domenica 17 febbraio 2013
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
Edizione html
il manifesto 2013.02.02 - 12 VISIONI
 
INTERVISTA Alejo Pérez, giovane direttore
«Se l'opera guarda al futuro non muore»
ARTICOLO - Andrea Penna ROMA

ARTICOLO - Andrea Penna ROMA
ROMA
Non è ancora molto conosciuto in Italia, Alejo Pérez, ma negli ultimi anni ha fatto parlare di sé in patria, in Argentina, e nelle città europee più abituate alla musica del XX secolo e al teatro d'avanguardia, collezionando successi non scontati con opere di Pintscher, Henze, Eötvös e Xenakis. Adesso tocca al Naso, che il 27 approda all'Opera di Roma, per la regia di Peter Stein.
Come è approdato a quest'opera?
Ho diretto tanto Sostakovic in questi anni, anche la Lady Macbeth di Msenk, la sua seconda opera. Il Naso però è di gran lunga più moderno e difficile, a partire dalla struttura, una concezione simile a Wozzek di Berg, persino cinematografica, con episodi ravvicinati che scorrono senza transizione, con salti improvvisi. In questo spettacolo romano è un aspetto magnificamente messo in luce, considerando quanto è complesso per il regista, oltre che per il direttore, governare oltre trenta personaggi, gli attori e il coro.
Lei sembra molto attratto dal Novecento musicale russo, come mai?
Spesso i direttori giovani non scelgono del tutto il proprio percorso, ma ci capitano dentro. Certo, poi ci si appassiona, come mi è capitato con Sostakovic; ma ci sono compositori che non smetterei mai di studiare, come Wagner, Strauss, Berg.
A proposito di studiare, quanto tempo le è servito per preparare il Naso?
Ho preso in mano la partitura un anno fa, ma il lavoro serio è durato circa sei mesi, anche se non continuativi. Dieci anni fa ci avrei messo il doppio. È stato un bene arrivarci solo adesso.
Lei ha una formazione da compositore, anche questo conta..
Naturalmente. Ho dovuto mettere da parte l'attività di compositore quando la direzione d'orchestra ha preso il sopravvento, non è come il pianoforte che puoi tentare di mantenere con delle ore rubate fra prove e tempo libero, ammesso che funzioni: ci vuole la mente sgombra. Mi resta la curiosità di comprendere ogni meccanismo creativo e strutturale delle creazioni moderne. Non solo, credo proprio che negli studi tutti i musicisti, strumentisti compresi, dovrebbero partire proprio dal Novecento, anzi dall'oggi, andando a ritroso. Altrimenti si inizia da Palestrina e si arriva all'accordo di apertura del Tristano, poi ..nebbia indistinta.
Il Naso traccia una satira sociale graffiante, ma è stato al centro di dolorose vicende politiche. Il teatro musicale conserva oggi una sua forza politico-sociale?
Più che mai. Il teatro musicale porta sulla scena il mondo che potrebbe essere, o che non deve essere. L 'assurdo e il grottesco che il genio combinato di Gogol' e Sostakovic ci offrono sono attualissimi. Quando si dice che l'opera moderna o contemporanea ha abbandonato le sue tradizioni, non riesco a essere d'accordo:se dirigo Berio, ecco che mi viene in mente Gesualdo; con Ligeti vedo in filigrana Monteverdi. Persino Rihm e la Saariaho sono ben ancorati, se si ascoltano con mente aperta, alle proprie radici culturali.
E l'attenzione dei governi verso la musica cambia molto, fra l'Argentina, gli Usa e l'Europa, nella sua esperienza?
Ci sono implicazioni diverse. I geni non nascono sempre in sistemi adatti a supportarli, questo è sicuro. Tuttavia essere creativi e fidarsi del futuro, specie per i dirigenti culturali e chi programma, come per esempio accade nel mio paese, dove c'e' un pubblico molto curioso, è una ricetta sicura per salvarci dalla crisi. Programmare solo per il pubblico tradizionale alla lunga si rivela un errore, come è sbagliato pensare che si debba cominciare dal Flauto Magico per avvicinarsi all'opera lirica. Non è vero. Venite a vedere il Naso, invece!
 
[stampa]
 
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it