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il manifesto 2013.02.05 - 08 INTERNAZIONALE
SPAGNA Il premier a Berlino da Merkel si difende: «È tutto falso». Pp sotto la lente dei magistrati
Corruzione, ma Rajoy resiste
ARTICOLO - Giuseppe Grosso MADRID
ARTICOLO - Giuseppe Grosso MADRID
Il Psoe e la piazza indignata chiedono le dimissioni del governo
MADRID
Bastano due parole - ha dichiarato il presidente Rajoy al termine del vertice del Partido popular convocato d'urgenza sabato mattina - per negare tutte le accuse di corruzione che stanno facendo tremare il governo: «È falso». Ma pecca di ottimismo. Ce ne vorrebbero molte di più e molto più chiare per convincere gli spagnoli che la contabilità sommersa del Pp, scrupolosamente annotata su un quadernino dell'ex tesoriere Luis Bárcenas, sia una montatura.
E se di montatura si tratta, è senza dubbio molto verosimile; con nomi e numeri nero su bianco. Da una parte i pagamenti (illeciti, per la maggior parte) ricevuti da alcune tra le più grosse aziende del settore edile; dall'altra (ben al riparo dal fisco) le cifre corrisposte ai pezzi da novanta del Partido popular, compreso il presidente del governo Mariano Rajoy. Tutto molto dettagliato, molto preciso, e soprattutto - da quando el País ha pubblicato pochi giorni fa le pagine del quaderno di Bárcenas - tutto di pubblico dominio.
Tant'è che in molti hanno perso la pazienza e sabato sono scesi per le strade del centro di Madrid al grido di «ladri», «truffatori» e altre numerose variazioni sul tema, dettate dall'indignazione di un paese che - piegato dall'austerità e dai tagli - riceve come uno schiaffo in faccia la notizia di questo presunto giro di bustarelle.
Rajoy, però, smentisce tutto categoricamente. Come pure i risultati dell'indagine interna del partito, che nel giro di pochi giorni ha dispensato a tutta la cupola del Pp un'(auto)assoluzione plenaria: «Si è dimostrato che le retribuzioni sono state soggette a tassazione». Può darsi. Ma intanto nel Pp si respira un'atmosfera tesa: prova ne è l'urgenza con cui Rajoy ha convocato, sabato scorso, gli stati maggiori del partito con lo scopo di elaborare una strategia per arginare gli attacchi della cittadinanza e dell'opposizione. La scelta difensiva è caduta sulla la teoria della cospirazione nella sua versione più classica: «È deplorevole il danno che stanno infliggendo al Pp, a me e al governo e al paese», ha dichiarato il capo dell'esecutivo nel monologo letto a porte chiuse per evitare il confronto con la stampa. Una sofferta incombenza a cui, tuttavia, non ha potuto sottrarsi ieri a Berlino, in occasione del vertice ispano-tedesco. Ma anche la Germania non è stata teatro di grandi rivelazioni. Il presidente ha infatti aggiunto ben poco: «Quello che si dice è falso, tranne alcune cose pubblicate dai mezzi di informazione», ha enigmaticamente fatto sapere sotto lo sguardo di Angela Merkel, che ha cercato di mantenersi il più possibile al margine dalla questione. «Ciò che conta è la relazione tra i due governi» ha troncato la cancelliera.
Da Berlino Rajoy ha poi annunciato che il governo «è stabile e continuerà sulla strada delle riforme», rispondendo a distanza alla richiesta di dimissioni dell'opposizione. Il leader del Psoe Rubalcaba avrebbe dato - secondo Rajoy - «un credito immeritato alle insinuazioni, senza tenere in conto gli effetti che queste possono avere sul nostro paese». L'unico precedente risale a circa 20 anni fa, quando furono i popolari a chiedere al socialista Felipe González di abbandonare l'incarico a causa di un altro scandalo di corruzione. Uno scomodo ricorso storico in cui alcuni vedono le ragioni delle iniziali incertezze del Psoe a puntare dritto al cuore di Rajoy.
Il Pp, insomma, naviga in piena tempesta, benché qualcuno sia indubbiamente più esposto di altri alla bufera. È il caso della ministra della Sanità Ana Mato, che si trova sotto i riflettori sia per lo scandalo del partito, sia per la trama Gürtel, (un altro grosso giro di corruzione che riguarda da vicino il Pp), in cui risulterebbe implicata per aver ricevuto 60.000 euro in viaggi, borse di Vuitton e feste. «Sono speculazioni della stampa», si è difesa.
Intanto gli avvoltoi iniziano a volare basso. Esperanza Aguirre - la lady di ferro spagnola, già presidente della regione di Madrid e principale esponente della corrente anti-Rajoy nel Pp - accarezza con qualche speranza in più il sogno della presidenza. Non vede l'ora di ballare sulle macerie, se il palazzo del Pp dovesse crollare, pronta a ricostruirlo sotto la sua guida.
