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il manifesto 2013.02.02 - 02 LA PAGINA 3
Il francese Mélenchon a Roma: «Monsieur Ingroia sarà una brutta Rivoluzione civileIl francese Mélenchon a Roma: «Monsieur Ingroia sarà una brutta sorpresa per i liberalsocialisti. Avrà un ruolo in Europa, nel fronte comu
Sinistra, è caccia al voto
ARTICOLO
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L'ex pm imbarca un gruppo di Sel siciliani, Idv a testa bassa, la polemica riparte. Vendola: «No alla logica del nemico, il nostro avversario è un altro». Altra brutta giornata fra centrosinistra e rossi-arancioni
Daniela Preziosi
«Astenetevi», intendendo dalla propaganda e dai colpi bassi, ha titolato il manifesto, aprendo un dibattito (subito esondato su altri media) nel quale ieri sono intervenuti il leader di Sel Vendola e quello del Prc Ferrero. La risposta di Antonio Ingroia, candidato premier di Rivoluzione civile, è arrivata ieri. Da una conferenza stampa organizzata da Leoluca Orlando dove viene presentato un gruppo di «traditi da Vendola». Qualche dirigente siciliano e sardo approdato nella casa rosso-arancione. Uno scontro fratricida? Ingroia ammette: «Sì, lo è lo è, il problema è che ormai sono tutti contro di noi, spaventati da sondaggi che ci vedono in costante crescita». A parte Ingroia, in politica da un mese, è almeno ardito l'attacco di Orlando, di un partito, l'Idv, che quanto a scissioni e cambi di casacca (rispettivamente alla Donadi e alla Scilipoti) non si è fatto mancare niente. Ma la campagna elettorale sconsiglia autocritiche. E la caccia dei voti si sinistra è aperta. I fuoriusciti parlano di «scissione» e vedono in Sel «una sorta di Costa Concordia», dice il siciliano Francesco Cantafia. Fra i presenti anche Alfonso Gianni, già braccio destro di Fausto Bertinotti, anche lui ex Sel. Arriva anche qualche dissidente del Lazio dell'area «Non affoghiamo»: ma fa sapere ai cronisti che ha «una prospettiva diversa da quanto dicono qui».
L'autoscontro a sinistra va avanti per tutta il giorno. Erasmo Palazzotto, coordinatore siciliano di Sel, è duro: «una messinscena di Orlando e Ingroia per nascondere le difficoltà», «uno sparuto gruppo di persone che già dalle comunali di Palermo aveva aderito al progetto orlandiano di rottura del centrosinistra», annunciano la fuoriuscita «per la terza volta». E la metafora della tragedia del Giglio, solo «cattivo gusto». Dagli ambienti di Sel c'è chi ricorda la «diaspora» dall'Idv campano, ma Gennaro Migliore sorveglia i toni: «Non abbiamo intenzione di fare la contesa elettorale con Ingroia». Orlando attacca l'ex amico Claudio Fava, compagno di coalizione alle regionali siciliane, incappato in un incidente burocratico che gli ha impedito la corsa da presidente: «Su Fava bisognerebbe scrivere un libro». Replica di Fava: «Vicenda ridicola. Per fare polemica bisogna essere in due: Orlando la faccia allo specchio».
E Vendola: «Come mi ha insegnato Gramsci, nelle posizioni altrui c'è sempre una verità interna. Sì al dialogo ma liberi dal riflesso del nemico a sinistra per mascherare la debolezza delle proprie proposte. A sinistra il copione delle guerre fratricide è eredità dello stalinismo». Replica di Ingroia: «Si difende come può. E dire che fa il gioco di Monti e Berlusconi chi è alternativo a Monti e Berlusconi è stravagante. Il gioco di Monti lo fa chi si allea con lui: il Pd»; Vendola «usa il centrosinistra come un taxi. Noi queste cose non le facciamo».
Rifondazione comunista per ora si «astiene» dallo scontro fratricida. Paolo Ferrero non commenta, ma chi gli sta vicino parla di «caduta di stile», e ce l'ha con i compagni di coalizione. L'unico momento di tregua della giornata lo fornisce il leader del Front de gauche francese, Jean Luc Mélenchon, che il Prc fa salire su un palco di un teatro romano con Ingroia per dire no al fiscal compact e alle politiche europee neoliberiste. Il leader francese invita a gli italiani «a non farsi fregare dai liberalsocialisti», a fare tesoro dell'esperienza del Fdg che dopo aver appoggiato il presidente Hollande alle presidenziali è passato subito all'opposizione. Ma non ce n'è bisogno: Ingroia ormai non è più disponibile all'idea di votare il governo Bersani, Ferrero non lo è mai stato. «Sarete sorpresi per i risultati di monsieur Ingroia», è sicuro Mélenchon, «io sono il simbolo delle brutte sorprese che si possono avere alle elezioni, ho preso 4 milioni di voti. E la stessa sorpresa l'ha fatta in Grecia la sinistra al 30 per cento. In Spagna Izquierda Unida è al 15-16 per cento. Sono certo che Ingroia avrà un ruolo in Europa».
