EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
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IMMAGINE DELLA PRIMA PAGINA
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EDITORIALE L'università che ci meritiamo di Alessandro Dal Lago
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APERTURA Oui, lo voglio
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ARTICOLO La propaganda al tempo della crisi di Marco Giusti
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ARTICOLO Il naufragio dell'ultima utopia di Alberto Piccinini
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ARTICOLO Baloji, tra Congo e Belgio un «soul» a colpi di rap di PAOLO FERRARI l
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ARTICOLO Oggi la giovane Italia sfida i super «bleus» di FLAVIO PAGANO
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ARTICOLO «Posto fesso» per tutti Monti e Ichino chiedono licenziamenti più facili
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ARTICOLO Il presidente francese arriva a Timbuctu come «chef de guerre»
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ARTICOLO Monti: basta tagli agli F-35 «Li ha voluti D'Alema» E il prof dimentica Di Paola
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ARTICOLO «Demagogia e populismo» Toghe e politica, Md accusa Ma l'imputato è Ingroia
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
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07
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il manifesto 2013.02.03 - 01 PRIMA PAGINA
SPOT E MANIFESTI
La propaganda al tempo della crisi
ARTICOLO - Marco Giusti
ARTICOLO - Marco Giusti
Aridaje! Tornano i faccioni per le strade e tornano le pubblicità elettorali coi loro «Basta!», «Adesso credici!», «Scrivi!». Tutto in tono dimesso, fortunatamente, perché i soldi sono finiti e anche Berlusconi ha deciso di fare solo tv, che è gratis, in gran parte sua o degli amici suoi, e arriva prima al cuore dei vecchi telemorenti che avevano deciso di mandarlo affanculo per sempre. Così non spreca neanche il trucco&parucco per le foto sulle affissioni che avevano dominato le sue tante campagne elettorali. Se lo volete rivedere, passa proprio in questi giorni su Sky un film maledetto di Massimo Ceccherini, La brutta copia, 2002, messo in cantina per dieci anni da Cecchi Gori. CONTINUA|PAGINA 3 Il Pd per essere rassicurante sceglie messaggi soft
da cinema italiano sfigato. Fascistoni gli spot di Fratelli d'Italia. Incredibile Meloni Il film si svolgeva proprio durante la sua più celebre campagna («Meno tasse per tutti») e dimostrava che Silvio era un alieno venuto dallo spazio. Ma quest'anno basta coi cieli azzurri, anche se poi qualche supermossa elettorale costosa la fa, come Balotelli al Milan per venti miliardi, diluiti in quattro comode rate (vediamo se poi le paga...), pronto per il derby Milan-Inter del 22 febbraio.
Il Pd, dopo aver incassato il reality delle primarie (sembrano secoli fa) e averci deliziati con una serie di tombali ritratti di Bersani al ritmo di «L'Italia giusta» (...«dove la politica dice la verità»), sforna ben due spot diretti da Luca Miniero, militante piddì e regista di commedie di grande successo come Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord. Nel primo spot, Il bacio, un ragazzo e una ragazza, sotto l'ombrello in un pontile (Ostia Beach?), si guardano, si piacciono e pensano all'incerto futuro. «Mi piaci un sacco», «I figli costano», «Meglio che non lo faccio». Poi, d'improvviso, i due abbandonano il senso di sfiga da cinema italiano e si baciano in uno slancio di positività bersaniana. «Il nostro sarebbe un paese più bello se fosse più giusto». Volgarucci i commenti sul web: i militanti vorrebbero più sesso. Nel secondo spot, Il parto, una donna sta per partorire e il suo uomo guarda il lieto evento con apprensione. Anche questi due hanno foschi pensieri («In Italia per una donna non è mica facile...») prima della nascita della bambina che ci mostrerà un roseo futuro bersaniano. In entrambi gli spot scivola via l'Inno di Gianna Nannini. Era meglio Vasco... Gli spot, girati benissimo da Miniero, che ha dichiarato che non li avrebbe mai girati per la Lega (è un grande) sono piuttosto eleganti, anche se non proprio incisivi. Era più romantica la corsa verso il futuro dei fidanzatini dello spot del Monte dei Paschi diretto da Marco Bellocchio un paio d'anni fa. Oggi capiamo magari perché scappavano...
