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il manifesto 2013.02.02 - 11 CULTURA
FOTOGRAFIA «Flags of America» nell'ex ospedale di sant'Agostino a Modena
Lo specchio a stelle e strisce Dal benessere alle proteste
ARTICOLO
ARTICOLO
Manuela De Leonardis
Le bandiere stelle e strisce sventolano tra i corpi accalcati della manifestazione, nella foto Hard Hat Rally (protest), New York, scattata da Garry Winogrand nel 1969. Simbolo della potenza - orgoglio - della nazione, la bandiera omette (ma non può annullare) la fragilità, le incertezze insite nei meccanismi della società. Ancora un paio di immagini, tra le ottantadue esposte nell'ex Ospedale Sant'Agostino sede della mostra Flags of America, curata da Filippo Maggia (visitabile fino al 7 aprile), puntano al simbolo americano: Untitled (Montage of a boy on steps with American flag), 1976 di Van Deren Coke (nella copertina del catalogo Skira) e Untitled (Chautauqua) for 'Life', 1953, a firma di Robert Frank.
L'ampia collettiva è concepita come anello di congiunzione tra momenti diversi della storia della fotografia nordamericana iniziata con le figure di Ansel Adams e Edward Weston, intorno a cui si è focalizzata l'attività della Fondazione Fotografia / Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell'ultimo anno e mezzo. La prima mostra in collaborazione con l'Ansel Adams Trust e la seconda con il Ccp - Center for Creative Photography di Tucson.
Per questo nuovo progetto il curatore è tornato più volte negli Stati Uniti, visitando soprattutto l'Aipad Photography Show di New York da cui provengono le nuove acquisizioni per la collezione della fondazione modenese.
Riprendendo il discorso proprio dai due maestri già citati, il percorso segue idealmente il pensiero di Beaumont Newhall (capitolo XVI, «Nuovi indirizzi» della Storia della Fotografia) nella mappatura della fotografia americana tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta del secolo scorso, con l'eccezione della foto Pine Valley, Oregon di Robert Adams datata 2003.
Di questo mezzo espressivo - tutt'altro che obiettivo - vengono esplorate le possibilità, le strategie, ma anche - prendendo in prestito le parole di Minor White - l'aspetto illusorio del miraggio, le metamorfosi prodotte dall'apparecchio. Tra l'altro del fotografo di Minneapolis che nel '52 aveva fondato la rivista Aperture (insieme a Dorothea Lange, Ansel Adams, Barbara Morgan, Beaumont e Nancy Newhall) di cui fu direttore fino al 1975, è esposto anche il Jupiter Portfolio (1975) acquisito dalla Galleria Civica di Modena per la sua collezione fotografica in occasione di Minor White. Life is Like a Cinema of Stills (2001), la sua prima retrospettiva europea.
Anagraficamente parlando dopo Weston e Ansel Adams, i più anziani sono Wynn Bullock, Aaron Siskind, Minor White e a seguire Harry Callahan, Irving Penn, Roy DeCarava, Van Deren Coke, Richard Avedon, Ralph Eugene Meatyard, Walter Chappell, Garry Winogrand, fino ad arrivare ai viventi Robert Frank, Paul Caponigro, Bruce Davidson, Lee Freedlander, Robert Adams, John Gossage, Stephen Shore e Richard Misrach. Unica presenza femminile, Diane Arbus con la sua visione apparentemente «normale» del lato oscuro della società.
«Ancora più valore assumono queste opere perché pensate e prodotte in anni particolari - afferma Filippo Maggia - in anni in cui l'America, dalla fine della seconda guerra mondiale sino ai primi anni ottanta, si è prima consolidata, celebrandosi come suprema potenza economica e politica mondiale, per poi, già da metà anni sessanta, iniziare a guardarsi dentro, spinta in questo processo di autoanalisi dai giovani che rivelarono le contraddizioni tipiche di un benessere così rilevante quanto devastante».
Così, dalla poesia del peperone di Weston, che associamo all'abbraccio di due innamorati, arriviamo all'ironia di Freedlander quando il suo sguardo intercetta quello di personaggi anonimi (e non) attraverso lo schermo televisivo. Del sociale si fa portavoce Davidson con East 100th Street, il celebre lavoro su Harlem, come prima di lui Roy DeCarava (che ad Harlem era nato nel 1919) tra i principali interpreti african american con i suoi scatti, icone del Civil Rights Movement, ma anche della musica jazz.
Quanto al paesaggio, l'altra faccia della medaglia - rispetto alla visione grandiosa di Adams - è rappresentata da quello antieroico di Gossage, Misrach e Shore, quest'ultimo presente nella mostra The New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscapes (1975).
Profondamente diversi, ma accomunati oltre che dall'anno di nascita (1925) da un approccio filosofico nell'utilizzo del mezzo fotografico, Walter Chappell e Ralph Eugene Meatyard. L'enigma, il flusso vitale si traducono anche in sperimentazioni inquiete e inquietanti, come vediamo soprattutto nelle fotografie visionarie di Meatyard, a cui ha guardato consapevolmente Francesca Woodman, che sembrano visualizzare l'inconscio.
Quanto a Chappell (è in programma la retrospettiva organizzata dalla Fondazione Fotografia) emerge una ricerca in cui la fotografia tende a catturare l'energia pura che transita dalla natura al corpo umano, per poi fare ritorno al cosmo.
