EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 POLITICA & SOCIETÀ
07 EUROPA
08 INTERNAZIONALE
09 INTERNAZIONALE
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
-
ARTICOLO Julianne Moore «terribile» Sarah Palin in «Game Change» su Raimovie
-
ARTICOLO L'assassinio? «Legalizzato»
-
ARTICOLO VISIONI
-
ARTICOLO Il vero grand guignol è il sistema sanitario
-
ARTICOLO TFF Virzì: «Il mio festival sarà senza confini»
-
ARTICOLO «Dirty Wars», le zone oscure della politica Usa di Giulia D'Agnolo Vallan NEW YORK
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
Edizione html
il manifesto 2013.02.06 - 12 VISIONI
Intervista/ DEVENDRA BANHART PARLA DI «MALA», CD IN USCITA IL 12 MARZO
«Mi piace mescolare Cage ai fermenti beat dell'hip hop»
ARTICOLO - Serena Valietti MILANO
ARTICOLO - Serena Valietti MILANO
MILANO
A volte la vicinanza di qualcuno è tale che non se ne percepisce neanche la presenza, semplicemente c'è, fa parte di noi. Ecco perché forse Devendra Banhart definisce questo suo ottavo album Mala «un party senza invitati», perché tutto quello che si porta addosso è scivolato dentro un vecchio registratore a basso costo naturalmente, quasi con rilassata noncuranza. Eppure Mala di invitati «imbucati più o meno consapevolmente» ne ha moltissimi: alcuni emergono da un verso stralunato di un brano, altri da un synth, altri ancora dal calore di un suono. Ognuno di loro racconta qualcosa di questo trentaduenne di madre venezuelana e padre americano, che ha debuttato nel 2002 con The Charles C. Leary, un concentrato di sonorità lo-fi uscito sulla label indie Hinah, a cui lo stesso anno sarebbe seguito Oh Me, Oh My... pubblicato dalla Young God Records di Michael Gira, anima degli Swans.
Mala invece uscirà il 12 marzo con Nonesuch, la stessa etichetta di Philip Glass, Wilco, Buena Vista Social Club e Paolo Conte «un artista italiano che amo insieme a Fabrizio De Andrè» e Caetano Veloso, una delle anime del Tropicalismo: «l'ho incontrato la prima volta a Rio de Janeiro, dove riuscimmo a esibirci solo alle quattro del mattino - racconta Devendra - Fu un disastro, ma lui venne nel backstage e disse: ragazzi è stato orribile, ma mi è piaciuto moltissimo». Caetano Veloso, insieme a Gilberto Gil, è una delle presenze sonore nei pomeriggi di bambino di Banhart a Caracas, dove la madre venezuelana ritornò lasciando il Texas, dopo la rottura col padre di Devendra. L'eredità di questi artisti permea le atmosfere del quieto Mala, un album che in quaranta minuti e una manciata di secondi racchiude un' infanzia nel cuore dell'America Latina, che ritorna sotto forma di lingua madre in Mi negrita cantata in spagnolo: e si ripresenta insieme nella Ballata di Keenan Milton, un pezzo folk strumentale dedicato al giovane skater trovato morto in una piscina dopo un party. Poi c'è la New York del rap, presente non nel sound, ma in un supporto: «Molta musica hip-hop degli inizi è stata incisa col Tascam - spiega - Sapendo che le mie canzoni non sono hip-hop, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante ascoltare il suono dei miei brani su una macchina utilizzata in passato per registrare la musica rap che amiamo». Ma la NYC che ritorna in Mala è anche quella del giro anti-folk degli anni Zero, che emerge nel singolo Für Hildegard von Bingen, storia di una badessa che diventa VJ, un testo dall'ironia assurda, quella di cui è maestro Adam Green,«amico che stimo molto, sia per la musica, sia come artista visivo», che ha firmato la regia del delirante film The Wrong Ferrari, a cui Banhart ha partecipato insieme a Macaulay Culkin.