Da qualche tempo il Pd ha intrapreso questa linea di messaggi soft da cinema italiano sfigato che dovrebbe rafforzarne l'immagine di partito solido, responsabile e solidale. Zingaretti, nei suoi manifesti per la campagna a presidente della regione Lazio sembra l'immaginetta di Don Bosco che pensa ai vecchi, agli autobus, magari anche alle buche. «Immagina una regione trasparente perché non ha niente da nascondere» si legge, mentre viene lanciato lo slogan «Un nuovo inizio». Un reboot, insomma, come Batman.
Se il Pd punta a rassicurare, i vecchi democristiani romani passati col Pdl sono giù tutti schierati col faccione per la Destra di Storace, che lancia per sé lo slogan «Ora credici». A cosa dobbiamo credere, però, non è chiaro. Il manifesto, incredibile, di Giorgia Meloni, «Sfida il futuro. Senza paura», per il nuovo partito Fratelli d'Italia, lo abbiamo già visto ovunque. Neanche fosse Jodie Foster... Ne esiste uno uguale, ma si vedrà solo al Nord, identico con Crosetto, meno fotoshoppato. Molto più fascistoni gli spot di Fratelli d'Italia, tutti dedicati ai valori: Patria, Famiglia, Tradizione, Idee e Azioni. Compare anche D'Annunzio.
Roberto Maroni, invece, si lancia in doppia versione, con camicia e cravatta alla Renzi e con la giacca, per le sue grandi affissioni in Lombardia dove corre come presidente. «La Lombardia è più forte contro le mafie». Sarà... Nel suo spot due tizi ci parlano di treni che arrivano in orario e di lotta al pizzo, poi arriva lo stesso Maroni in primo piano e ci racconta l'idea della Lombardia che si tiene il suo 75% di tasse. «Questo sogno può diventare realtà», conclude, «Con la Lega si può». Lo sfidante della sinistra lombarda Umberto Ambrosoli gli risponde con un faccione sorridente e un po' da fighetto milanese al ritmo di «Forte perché libero».
Nichi Vendola, invece, mostra un faccione con orecchino in bella vista nei suoi manifesti per Sel al ritmo di «Benvenuta sinistra». In altri manifesti, identici, compaiono una ragazza e un bel ragazzo, che si presumono militanti del partito. Ma la perla di Sel è lo spot ispirato a Ruzzle, il giochino per i-pad. Nello schermo vengono composti i nomi B E R L U S C O N I... M O N T I. Che paura! E poi, un grande «tempo scaduto. Benvenuta sinistra!».
Notevole anche lo sforzo dei creativi che hanno lavorato sul manifesto di Fini. E' stata ripescata la foto di lui con il dito minaccioso e ormai anchilosato che ha osato sfidare Berlusconi («Che fai, mi cacci?») e una scritta un po' prolissa: «Amare l'Italia ha un prezzo, ma ne vale la pena». Il grande manifesto di Casini per l'Udc con le dichiarazioni d'amore per la famiglia è stato tolto in fretta, viste le battute che in tanti gli hanno rivolto sul fatto che ha schierato parenti e amici nel partito. Non era male neanche l'assurdo slogan «Udc il centro assoluto». Poi ce la spiegherà questa dell'assolutezza del centro.
Bruttino lo spot di Monti costruito col suo faccione immortalato sulla copertina di Time e poi dalla foto del suo incontro con Obama, seguito dai tweet dello stesso Monti. L'idea centrale è quella della salita, «E' il momento di far salire il talento, il merito...», che ritroviamo anche nei suoi manifesti, «L'Italia che sale». A Roma, tra i montiani c'è un certo Sbardella con giacca, cravatta e barbone che si lancia in un notevole «Io sono Noi». Estremamente semplice lo spot del Movimento Cinque Stelle, tutto costruito su parole chiave del programma del partito di Beppe Grillo e sull'idea di partito costruito sulla rete. Una ragazza, in esterni, clicca uno schermo invisibile e vengono fuori scritte del tipo «acqua pubblica, sviluppo, connettività, No Tav, ecc.». Semplice, ma funzionale. Decisamente più comico lo spot di Ingroia e della sua Rivoluzione Civile dove sfilano dei signori e ci dicono «Io sto con Ingroia» o «Io sono Ingroia», poi compare lui col faccione o in pieno comizio che arringa la folla. Grandi, invece, i manifesti che gli eredi Bonelli hanno fatto subito togliere minacciando fior di cause. Sotto alla scritta «Basta con questi mostri che ammorbano le istituzioni» il vecchio Dylan Dog, «lavoratore a progetto», dichiarava: «Anche io voto Rivoluzione Civile». Fantastico.
