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il manifesto 2013.02.02 - 09 INCHIESTA
IL MEDICO Mauro Drogo, di Senologia diagnostica
«Così aumentano i tempi di attesa per un intervento»
ARTICOLO
ARTICOLO
F.T.
Sopra l'Ospedale valdese di Torino c'è ancora la gru dei recenti lavori di ristrutturazione, ma tra le mura l'aria di smobilitazione si sente da un pezzo. Con il dottor Mauro Drogo, di Senologia Diagnostica, uno dei reparti già chiusi, abbiamo fatto il punto sulla incongruità dell'operazione-risparmio voluta dall'amministrazione regionale.
Quali sono le prime conseguenze della chiusura del Valdese?
Siamo di fronte ad una soluzione di indubbia farraginosità e incertezza. Innanzitutto sono aumentati in modo considerevole i tempi per un intervento. La chirurgia senologica è da intendersi trasferita alla costituenda Breast Unit della Città della salute e della scienza, che però è soltanto un progetto sulla carta e non si capisce che cosa devono fare nell'attesa le pazienti che hanno urgenza di un intervento. Al Valdese l'attesa era di un mese, un mese e mezzo, oggi le nuove pazienti negli altri ospedali della città devono aspettare sette, otto mesi e al Centro oncologico di Candiolo addirittura fino al 2014. Per non parlare delle donne che non riescono a fare gli screening di controllo e quindi magari non scoprono in tempo di avere un tumore. Se ci spostiamo su altre specializzazioni, per un intervento alla cataratta al Valdese si aspettava al massimo cinque mesi, oggi non se ne parla prima del 2015. E ancora non abbiamo visto nulla, la situazione è destinata a peggiorare col passare del mesi.
Quali prospettive ci sono per il futuro?
Con la chiusura della struttura di via Silvio Pellico si perde l'80% dell'attività dell'ospedale, che da solo faceva quasi la metà delle mammografie a Torino: il reparto di senologia chiude, di fatto scompaiono senologia chirurgica e diagnostica. Parte dell'attività di screening va all'ospedale Martini, che fa circa tremila mammografie all'anno. Noi ne facevamo ventimila, con sei medici a disposizione e due mammografi più altri due riservati alla prevenzione serena, mentre al Martini hanno una macchina sola e due medici part time. E' chiaro che non è una soluzione adeguata: come fanno a prendere in carico le nostre pazienti senza aumentare i mezzi e incrementare e formare il personale?
L'ospedale però era appena stato ristrutturato.
Gli ultimi due milioni sono stati spesi negli ultimi mesi del 2012 e mi chiedo che senso può avere fare un investimento del genere se l'intenzione è di chiudere. Questo sì che è uno spreco, per non parlare dei tecnici che ora lavorano un decimo rispetto a prima, visto che non ci sono quasi più esami da fare, e sono sottoimpiegati in attesa di essere trasferiti. L'ambulatorio dovrebbe rimanere aperto ma non si capisce ancora fino a quando perché, per esempio, i prelievi del sangue sono già calati drasticamente. D'altronde un ambulatorio ha un senso se è affiancato da un ospedale funzionante e serve i pazienti che sono lì per fare gli interventi. La mia impressione è che aspettino che languisca per poi chiudere anche quello.
E la Città della Salute e della Scienza promessa da Cota?
Sembra che non ci siano i fondi nemmeno per iniziarla, ma se anche decidessero di farla, nella migliore delle ipotesi ci vorrebbero almeno tre anni per costruire una torre medica e una torre chirurgica. Si poteva potenziare il Valdese in attesa di avere questa fantomatica nuova struttura; è del tutto irresponsabile prima chiudere ciò che c'è e che funziona bene e poi vedere cosa succede. Peraltro noi eravamo un ospedale piccolo ma molto efficiente, smaltivamo un quinto degli interventi di tutto il Piemonte, quindi dubito che gli altri presidi, compreso l'Oirm Sant'Anna, possano assorbirli senza aumentare il personale e quindi i costi.