Bastano due parole - ha dichiarato il presidente Rajoy al termine del vertice del Partido popular convocato d'urgenza sabato mattina - per negare tutte le accuse di corruzione che stanno facendo tremare il governo: «È falso». Ma pecca di ottimismo. Ce ne vorrebbero molte di più e molto più chiare per convincere gli spagnoli che la contabilità sommersa del Pp, scrupolosamente annotata su un quadernino dell'ex tesoriere Luis Bárcenas, sia una montatura.
E se di montatura si tratta, è senza dubbio molto verosimile; con nomi e numeri nero su bianco. Da una parte i pagamenti (illeciti, per la maggior parte) ricevuti da alcune tra le più grosse aziende del settore edile; dall'altra (ben al riparo dal fisco) le cifre corrisposte ai pezzi da novanta del Partido popular, compreso il presidente del governo Mariano Rajoy. Tutto molto dettagliato, molto preciso, e soprattutto - da quando el País ha pubblicato pochi giorni fa le pagine del quaderno di Bárcenas - tutto di pubblico dominio.
Tant'è che in molti hanno perso la pazienza e sabato sono scesi per le strade del centro di Madrid al grido di «ladri», «truffatori» e altre numerose variazioni sul tema, dettate dall'indignazione di un paese che - piegato dall'austerità e dai tagli - riceve come uno schiaffo in faccia la notizia di questo presunto giro di bustarelle.
Rajoy, però, smentisce tutto categoricamente. Come pure i risultati dell'indagine interna del partito, che nel giro di pochi giorni ha dispensato a tutta la cupola del Pp un'(auto)assoluzione plenaria: «Si è dimostrato che le retribuzioni sono state soggette a tassazione». Può darsi. Ma intanto nel Pp si respira un'atmosfera tesa: prova ne è l'urgenza con cui Rajoy ha convocato, sabato scorso, gli stati maggiori del partito con lo scopo di elaborare una strategia per arginare gli attacchi della cittadinanza e dell'opposizione. La scelta difensiva è caduta sulla la teoria della cospirazione nella sua versione più classica: «È deplorevole il danno che stanno infliggendo al Pp, a me e al governo e al paese», ha dichiarato il capo dell'esecutivo nel monologo letto a porte chiuse per evitare il confronto con la stampa. Una sofferta incombenza a cui, tuttavia, non ha potuto sottrarsi ieri a Berlino, in occasione del vertice ispano-tedesco. Ma anche la Germania non è stata teatro di grandi rivelazioni. Il presidente ha infatti aggiunto ben poco: «Quello che si dice è falso, tranne alcune cose pubblicate dai mezzi di informazione», ha enigmaticamente fatto sapere sotto lo sguardo di Angela Merkel, che ha cercato di mantenersi il più possibile al margine dalla questione. «Ciò che conta è la relazione tra i due governi» ha troncato la cancelliera.
Da Berlino Rajoy ha poi annunciato che il governo «è stabile e continuerà sulla strada delle riforme», rispondendo a distanza alla richiesta di dimissioni dell'opposizione. Il leader del Psoe Rubalcaba avrebbe dato - secondo Rajoy - «un credito immeritato alle insinuazioni, senza tenere in conto gli effetti che queste possono avere sul nostro paese». L'unico precedente risale a circa 20 anni fa, quando furono i popolari a chiedere al socialista Felipe González di abbandonare l'incarico a causa di un altro scandalo di corruzione. Uno scomodo ricorso storico in cui alcuni vedono le ragioni delle iniziali incertezze del Psoe a puntare dritto al cuore di Rajoy.
Il Pp, insomma, naviga in piena tempesta, benché qualcuno sia indubbiamente più esposto di altri alla bufera. È il caso della ministra della Sanità Ana Mato, che si trova sotto i riflettori sia per lo scandalo del partito, sia per la trama Gürtel, (un altro grosso giro di corruzione che riguarda da vicino il Pp), in cui risulterebbe implicata per aver ricevuto 60.000 euro in viaggi, borse di Vuitton e feste. «Sono speculazioni della stampa», si è difesa.
Intanto gli avvoltoi iniziano a volare basso. Esperanza Aguirre - la lady di ferro spagnola, già presidente della regione di Madrid e principale esponente della corrente anti-Rajoy nel Pp - accarezza con qualche speranza in più il sogno della presidenza. Non vede l'ora di ballare sulle macerie, se il palazzo del Pp dovesse crollare, pronta a ricostruirlo sotto la sua guida.
Foto: MADRID, INDIGNATI ACCAMPATI A PUERTA DEL SOL CONTRO LA CORRUZIONE IN ALTO IL PREMIER SPAGNOLO MARIANO RAJOY E ANGELA MERKEL
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