EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
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ARTICOLO La Fiat ormai è da codice penale di a. po.
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ARTICOLO BORSA RECUPera, ma scopPia SEAT
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ARTICOLO De Tomaso, altri due manager arrestati per truffa aggravata di Mauro Ravarino TORINO
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ARTICOLO I lavoratori Coca Cola dicono no agli esuberi annunciati nella logistica
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ARTICOLO Appello ai candidati premier: «Parlate dei morti sul lavoro»
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ARTICOLO Disoccupazione e cig alle stelle
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ARTICOLO spread sotto quota monti
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
07 EUROPA
08 INTERNAZIONALE
09 INTERNAZIONALE
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.06 - 02 LA PAGINA 3
RESTAURO DI POMPEI
Spese folli, indagato l'ex commissario
ARTICOLO - A. Po.
ARTICOLO - A. Po.
A. Po.
Cinque misure cautelari e un indagato eccellente, l'ex commissario del sito archeologico di Pompei, Marcello Fiori, su richiesta della procura di Torre Annunziata: è l'esito dell'inchiesta sui restauri effettuati negli scavi a partire dal 2008, quando il governo affidò l'area alla Protezione civile. Fiori venne spedito a Pompei potendo godere dell'appoggio del ministro Sandro Bondi e di Guido Bertolaso. Le spese folli in marketing, vini e censimento dei randagi non fermarono i crolli a catena. Il caso più eclatante fu lo scempio commesso nel Teatro grande: le gradinate deturpate con cemento armato e tufo, canaline di scolo di plastica, container e martelli pneumatici, il tutto eseguito da ditte private. Fiori si sarebbe dovuto occupare invece della messa in sicurezza, salvaguardia e manutenzione dell'area.
Al centro dell'inchiesta c'è la convenzione stipulata con il teatro San Carlo nel 2010 per la messa in scena di spettacoli estivi nell'area archeologica. La Commissione generale di indirizzo e coordinamento del ministero per i Beni culturali, presieduta dall'allora capo di gabinetto Salvatore Nastasi (che era anche commissario straordinario del lirico partenopeo, oggi direttore generale per lo spettacolo del ministero), mette all'ordine del giorno i problemi connessi all'utilizzo del Teatro Grande. Nastasi propose di istituire un gruppo di lavoro per una valutazione d'impatto, ma non avverrà. Fiori invece diede incarico ai tecnici di attivarsi: «La progettazione delle opere - scrive il gip - l'affidamento della commessa, l'esecuzione dei lavori e la liquidazione delle competenze saranno snodi di un percorso caratterizzato da una lunga serie di impressionanti anomalie e irregolarità». Inoltre Fiori nel 2009 stipulò una convenzione con l'onlus The Co2 Crisis Opportunity, fondata da Giulia Minoli, figlia di Giovanni Minoli e Matilde Bernabei nonché moglie dal 2010 di Salvatore Nastasi. Oggetto: lo sviluppo del progetto di promozione Pompeiviva, previsto un rimborso spese mensili per un massimo di 37 mila euro, erogati circa 185 mila.
Nel mirino degli inquirenti anche i «lavori di restauro, sistemazione e allestimento scenico del Teatro Grande Odeion e del Quadriportico dei Gladiatori», costati oltre otto milioni di euro. L'anomalia riguarda l'uso di «procedure derogatorie nell'affidamento dei lavori». La deroga infatti poteva essere esercitata solo in presenza di requisiti come «l'indispensabilità», invece i fondi furono impiegati per l'allestimento e la fornitura di attrezzature. Non solo, le indagini hanno accertato che alcune opere affidate alla Caccavo Srl superavano di gran lunga il 50% dell'importo originario dell'appalto: somme gonfiate del 400% per lavori scadenti, eppure la società è stata scelta dal commissario per 26 interventi. Fiori è imputato per abuso d'ufficio continuato, mentre l'allora direttore dei lavori, Luigi D'Amora, dovrà rispondere di abuso d'ufficio, frode e truffa.
Cinque misure cautelari e un indagato eccellente, l'ex commissario del sito archeologico di Pompei, Marcello Fiori, su richiesta della procura di Torre Annunziata: è l'esito dell'inchiesta sui restauri effettuati negli scavi a partire dal 2008, quando il governo affidò l'area alla Protezione civile. Fiori venne spedito a Pompei potendo godere dell'appoggio del ministro Sandro Bondi e di Guido Bertolaso. Le spese folli in marketing, vini e censimento dei randagi non fermarono i crolli a catena. Il caso più eclatante fu lo scempio commesso nel Teatro grande: le gradinate deturpate con cemento armato e tufo, canaline di scolo di plastica, container e martelli pneumatici, il tutto eseguito da ditte private. Fiori si sarebbe dovuto occupare invece della messa in sicurezza, salvaguardia e manutenzione dell'area.
Al centro dell'inchiesta c'è la convenzione stipulata con il teatro San Carlo nel 2010 per la messa in scena di spettacoli estivi nell'area archeologica. La Commissione generale di indirizzo e coordinamento del ministero per i Beni culturali, presieduta dall'allora capo di gabinetto Salvatore Nastasi (che era anche commissario straordinario del lirico partenopeo, oggi direttore generale per lo spettacolo del ministero), mette all'ordine del giorno i problemi connessi all'utilizzo del Teatro Grande. Nastasi propose di istituire un gruppo di lavoro per una valutazione d'impatto, ma non avverrà. Fiori invece diede incarico ai tecnici di attivarsi: «La progettazione delle opere - scrive il gip - l'affidamento della commessa, l'esecuzione dei lavori e la liquidazione delle competenze saranno snodi di un percorso caratterizzato da una lunga serie di impressionanti anomalie e irregolarità». Inoltre Fiori nel 2009 stipulò una convenzione con l'onlus The Co2 Crisis Opportunity, fondata da Giulia Minoli, figlia di Giovanni Minoli e Matilde Bernabei nonché moglie dal 2010 di Salvatore Nastasi. Oggetto: lo sviluppo del progetto di promozione Pompeiviva, previsto un rimborso spese mensili per un massimo di 37 mila euro, erogati circa 185 mila.
Nel mirino degli inquirenti anche i «lavori di restauro, sistemazione e allestimento scenico del Teatro Grande Odeion e del Quadriportico dei Gladiatori», costati oltre otto milioni di euro. L'anomalia riguarda l'uso di «procedure derogatorie nell'affidamento dei lavori». La deroga infatti poteva essere esercitata solo in presenza di requisiti come «l'indispensabilità», invece i fondi furono impiegati per l'allestimento e la fornitura di attrezzature. Non solo, le indagini hanno accertato che alcune opere affidate alla Caccavo Srl superavano di gran lunga il 50% dell'importo originario dell'appalto: somme gonfiate del 400% per lavori scadenti, eppure la società è stata scelta dal commissario per 26 interventi. Fiori è imputato per abuso d'ufficio continuato, mentre l'allora direttore dei lavori, Luigi D'Amora, dovrà rispondere di abuso d'ufficio, frode e truffa.
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