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il manifesto 2013.02.05 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
 
NO AL FEMMINICIDIO
Vendola risponde all'appello anti violenza
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Luisa Betti
«Ti passerà la voglia di difendere le donne. Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te». Con questo biglietto l'avvocata Simona Giannangeli, del centro antiviolenza de L'Aquila, è stata minacciata dopo la sentenza di condanna a 8 anni per Francesco Tuccia, il militare che ha ridotto in fin di vita una studentessa nel retro della discoteca di Pizzoli. Giorni fa un medico ha detto a una donna stuprata di non preoccuparsi perché «vedrà, signora, tutto passa», mentre un'altra stava per essere buttata dal balcone davanti ai figli piccoli.
In questo clima diventa priorità unirsi e prendere parola pubblica denunciando la violenza sulle donne, e in piena campagna elettorale ci si aspetta che a farlo siano i politici che vogliono rappresentare i bisogni delle persone cui chiedono il voto. Il Pd ha nel suo programma «L'impegno a perseguire il contrasto verso ogni violenza contro le donne». Rivoluzione Civile dice «Aborriamo il femminicidio», ma nessuno dei leader della cosiddetta sinistra ha ancora pronunciato queste parole dalle tribune mediali in cui si stenta a parlare di diritti di donne e bambini. E mentre Casa Pound, Fratelli d'Italia, Lega, M5S, appoggiano i padri separati per i quali il Veneto ha stanziato 500mila euro, le madri separate povere con minori non se le fila nessuno anche se, per l'Istat, sul 12,7% dei separati che vanno alla Caritas, il 66,5% sono donne e il 33,5% uomini.
Dal blog Antiviolenza - sul sito del manifesto - è stato lanciato un appello affinché Bersani, Vendola e Ingroia, prendessero posizione su femminicidio e Pas (sindrome di alienazione parentale). Il primo a rispondere è stato Ingroia dicendo che «la parità di genere e la salvaguardia dei minori contro ogni forma di violenza e di discriminazione rappresentano una fondamentale battaglia di giustizia sociale», che «la violenza va contrastata attraverso politiche educative e di prevenzione, inasprimento delle sanzioni e tutele adeguate per chi è vittima di ogni atto lesivo», e che in Parlamento presenteranno «una proposta legislativa contro il femminicidio».
Nichi Vendola ha risposto ieri sottolineando la necessità di «donne consapevoli dei propri diritti e del proprio valore» e che «è responsabilità della politica che passi essenziali in questa direzione vengano compiuti e prese misure efficaci» come stanziare «fondi adeguati per la formazione di polizia, ospedali, giustizia, centri antiviolenza e soprattutto radicali programmi scolastici di educazione sentimentale per le relazioni solidali tra ragazzi e ragazze». Vendola sottolinea che «un capitolo essenziale riguarda la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne, a cominciare da quella economica. Per esempio un problema su cui bisogna fare chiarezza e proposte politiche e sociali, riguarda le madri separate di cui un'altissima percentuale subisce le conseguenze della separazione in termini di impoverimento materiale e psicologico», dimostrando di aver capito una parte importante della matassa.
Qualcosa si sta muovendo, ora tocca a Bersani: leader degni di questo nome devono avere il coraggio di unirsi su donne e bambini facendolo a voce alta, in tv, nelle piazze, sapendo che il voto delle donne non è scontato.
 
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