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il manifesto 2013.02.06 - 06 POLITICA & SOCIETÀ
 
MONSIGNOR PAGLIA FA RETROMARCIA
La rettifica del Vaticano: niente diritti alle coppie gay
ARTICOLO

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Sull'Osservatore romano oggi il presidente del Pontificio consiglio della famiglia smentisce di aver chiesto soluzioni per le coppie gay
Luca Kocci
Il giorno dopo le parole di mons. Vincenzo Paglia che molti avevano legittimamente interpretato come una timida apertura della Chiesa al riconoscimento giuridico delle unioni civili anche omosessuali, il Vaticano innesta la retromarcia e ribadisce la sua linea intransigente di totale chiusura.
«Il matrimonio è una dimensione chiara del diritto», ma ci sono anche «altre convivenze non familiari», aveva detto il presidente del Pontificio consiglio per la Famiglia, riferendosi anche alle coppie gay, su cui bisogna «individuare soluzioni di tipo di diritto privato» e «di prospettiva patrimoniale. Credo che questo sia un terreno che la politica deve cominciare a percorrere tranquillamente». Nulla di eversivo, anzi parole piuttosto ambigue, ma il richiamo alla politica perché trovi nuove strade è esplicito. Sull'Osservatore Romano di oggi si potranno leggere però ben tre interventi sul tema della «famiglia naturale fondata sul matrimonio fra uomo e donna». Anche in questo caso nulla di nuovo, tuttavia la loro pubblicazione all'indomani della sortita del ministro per la famiglia del Vaticano non è casuale e ha tutta l'aria di voler stoppare sul nascere qualsiasi lettura progressista. Tanto più che uno dei tre è una lunga intervista proprio a mons. Paglia, che non fa nessun riferimento alle parole del giorno prima ma ribadisce la linea tradizionale della Chiesa: siamo «conservatori dell'avvenire, del futuro della società», la cui «risorsa fondamentale è la famiglia». E per essere più chiaro denuncia la «Babele» in atto («si scambiano padre per madre e uomo per donna») e condanna alcune «scelte politiche e legislative che portano le società sull'orlo dell'abisso» (Bagnasco pochi giorni fa aveva parlato di «baratro»), con riferimento chiaro alle leggi per le coppie gay in discussione in Francia e Gran Bretagna.
Ma non c'è solo mons. Paglia. L'Osservatore, che si scopre ecumenico, pubblica anche le dichiarazioni di Justin Welby, neo arcivescovo di Canterbury e quindi primate della Chiesa anglicana, contro il progetto dei matrimoni omosessuali sostenuto dal premier conservatore Cameron e un lungo intervento del rabbino capo di Torino, Alberto Moshe Somekh, che bolla l'omosessualità come «comportamento trasgressivo» e auspica un'alleanza con la Chiesa cattolica «per la difesa della dignità, della stabilità e della sacralità della famiglia».
Resta da capire il senso delle prime aperture di Paglia: "voce dal sen fuggita" riportata subito all'ordine, oppure, essendo il vescovo vicinissimo alla Comunità di Sant'Egidio del montiano Andrea Riccardi, parole volutamente ambigue per poter meglio camminare sul filo di lana?
 
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