Il suo periodo parigino si fonde con inglese e tedesco, tra acustico e synth Eighties in Your fine petting duck «dove duetto con mia moglie Ana Kras , con cui ho lavorato anche all'artwork di Mala», un album dove emergono tracce di «musica concreta alla John Cage. E accanto a Cage, Banhart cita «il decay, il decadimento naturale del suono di Morton Feldman», il compositore americano degli immensi paesaggi sonori di quiete. «È al decay che tendo», un «paesaggio di abbandono - come lo definiva Feldman stesso - che esprime dove il suono esiste nel nostro 'sentire' - lasciandoci, piuttosto che venendo verso di noi».
A volte la vicinanza di qualcuno è tale che non se ne percepisce neanche la presenza, semplicemente c'è, fa parte di noi. Ecco perché forse Devendra Banhart definisce questo suo ottavo album Mala «un party senza invitati», perché tutto quello che si porta addosso è scivolato dentro un vecchio registratore a basso costo naturalmente, quasi con rilassata noncuranza. Eppure Mala di invitati «imbucati più o meno consapevolmente» ne ha moltissimi: alcuni emergono da un verso stralunato di un brano, altri da un synth, altri ancora dal calore di un suono. Ognuno di loro racconta qualcosa di questo trentaduenne di madre venezuelana e padre americano, che ha debuttato nel 2002 con The Charles C. Leary, un concentrato di sonorità lo-fi uscito sulla label indie Hinah, a cui lo stesso anno sarebbe seguito Oh Me, Oh My... pubblicato dalla Young God Records di Michael Gira, anima degli Swans.
Mala invece uscirà il 12 marzo con Nonesuch, la stessa etichetta di Philip Glass, Wilco, Buena Vista Social Club e Paolo Conte «un artista italiano che amo insieme a Fabrizio De Andrè» e Caetano Veloso, una delle anime del Tropicalismo: «l'ho incontrato la prima volta a Rio de Janeiro, dove riuscimmo a esibirci solo alle quattro del mattino - racconta Devendra - Fu un disastro, ma lui venne nel backstage e disse: ragazzi è stato orribile, ma mi è piaciuto moltissimo». Caetano Veloso, insieme a Gilberto Gil, è una delle presenze sonore nei pomeriggi di bambino di Banhart a Caracas, dove la madre venezuelana ritornò lasciando il Texas, dopo la rottura col padre di Devendra. L'eredità di questi artisti permea le atmosfere del quieto Mala, un album che in quaranta minuti e una manciata di secondi racchiude un' infanzia nel cuore dell'America Latina, che ritorna sotto forma di lingua madre in Mi negrita cantata in spagnolo: e si ripresenta insieme nella Ballata di Keenan Milton, un pezzo folk strumentale dedicato al giovane skater trovato morto in una piscina dopo un party. Poi c'è la New York del rap, presente non nel sound, ma in un supporto: «Molta musica hip-hop degli inizi è stata incisa col Tascam - spiega - Sapendo che le mie canzoni non sono hip-hop, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante ascoltare il suono dei miei brani su una macchina utilizzata in passato per registrare la musica rap che amiamo». Ma la NYC che ritorna in Mala è anche quella del giro anti-folk degli anni Zero, che emerge nel singolo Für Hildegard von Bingen, storia di una badessa che diventa VJ, un testo dall'ironia assurda, quella di cui è maestro Adam Green,«amico che stimo molto, sia per la musica, sia come artista visivo», che ha firmato la regia del delirante film The Wrong Ferrari, a cui Banhart ha partecipato insieme a Macaulay Culkin.
Il suo periodo parigino si fonde con inglese e tedesco, tra acustico e synth Eighties in Your fine petting duck «dove duetto con mia moglie Ana Kras , con cui ho lavorato anche all'artwork di Mala», un album dove emergono tracce di «musica concreta alla John Cage. E accanto a Cage, Banhart cita «il decay, il decadimento naturale del suono di Morton Feldman», il compositore americano degli immensi paesaggi sonori di quiete. «È al decay che tendo», un «paesaggio di abbandono - come lo definiva Feldman stesso - che esprime dove il suono esiste nel nostro 'sentire' - lasciandoci, piuttosto che venendo verso di noi».
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
in edicola
sabato 15 diceMbre
sabato 15 diceMbre
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
di Mona Chollet
In edicola
da giovedì 13 dicembre
da giovedì 13 dicembre
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it




• 