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il manifesto 2013.02.02 - 12 VISIONI
A teatro • Debutto di «Workwithinwork» di William Forsythe, rinato nella versione proposta da Aterballetto; a Roma Peter Stein dirige l'atteso capolavoro di Sostakovic
Seducente danza nel buio
ARTICOLO - Francesca Pedroni REGGIO EMILIA
ARTICOLO - Francesca Pedroni REGGIO EMILIA
Nel corso del balletto nascono duetti che si stagliano improvvisi. Coreografie frenetiche e evocative
REGGIO EMILIA
Trenta minuti di vertiginosa bellezza che fluisce per lo spazio tra impennate dinamiche e magici attimi di stasi hanno festeggiato venerdì scorso alla Fonderia di Reggio Emilia il volto 2013 di Aterballetto. L'occasione era il debutto di workwithinwork, magistrale pezzo firmato da William Forsythe nel 1998, rinato oggi con i danzatori della compagnia italiana e primo titolo di un anno che si annuncia per Aterballetto particolarmente combattivo e fecondo.
Storico gruppo nato nel 1979, diretto per quasi diciotto anni da Amedeo Amodio e per i successivi dieci da Mauro Bigonzetti, coreografo principale dell'ensemble fino all'anno scorso, oggi Aterballetto si presenta come compagnia di balletto contemporaneo con un preciso obbiettivo: la costruzione di un repertorio sempre più aperto a una molteplicità di firme che abbini a nomi della coreografia internazionale autori italiani da far conoscere maggiormente nel mondo. Promotrice indefessa dell'ampliamento del repertorio è Cristina Bozzolini, direttrice artistica di Aterballetto dal 2007, donna e artista (chi non la ricorda alla testa del Balletto di Toscana?) di grande temperamento, affiancata con fine consapevolezza da Giovanni Ottolini. Diciotto i danzatori, agguerriti e di ottima tecnica, pronti a mettersi in gioco in una rosa di nuove creazioni e riallestimenti stuzzicante per il loro sviluppo interpretativo. Li vedremo cimentarsi nei prossimi mesi con lo svedese Johan Inger, con lo slavo Edward Clug, danzare in lavori di Eugenio Scigliano, Fabrizio Monteverde, Cristina Rizzo, Michele Di Stefano, mantenere vivi i tanti titoli creati negli anni da Bigonzetti.
Ed eccoci a Forsythe: iniziare il nuovo corso con lui è un segno di riconoscimento che fa la differenza. Non è la prima volta del resto che il coreografo americano dà a Aterballetto un suo pezzo: lo fece nel 1984 con Love Songs, ripreso negli anni successivi più volte, nel 1985 con il bellissimo Artifact II trasformato successivamente nell'incandescente Steptext. Per workwithinwork Forsythe è tornato a Reggio Emilia a vedere l'attuale generazione di danzatori di Aterballetto, «si è innamorato della compagnia» - racconta con orgoglio materno Bozzolini. Riallestito da due forsythiane doc come Francesca Caroti e Allison Brown, workwithinwork appartiene ai lavori firmati da Forsythe ai tempi del Frankfurt Ballett: stile post-classico con ascendenze balanchiniane, workwithinwork nasce sui Duetti per due violini di Luciano Berio consigliati al coreografo dal musicista e collaboratore storico di Forsythe, Thom Willems. Trentaquattro magnifici piccoli componimenti di cui ventotto scelti per workwithinwork.
La danza emerge dal buio, con calma e seducente amore per la sospensione. Forsythe è un maestro nella scrittura coreografica che viaggia da un interprete all'altro, da un duo a un trio, da un gruppo a un solo. Guardare workwithinwork è percepire gli invisibili fili di connessione tra i corpi, è sentire i pieni e i vuoti negli spazi, il tempo che scorre a velocità differenti tra i luoghi della scena. Il Forsythe di workwithinwork è danzato in punta, scarpette fibrillanti che disegnano sul pavimento ricami impervi, tracce fulminee che si vanno a intrecciare con le linee dai focus molteplici create da braccia, polsi, busto. Nel corso del balletto nascono duetti che si stagliano, improvvisi, di fronte ad altri danzatori diventati, d'un tratto, osservatori. Le strutture non sono mai chiuse, ogni duo, ogni trio può aprirsi a altre forme, sciogliersi e rivelare nuove vie in un continuo modularsi della relazione spazio/tempo. Intanto i violini di Berio, dolenti, evocativi, frenetici o sottilmente ambigui trovano nella coreografia nonché nella danza, nell'organizzazione dei movimenti nello spazio come nell'esperienza dei corpi, una voce autonoma eppure in sintonia che è dialogo tra emozioni e colori, sfumature d'ombra e lampi di luce.
I danzatori di Aterballetto sono entrati con spirito di ricerca, curiosità e una particolare carica espressiva nel pezzo di Forsythe. Hanno umori diversi, visioni singole, ne esce un pezzo pieno di vita e di giovinezza, applauditissimo, che sarà bello veder crescere durante l'anno. Tra le tappe più importanti quella del 21 marzo al Valli di Reggio Emilia e quella al Piccolo Teatro Strehler di Milano in giugno dove Aterballetto presenterà vari titoli dal suo repertorio. Si partirà con il Casanova di Eugenio Scigliano, per passare al recente Canto per Orfeo di Mauro Bigonzetti e concludere con il brioso Rossini Cards, ancora di Bigonzetti e workwithinwork: pezzo intramontabile di un maestro della coreografia contemporanea.
