EDIZIONE EBOOK
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05 POLITICA & SOCIETÀ
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ARTICOLO Vendola: «A Roma ho paura di uscire da solo la sera» di Leo Lancari ROMA
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ARTICOLO La rettifica del Vaticano: niente diritti alle coppie gay
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ARTICOLO Le parole di Bagnasco e la Cei smemorata dell'era Berlusconi
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ARTICOLO Gayfriendly europei e nel mondo
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ARTICOLO Matrimoni omosex, Londra approva
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08 INTERNAZIONALE
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il manifesto 2013.02.06 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
Abu Omar e non solo in Italia almeno 9 casi
ARTICOLO
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Rendition, non c'è solo il caso Abu Omar. Secondo la Open Society Justice Initiative (Osji, una ong che fa capo a George Soros), in almeno nove casi di detenuti identificati «sono stati usati aeroporti italiani» per i trasferimenti di prigionieri della Cia messe in piedi dopo le stragi dell'11 settembre. I nove casi, oltre a Omar, sono quelli di Bisher Al-Rawi, Jamil El-Banna, Abou Elkassim Britel (cittadino italiano trasferito in Marocco), Khaled El-Masri, Binyam Mohammed, Maher Arar e per l'espulsione di Ahmed Agiza e Mohammed El Zari. In totale gli scali fatti da aerei della Cia in aeroporti italiani sarebbero stati 46. Il dossier, intitolato «Globalizzazione della Tortura», cita documenti giudiziari americani secondo cui almeno due voli operati da Richmor Aviation, una compagnia usata dalla Cia, atterrarono a Roma (tra il primo e il 3 marzo 2003) e a Napoli (tra il 3 e il 7 maggio 2004). L'Italia, sottolinea il rapporto pubblicato in vista delle audizioni in senato del capo della Cia designato John Brennan, è stato l'unico paese in cui un tribunale ha condannato responsabili di rendition. La Osji, che identifica almeno 136 persone trasferite dalla Cia, afferma che alle rendition ha collaborato oltre un quarto dei paesi del mondo.
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