Tra i manifesti più comici quello di tal Cateno De Luca, siciliano del partito Rivoluzione Sicilia, che si era lanciato in un tarantiniano «Scateno De Luca». La faccia del candidato non era però così aggressiva. Mentre il leghista goriziano Franco Zoldi si mostra in mutande commentando: «Ci hanno ridotto così». Solo pochi fortunati hanno potuto vedere un mese fa il manifesto ideato da Emilio Fede per il suo partito «Vogliamo vivere», come il titolo del celebre film di Lubitsch, seguito dallo slogan «La dignità è un diritto». Nella foto si riconosce solo Fede che stringe un po' di mani. Faceva un certo effetto quando te lo ritrovavi a Roma sulla Palmiro Togliatti.
da cinema italiano sfigato. Fascistoni gli spot di Fratelli d'Italia. Incredibile Meloni Il film si svolgeva proprio durante la sua più celebre campagna («Meno tasse per tutti») e dimostrava che Silvio era un alieno venuto dallo spazio. Ma quest'anno basta coi cieli azzurri, anche se poi qualche supermossa elettorale costosa la fa, come Balotelli al Milan per venti miliardi, diluiti in quattro comode rate (vediamo se poi le paga...), pronto per il derby Milan-Inter del 22 febbraio.
Il Pd, dopo aver incassato il reality delle primarie (sembrano secoli fa) e averci deliziati con una serie di tombali ritratti di Bersani al ritmo di «L'Italia giusta» (...«dove la politica dice la verità»), sforna ben due spot diretti da Luca Miniero, militante piddì e regista di commedie di grande successo come Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord. Nel primo spot, Il bacio, un ragazzo e una ragazza, sotto l'ombrello in un pontile (Ostia Beach?), si guardano, si piacciono e pensano all'incerto futuro. «Mi piaci un sacco», «I figli costano», «Meglio che non lo faccio». Poi, d'improvviso, i due abbandonano il senso di sfiga da cinema italiano e si baciano in uno slancio di positività bersaniana. «Il nostro sarebbe un paese più bello se fosse più giusto». Volgarucci i commenti sul web: i militanti vorrebbero più sesso. Nel secondo spot, Il parto, una donna sta per partorire e il suo uomo guarda il lieto evento con apprensione. Anche questi due hanno foschi pensieri («In Italia per una donna non è mica facile...») prima della nascita della bambina che ci mostrerà un roseo futuro bersaniano. In entrambi gli spot scivola via l'Inno di Gianna Nannini. Era meglio Vasco... Gli spot, girati benissimo da Miniero, che ha dichiarato che non li avrebbe mai girati per la Lega (è un grande) sono piuttosto eleganti, anche se non proprio incisivi. Era più romantica la corsa verso il futuro dei fidanzatini dello spot del Monte dei Paschi diretto da Marco Bellocchio un paio d'anni fa. Oggi capiamo magari perché scappavano...
Da qualche tempo il Pd ha intrapreso questa linea di messaggi soft da cinema italiano sfigato che dovrebbe rafforzarne l'immagine di partito solido, responsabile e solidale. Zingaretti, nei suoi manifesti per la campagna a presidente della regione Lazio sembra l'immaginetta di Don Bosco che pensa ai vecchi, agli autobus, magari anche alle buche. «Immagina una regione trasparente perché non ha niente da nascondere» si legge, mentre viene lanciato lo slogan «Un nuovo inizio». Un reboot, insomma, come Batman.
Se il Pd punta a rassicurare, i vecchi democristiani romani passati col Pdl sono giù tutti schierati col faccione per la Destra di Storace, che lancia per sé lo slogan «Ora credici». A cosa dobbiamo credere, però, non è chiaro. Il manifesto, incredibile, di Giorgia Meloni, «Sfida il futuro. Senza paura», per il nuovo partito Fratelli d'Italia, lo abbiamo già visto ovunque. Neanche fosse Jodie Foster... Ne esiste uno uguale, ma si vedrà solo al Nord, identico con Crosetto, meno fotoshoppato. Molto più fascistoni gli spot di Fratelli d'Italia, tutti dedicati ai valori: Patria, Famiglia, Tradizione, Idee e Azioni. Compare anche D'Annunzio.