Trenta minuti di vertiginosa bellezza che fluisce per lo spazio tra impennate dinamiche e magici attimi di stasi hanno festeggiato venerdì scorso alla Fonderia di Reggio Emilia il volto 2013 di Aterballetto. L'occasione era il debutto di workwithinwork, magistrale pezzo firmato da William Forsythe nel 1998, rinato oggi con i danzatori della compagnia italiana e primo titolo di un anno che si annuncia per Aterballetto particolarmente combattivo e fecondo.
Storico gruppo nato nel 1979, diretto per quasi diciotto anni da Amedeo Amodio e per i successivi dieci da Mauro Bigonzetti, coreografo principale dell'ensemble fino all'anno scorso, oggi Aterballetto si presenta come compagnia di balletto contemporaneo con un preciso obbiettivo: la costruzione di un repertorio sempre più aperto a una molteplicità di firme che abbini a nomi della coreografia internazionale autori italiani da far conoscere maggiormente nel mondo. Promotrice indefessa dell'ampliamento del repertorio è Cristina Bozzolini, direttrice artistica di Aterballetto dal 2007, donna e artista (chi non la ricorda alla testa del Balletto di Toscana?) di grande temperamento, affiancata con fine consapevolezza da Giovanni Ottolini. Diciotto i danzatori, agguerriti e di ottima tecnica, pronti a mettersi in gioco in una rosa di nuove creazioni e riallestimenti stuzzicante per il loro sviluppo interpretativo. Li vedremo cimentarsi nei prossimi mesi con lo svedese Johan Inger, con lo slavo Edward Clug, danzare in lavori di Eugenio Scigliano, Fabrizio Monteverde, Cristina Rizzo, Michele Di Stefano, mantenere vivi i tanti titoli creati negli anni da Bigonzetti.
Ed eccoci a Forsythe: iniziare il nuovo corso con lui è un segno di riconoscimento che fa la differenza. Non è la prima volta del resto che il coreografo americano dà a Aterballetto un suo pezzo: lo fece nel 1984 con Love Songs, ripreso negli anni successivi più volte, nel 1985 con il bellissimo Artifact II trasformato successivamente nell'incandescente Steptext. Per workwithinwork Forsythe è tornato a Reggio Emilia a vedere l'attuale generazione di danzatori di Aterballetto, «si è innamorato della compagnia» - racconta con orgoglio materno Bozzolini. Riallestito da due forsythiane doc come Francesca Caroti e Allison Brown, workwithinwork appartiene ai lavori firmati da Forsythe ai tempi del Frankfurt Ballett: stile post-classico con ascendenze balanchiniane, workwithinwork nasce sui Duetti per due violini di Luciano Berio consigliati al coreografo dal musicista e collaboratore storico di Forsythe, Thom Willems. Trentaquattro magnifici piccoli componimenti di cui ventotto scelti per workwithinwork.
La danza emerge dal buio, con calma e seducente amore per la sospensione. Forsythe è un maestro nella scrittura coreografica che viaggia da un interprete all'altro, da un duo a un trio, da un gruppo a un solo. Guardare workwithinwork è percepire gli invisibili fili di connessione tra i corpi, è sentire i pieni e i vuoti negli spazi, il tempo che scorre a velocità differenti tra i luoghi della scena. Il Forsythe di workwithinwork è danzato in punta, scarpette fibrillanti che disegnano sul pavimento ricami impervi, tracce fulminee che si vanno a intrecciare con le linee dai focus molteplici create da braccia, polsi, busto. Nel corso del balletto nascono duetti che si stagliano, improvvisi, di fronte ad altri danzatori diventati, d'un tratto, osservatori. Le strutture non sono mai chiuse, ogni duo, ogni trio può aprirsi a altre forme, sciogliersi e rivelare nuove vie in un continuo modularsi della relazione spazio/tempo. Intanto i violini di Berio, dolenti, evocativi, frenetici o sottilmente ambigui trovano nella coreografia nonché nella danza, nell'organizzazione dei movimenti nello spazio come nell'esperienza dei corpi, una voce autonoma eppure in sintonia che è dialogo tra emozioni e colori, sfumature d'ombra e lampi di luce.
I danzatori di Aterballetto sono entrati con spirito di ricerca, curiosità e una particolare carica espressiva nel pezzo di Forsythe. Hanno umori diversi, visioni singole, ne esce un pezzo pieno di vita e di giovinezza, applauditissimo, che sarà bello veder crescere durante l'anno. Tra le tappe più importanti quella del 21 marzo al Valli di Reggio Emilia e quella al Piccolo Teatro Strehler di Milano in giugno dove Aterballetto presenterà vari titoli dal suo repertorio. Si partirà con il Casanova di Eugenio Scigliano, per passare al recente Canto per Orfeo di Mauro Bigonzetti e concludere con il brioso Rossini Cards, ancora di Bigonzetti e workwithinwork: pezzo intramontabile di un maestro della coreografia contemporanea.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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