Sopra l'Ospedale valdese di Torino c'è ancora la gru dei recenti lavori di ristrutturazione, ma tra le mura l'aria di smobilitazione si sente da un pezzo. Con il dottor Mauro Drogo, di Senologia Diagnostica, uno dei reparti già chiusi, abbiamo fatto il punto sulla incongruità dell'operazione-risparmio voluta dall'amministrazione regionale.
Quali sono le prime conseguenze della chiusura del Valdese?
Siamo di fronte ad una soluzione di indubbia farraginosità e incertezza. Innanzitutto sono aumentati in modo considerevole i tempi per un intervento. La chirurgia senologica è da intendersi trasferita alla costituenda Breast Unit della Città della salute e della scienza, che però è soltanto un progetto sulla carta e non si capisce che cosa devono fare nell'attesa le pazienti che hanno urgenza di un intervento. Al Valdese l'attesa era di un mese, un mese e mezzo, oggi le nuove pazienti negli altri ospedali della città devono aspettare sette, otto mesi e al Centro oncologico di Candiolo addirittura fino al 2014. Per non parlare delle donne che non riescono a fare gli screening di controllo e quindi magari non scoprono in tempo di avere un tumore. Se ci spostiamo su altre specializzazioni, per un intervento alla cataratta al Valdese si aspettava al massimo cinque mesi, oggi non se ne parla prima del 2015. E ancora non abbiamo visto nulla, la situazione è destinata a peggiorare col passare del mesi.
Quali prospettive ci sono per il futuro?
Con la chiusura della struttura di via Silvio Pellico si perde l'80% dell'attività dell'ospedale, che da solo faceva quasi la metà delle mammografie a Torino: il reparto di senologia chiude, di fatto scompaiono senologia chirurgica e diagnostica. Parte dell'attività di screening va all'ospedale Martini, che fa circa tremila mammografie all'anno. Noi ne facevamo ventimila, con sei medici a disposizione e due mammografi più altri due riservati alla prevenzione serena, mentre al Martini hanno una macchina sola e due medici part time. E' chiaro che non è una soluzione adeguata: come fanno a prendere in carico le nostre pazienti senza aumentare i mezzi e incrementare e formare il personale?
L'ospedale però era appena stato ristrutturato.
Gli ultimi due milioni sono stati spesi negli ultimi mesi del 2012 e mi chiedo che senso può avere fare un investimento del genere se l'intenzione è di chiudere. Questo sì che è uno spreco, per non parlare dei tecnici che ora lavorano un decimo rispetto a prima, visto che non ci sono quasi più esami da fare, e sono sottoimpiegati in attesa di essere trasferiti. L'ambulatorio dovrebbe rimanere aperto ma non si capisce ancora fino a quando perché, per esempio, i prelievi del sangue sono già calati drasticamente. D'altronde un ambulatorio ha un senso se è affiancato da un ospedale funzionante e serve i pazienti che sono lì per fare gli interventi. La mia impressione è che aspettino che languisca per poi chiudere anche quello.
E la Città della Salute e della Scienza promessa da Cota?
Sembra che non ci siano i fondi nemmeno per iniziarla, ma se anche decidessero di farla, nella migliore delle ipotesi ci vorrebbero almeno tre anni per costruire una torre medica e una torre chirurgica. Si poteva potenziare il Valdese in attesa di avere questa fantomatica nuova struttura; è del tutto irresponsabile prima chiudere ciò che c'è e che funziona bene e poi vedere cosa succede. Peraltro noi eravamo un ospedale piccolo ma molto efficiente, smaltivamo un quinto degli interventi di tutto il Piemonte, quindi dubito che gli altri presidi, compreso l'Oirm Sant'Anna, possano assorbirli senza aumentare il personale e quindi i costi.
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