Roberto Maroni, invece, si lancia in doppia versione, con camicia e cravatta alla Renzi e con la giacca, per le sue grandi affissioni in Lombardia dove corre come presidente. «La Lombardia è più forte contro le mafie». Sarà... Nel suo spot due tizi ci parlano di treni che arrivano in orario e di lotta al pizzo, poi arriva lo stesso Maroni in primo piano e ci racconta l'idea della Lombardia che si tiene il suo 75% di tasse. «Questo sogno può diventare realtà», conclude, «Con la Lega si può». Lo sfidante della sinistra lombarda Umberto Ambrosoli gli risponde con un faccione sorridente e un po' da fighetto milanese al ritmo di «Forte perché libero».
Nichi Vendola, invece, mostra un faccione con orecchino in bella vista nei suoi manifesti per Sel al ritmo di «Benvenuta sinistra». In altri manifesti, identici, compaiono una ragazza e un bel ragazzo, che si presumono militanti del partito. Ma la perla di Sel è lo spot ispirato a Ruzzle, il giochino per i-pad. Nello schermo vengono composti i nomi B E R L U S C O N I... M O N T I. Che paura! E poi, un grande «tempo scaduto. Benvenuta sinistra!».
Notevole anche lo sforzo dei creativi che hanno lavorato sul manifesto di Fini. E' stata ripescata la foto di lui con il dito minaccioso e ormai anchilosato che ha osato sfidare Berlusconi («Che fai, mi cacci?») e una scritta un po' prolissa: «Amare l'Italia ha un prezzo, ma ne vale la pena». Il grande manifesto di Casini per l'Udc con le dichiarazioni d'amore per la famiglia è stato tolto in fretta, viste le battute che in tanti gli hanno rivolto sul fatto che ha schierato parenti e amici nel partito. Non era male neanche l'assurdo slogan «Udc il centro assoluto». Poi ce la spiegherà questa dell'assolutezza del centro.
Bruttino lo spot di Monti costruito col suo faccione immortalato sulla copertina di Time e poi dalla foto del suo incontro con Obama, seguito dai tweet dello stesso Monti. L'idea centrale è quella della salita, «E' il momento di far salire il talento, il merito...», che ritroviamo anche nei suoi manifesti, «L'Italia che sale». A Roma, tra i montiani c'è un certo Sbardella con giacca, cravatta e barbone che si lancia in un notevole «Io sono Noi». Estremamente semplice lo spot del Movimento Cinque Stelle, tutto costruito su parole chiave del programma del partito di Beppe Grillo e sull'idea di partito costruito sulla rete. Una ragazza, in esterni, clicca uno schermo invisibile e vengono fuori scritte del tipo «acqua pubblica, sviluppo, connettività, No Tav, ecc.». Semplice, ma funzionale. Decisamente più comico lo spot di Ingroia e della sua Rivoluzione Civile dove sfilano dei signori e ci dicono «Io sto con Ingroia» o «Io sono Ingroia», poi compare lui col faccione o in pieno comizio che arringa la folla. Grandi, invece, i manifesti che gli eredi Bonelli hanno fatto subito togliere minacciando fior di cause. Sotto alla scritta «Basta con questi mostri che ammorbano le istituzioni» il vecchio Dylan Dog, «lavoratore a progetto», dichiarava: «Anche io voto Rivoluzione Civile». Fantastico.
Tra i manifesti più comici quello di tal Cateno De Luca, siciliano del partito Rivoluzione Sicilia, che si era lanciato in un tarantiniano «Scateno De Luca». La faccia del candidato non era però così aggressiva. Mentre il leghista goriziano Franco Zoldi si mostra in mutande commentando: «Ci hanno ridotto così». Solo pochi fortunati hanno potuto vedere un mese fa il manifesto ideato da Emilio Fede per il suo partito «Vogliamo vivere», come il titolo del celebre film di Lubitsch, seguito dallo slogan «La dignità è un diritto». Nella foto si riconosce solo Fede che stringe un po' di mani. Faceva un certo effetto quando te lo ritrovavi a Roma sulla Palmiro Togliatti.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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