del Megafono e subito dopo l'assessore all'energia della Regione siciliana, Nicolò Marino. Il resto è tutta società civile, compreso il nipote del sindacalista ucciso dalla mafia Placido Rizzotto, omonimo dello zio.
I grillini viaggiano col vento in poppa: all'Ars hanno fatto approvare due mozioni, contro il Muos di Niscemi e contro il Ponte sullo Stretto, pur lanciate dal piddino Fabrizio Ferrandelli e soprattutto hanno organizzato il Restitution day, il giorno in cui hanno restituito il 70% del loro stipendio da parlamentari. Atti convincenti che porteranno acqua al mulino delle loro urne.
Ingroia e Orlando, invece, nonostante la presenza sul territorio del sindaco di Palermo e del magistrato in aspettative non sembrano convincere. Prova ne è l'ultimo scivolone: in occasione della manifestazione che si terrà oggi, Palermo è stata invasa da manifesti elettorali abusivi. Orlando si è indignato e in un comunicato stampa ha censurato l'attività degli attacchini irregolari che pure lo hanno avvantaggiato. Almeno nella sua qualità di politico e sostenitore della Rivoluzione civile.
Chi pensa che la partita fra centrosinistra e centrodestra in Sicilia sia già decisa, si sbaglia. Già perché a sentir cantar vittoria agli affezionati della causa del cavaliere Silvio Berlusconi, dopo l'accordo siglato con l'ex amico di un tempo, Gianfranco Micciché e il partito dei siciliani dell'ex governatore Raffaele Lombardo, ci si può fare un'idea sbagliata.
«La strada per l'unificazione dei gruppi di centrodestra era l'unica» commenta un anonimo sostenitore della causa berlusconiana in lista per la Camera nel collegio della Sicilia Orientale. Non c'era altro da fare insomma. Ma più il tempo passa, meno appare che l'operazione possa portare reali profitti al Pdl e alla mole di liste e listarelle che Berlusconi ha collezionato per cercare d garantirsi in Sicilia come nelle altre regioni in bilico il premio di maggioranza al Senato. Persino in una regione, come la Trinacria, dove il Pd, l'azionista di maggioranza della coalizione di centrosinistra, nelle recentissime elezioni regionali ha portato a casa un presidente, Rosario Crocetta che non risponde a nessuna delle richieste dei partiti della sua coalizione (dal Pd all'Udc).
Il centrodestra, dunque. Grande Sud e Gianfranco Micciché, già candidato alla presidenza della Regione nella tornata di ottobre, sembrano entrambi in disfacimento. La sua formazione deve fare i conti con delle defezioni importanti quanto pubblicamente sbandierate. A partire da Franco Mineo, Grande elettore di Grande Sud, con un curriculum giudiziario ancora da definire, che fornito le sue previsioni. «Grande Sud ha preso 34 mila voti a Palermo e provincia alle ultime elezioni. Vi dico che ne prenderà in tutto 7-8000, perché non è un partito che gode del voto di opinione. Chi glieli porta i voti a Micciché se non ha più Franco Mineo, Titti Bufarderci (da Siracusa), Toni Scilla (che pure è passato alla grande casa madre del Pdl abbracciato e riverito da Angelino Alfano, pur sempre nemico giurato di Micciché), Edy Tamajo (che ha aderito ad un movimento vicino al presidente della Regione, Rosario Crocetta, in attesa della costituzione del gruppo all'Ars)?».
Un discorso che rischia, per Miccichè, di essere drammaticamente realistico.
E che dire della fiducia che un altro big sponsor del centrodestra di Berlusconi attribuisce al suo stesso partito? Saverio Romano, segretario di Pid-Cantiere Popolare si è assicurato il secondo posto nella lista del Pdl nel collegio della Sicilia Occidentale per farsi eleggere deputato alla Camera non confidando, evidentemente, nel sicuro scatto di un posto di senatore, camera per cui concorre il suo Pid. D'altronde anche in casa Pdl, la composizione delle liste qualche amaro in bocca l'ha lasciato: alla Camera, Sicilia orientale, l'ex ministro degli Esteri, Antonio Martino ha voluto a tutti i costi farsi attribuire la poltrona di capolista scalzando dietro di sé, prima l'ex ministra dell'Ambiente, Stefania Pestigiacomo e dopo il coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, genero del «notabile» Pino Firrarello da Bronte, che non l'avrebbe presa granché bene.
Nel centrosinistra, squassato dagli echi non troppo lontani delle «epurazioni» che hanno messo al palo le candidature di Wladimiro Crisafulli e Antonio Papania, due «pilastri» dell'elettorato nei due collegi parlamentari, non è che le cose vadano benissimo. A salvare il Pd sarà, sostengono in tanti, la spinta naturale del centrosinistra e la vittoria data per scontata di Pierluigi Bersani al premierato. Di certo l'unico che fa campagna elettorale attiva è il capolista al Senato, il giornalista Corradino Mineo che a Palermo è tornato a prender casa perché «le cose o si fanno seriamente o non si fanno». I notabili del partito, invece, a parte la presenza di Bersani giovedì sera a Palermo al Teatro Zappalà, non hanno ancora organizzato grandi manifestazioni di piazza. Chi ne beneficerà sarà sicuramente il Megafono, la lista del presidente della Regione Rosario Crocetta, forte di un 6% di consensi raggiunto alle regionali. E sicuro di poterlo incrementare di almeno due punti. A capo della sua formazione che corre per il Senato, c'è l'ex presidente dell'antimafia, Beppe Lumia sicuro di un posto a palazzo Madama, quindi il mecenate messinese, Antonio Presti che ha «prestato» il suo Atelier sul Mare di Tusa come sede elettorale del Megafono e subito dopo l'assessore all'energia della Regione siciliana, Nicolò Marino. Il resto è tutta società civile, compreso il nipote del sindacalista ucciso dalla mafia Placido Rizzotto, omonimo dello zio.
I grillini viaggiano col vento in poppa: all'Ars hanno fatto approvare due mozioni, contro il Muos di Niscemi e contro il Ponte sullo Stretto, pur lanciate dal piddino Fabrizio Ferrandelli e soprattutto hanno organizzato il Restitution day, il giorno in cui hanno restituito il 70% del loro stipendio da parlamentari. Atti convincenti che porteranno acqua al mulino delle loro urne.
Ingroia e Orlando, invece, nonostante la presenza sul territorio del sindaco di Palermo e del magistrato in aspettative non sembrano convincere. Prova ne è l'ultimo scivolone: in occasione della manifestazione che si terrà oggi, Palermo è stata invasa da manifesti elettorali abusivi. Orlando si è indignato e in un comunicato stampa ha censurato l'attività degli attacchini irregolari che pure lo hanno avvantaggiato. Almeno nella sua qualità di politico e sostenitore della Rivoluzione civile.
Foto: ANTONIO INGROIA QUANDO VESTIVA LA TOGA E NICHI VENDOLA /FOTO EMBLEMA
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