Le bandiere stelle e strisce sventolano tra i corpi accalcati della manifestazione, nella foto Hard Hat Rally (protest), New York, scattata da Garry Winogrand nel 1969. Simbolo della potenza - orgoglio - della nazione, la bandiera omette (ma non può annullare) la fragilità, le incertezze insite nei meccanismi della società. Ancora un paio di immagini, tra le ottantadue esposte nell'ex Ospedale Sant'Agostino sede della mostra Flags of America, curata da Filippo Maggia (visitabile fino al 7 aprile), puntano al simbolo americano: Untitled (Montage of a boy on steps with American flag), 1976 di Van Deren Coke (nella copertina del catalogo Skira) e Untitled (Chautauqua) for 'Life', 1953, a firma di Robert Frank.
L'ampia collettiva è concepita come anello di congiunzione tra momenti diversi della storia della fotografia nordamericana iniziata con le figure di Ansel Adams e Edward Weston, intorno a cui si è focalizzata l'attività della Fondazione Fotografia / Fondazione Cassa di Risparmio di Modena nell'ultimo anno e mezzo. La prima mostra in collaborazione con l'Ansel Adams Trust e la seconda con il Ccp - Center for Creative Photography di Tucson.
Per questo nuovo progetto il curatore è tornato più volte negli Stati Uniti, visitando soprattutto l'Aipad Photography Show di New York da cui provengono le nuove acquisizioni per la collezione della fondazione modenese.
Riprendendo il discorso proprio dai due maestri già citati, il percorso segue idealmente il pensiero di Beaumont Newhall (capitolo XVI, «Nuovi indirizzi» della Storia della Fotografia) nella mappatura della fotografia americana tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta del secolo scorso, con l'eccezione della foto Pine Valley, Oregon di Robert Adams datata 2003.
Di questo mezzo espressivo - tutt'altro che obiettivo - vengono esplorate le possibilità, le strategie, ma anche - prendendo in prestito le parole di Minor White - l'aspetto illusorio del miraggio, le metamorfosi prodotte dall'apparecchio. Tra l'altro del fotografo di Minneapolis che nel '52 aveva fondato la rivista Aperture (insieme a Dorothea Lange, Ansel Adams, Barbara Morgan, Beaumont e Nancy Newhall) di cui fu direttore fino al 1975, è esposto anche il Jupiter Portfolio (1975) acquisito dalla Galleria Civica di Modena per la sua collezione fotografica in occasione di Minor White. Life is Like a Cinema of Stills (2001), la sua prima retrospettiva europea.
Anagraficamente parlando dopo Weston e Ansel Adams, i più anziani sono Wynn Bullock, Aaron Siskind, Minor White e a seguire Harry Callahan, Irving Penn, Roy DeCarava, Van Deren Coke, Richard Avedon, Ralph Eugene Meatyard, Walter Chappell, Garry Winogrand, fino ad arrivare ai viventi Robert Frank, Paul Caponigro, Bruce Davidson, Lee Freedlander, Robert Adams, John Gossage, Stephen Shore e Richard Misrach. Unica presenza femminile, Diane Arbus con la sua visione apparentemente «normale» del lato oscuro della società.
«Ancora più valore assumono queste opere perché pensate e prodotte in anni particolari - afferma Filippo Maggia - in anni in cui l'America, dalla fine della seconda guerra mondiale sino ai primi anni ottanta, si è prima consolidata, celebrandosi come suprema potenza economica e politica mondiale, per poi, già da metà anni sessanta, iniziare a guardarsi dentro, spinta in questo processo di autoanalisi dai giovani che rivelarono le contraddizioni tipiche di un benessere così rilevante quanto devastante».
Così, dalla poesia del peperone di Weston, che associamo all'abbraccio di due innamorati, arriviamo all'ironia di Freedlander quando il suo sguardo intercetta quello di personaggi anonimi (e non) attraverso lo schermo televisivo. Del sociale si fa portavoce Davidson con East 100th Street, il celebre lavoro su Harlem, come prima di lui Roy DeCarava (che ad Harlem era nato nel 1919) tra i principali interpreti african american con i suoi scatti, icone del Civil Rights Movement, ma anche della musica jazz.
Quanto al paesaggio, l'altra faccia della medaglia - rispetto alla visione grandiosa di Adams - è rappresentata da quello antieroico di Gossage, Misrach e Shore, quest'ultimo presente nella mostra The New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscapes (1975).
Profondamente diversi, ma accomunati oltre che dall'anno di nascita (1925) da un approccio filosofico nell'utilizzo del mezzo fotografico, Walter Chappell e Ralph Eugene Meatyard. L'enigma, il flusso vitale si traducono anche in sperimentazioni inquiete e inquietanti, come vediamo soprattutto nelle fotografie visionarie di Meatyard, a cui ha guardato consapevolmente Francesca Woodman, che sembrano visualizzare l'inconscio.
Quanto a Chappell (è in programma la retrospettiva organizzata dalla Fondazione Fotografia) emerge una ricerca in cui la fotografia tende a catturare l'energia pura che transita dalla natura al corpo umano, per poi fare ritorno al cosmo.
Foto: GARRY WINOGRAND, «HARDHAT RALLY (PROTEST)», 1969
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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