Ma per questo c'è tempo. Ingroia auspica «un fronte sociale» contro le politiche liberiste, come afferma il suo programma. Ma il capitolo Europa si aprirà, spiega, «più avanti». In Rivoluzione civile c'è chi aderisce alla Sinistra europea, chi ai verdi, chi - come Di Pietro - all'Alde, l'alleanza dei liberali, tutt'altro che ostile al fiscal compact. Ma le elezioni europee saranno nel 2014. Fra un mese si vota in Italia.
«Astenetevi», intendendo dalla propaganda e dai colpi bassi, ha titolato il manifesto, aprendo un dibattito (subito esondato su altri media) nel quale ieri sono intervenuti il leader di Sel Vendola e quello del Prc Ferrero. La risposta di Antonio Ingroia, candidato premier di Rivoluzione civile, è arrivata ieri. Da una conferenza stampa organizzata da Leoluca Orlando dove viene presentato un gruppo di «traditi da Vendola». Qualche dirigente siciliano e sardo approdato nella casa rosso-arancione. Uno scontro fratricida? Ingroia ammette: «Sì, lo è lo è, il problema è che ormai sono tutti contro di noi, spaventati da sondaggi che ci vedono in costante crescita». A parte Ingroia, in politica da un mese, è almeno ardito l'attacco di Orlando, di un partito, l'Idv, che quanto a scissioni e cambi di casacca (rispettivamente alla Donadi e alla Scilipoti) non si è fatto mancare niente. Ma la campagna elettorale sconsiglia autocritiche. E la caccia dei voti si sinistra è aperta. I fuoriusciti parlano di «scissione» e vedono in Sel «una sorta di Costa Concordia», dice il siciliano Francesco Cantafia. Fra i presenti anche Alfonso Gianni, già braccio destro di Fausto Bertinotti, anche lui ex Sel. Arriva anche qualche dissidente del Lazio dell'area «Non affoghiamo»: ma fa sapere ai cronisti che ha «una prospettiva diversa da quanto dicono qui».
L'autoscontro a sinistra va avanti per tutta il giorno. Erasmo Palazzotto, coordinatore siciliano di Sel, è duro: «una messinscena di Orlando e Ingroia per nascondere le difficoltà», «uno sparuto gruppo di persone che già dalle comunali di Palermo aveva aderito al progetto orlandiano di rottura del centrosinistra», annunciano la fuoriuscita «per la terza volta». E la metafora della tragedia del Giglio, solo «cattivo gusto». Dagli ambienti di Sel c'è chi ricorda la «diaspora» dall'Idv campano, ma Gennaro Migliore sorveglia i toni: «Non abbiamo intenzione di fare la contesa elettorale con Ingroia». Orlando attacca l'ex amico Claudio Fava, compagno di coalizione alle regionali siciliane, incappato in un incidente burocratico che gli ha impedito la corsa da presidente: «Su Fava bisognerebbe scrivere un libro». Replica di Fava: «Vicenda ridicola. Per fare polemica bisogna essere in due: Orlando la faccia allo specchio».
E Vendola: «Come mi ha insegnato Gramsci, nelle posizioni altrui c'è sempre una verità interna. Sì al dialogo ma liberi dal riflesso del nemico a sinistra per mascherare la debolezza delle proprie proposte. A sinistra il copione delle guerre fratricide è eredità dello stalinismo». Replica di Ingroia: «Si difende come può. E dire che fa il gioco di Monti e Berlusconi chi è alternativo a Monti e Berlusconi è stravagante. Il gioco di Monti lo fa chi si allea con lui: il Pd»; Vendola «usa il centrosinistra come un taxi. Noi queste cose non le facciamo».
Rifondazione comunista per ora si «astiene» dallo scontro fratricida. Paolo Ferrero non commenta, ma chi gli sta vicino parla di «caduta di stile», e ce l'ha con i compagni di coalizione. L'unico momento di tregua della giornata lo fornisce il leader del Front de gauche francese, Jean Luc Mélenchon, che il Prc fa salire su un palco di un teatro romano con Ingroia per dire no al fiscal compact e alle politiche europee neoliberiste. Il leader francese invita a gli italiani «a non farsi fregare dai liberalsocialisti», a fare tesoro dell'esperienza del Fdg che dopo aver appoggiato il presidente Hollande alle presidenziali è passato subito all'opposizione. Ma non ce n'è bisogno: Ingroia ormai non è più disponibile all'idea di votare il governo Bersani, Ferrero non lo è mai stato. «Sarete sorpresi per i risultati di monsieur Ingroia», è sicuro Mélenchon, «io sono il simbolo delle brutte sorprese che si possono avere alle elezioni, ho preso 4 milioni di voti. E la stessa sorpresa l'ha fatta in Grecia la sinistra al 30 per cento. In Spagna Izquierda Unida è al 15-16 per cento. Sono certo che Ingroia avrà un ruolo in Europa».
Ma per questo c'è tempo. Ingroia auspica «un fronte sociale» contro le politiche liberiste, come afferma il suo programma. Ma il capitolo Europa si aprirà, spiega, «più avanti». In Rivoluzione civile c'è chi aderisce alla Sinistra europea, chi ai verdi, chi - come Di Pietro - all'Alde, l'alleanza dei liberali, tutt'altro che ostile al fiscal compact. Ma le elezioni europee saranno nel 2014. Fra un mese si vota in Italia.
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