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il manifesto 2013.02.05 - 07 POLITICA & SOCIETÀ
 
COPPA DEL MONDO 2022
Miliardi, accuse e tangenti per quel mondiale in Qatar
ARTICOLO

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Un incontro a tre tra Nicolas Sarkozy, Michel Platini (nella foto) e il principe qatariota Tamim bin Hamad al Zani. Così - anche così - il mondiale di calcio del 2022 è arrivato in Qatar, un paese con 2 milioni di abitanti grande un terzo della Svizzera, che d'estate ha temperature disumane e in cui il calcio quasi non esiste. Esistono invece i soldi, e tanti: il principe garantiva sontuosi investimenti in Francia (e arrivò l'acquisto del Paris Saint-Germain), il presidente li voleva, il capo della Uefa venne pregato di votare Qatar. E al momento giusto, nel voto del dicembre 2010, l'emirato vinse sugli Usa. L'accusa è di France Football, che ha sparato in edicola la copertina «Qatargate» e una lunga inchiesta sul successo degli emiri nell'aggiudicarsi l'edizione del mondiale. Favori, regali, sponsorizzazioni, tutti eufemismi che declinano la stessa parola - tangenti - e le sue forme fantasiose. In cambio di una sponsorizzazione da 1,25 milioni di euro al convegno annuale della Caf, ad esempio, il Qatar ha avuto accesso diretto ai delegati della federcalcio africana, con gli altri paesi ridotti a semplici «osservatori». Un'amichevole tra Argentina e Brasile giocata a Doha è stata pagata 7 milioni di dollari per ciascuna delle due big del calcio mondiale (per un'amichevole la Spagna campione del mondo non spunta più di 2 milioni). E dirette accuse di tangenti il cui collettore e distributore sarebbe stato il discusso capo della federcalcio argentina, «don» Julio Grondona, che pochi giorni fa ha annunciato di voler chiudere la sua 35ennale carriera.
 
[stampa]
 
 
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