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il manifesto 2013.02.06 - 14 LETTERE
 
SINISTRA
DA BRUXELLES AL LAZIO, IN NOME DELLA POLITICA
ARTICOLO

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Marco Furfaro
Ho 32 anni. Faccio parte della generazione Erasmus, dei voli low cost, quella cresciuta con i sogni dei propri genitori che ci volevano con la laurea e un buon lavoro, con un avvenire sicuro e confortevole. La generazione che pensava che «un altro mondo è possibile», che di giorno lavorava o faceva politica e poi di notte studiava per non deludere i propri genitori. Così mi sono laureato in Economia, a 24 anni. Quando l'Italia era già un Paese in cui non c'era più bisogno di una generazione, perché all'innovazione si preferiva la precarietà. Me ne sono andato, a Mostar, in Bosnia, come cooperante. Volevo conoscere il mondo letto sui libri, per aiutare un Paese martoriato dalla guerra, dove la povertà e i buchi delle pallottole incastonate nei muri delle case ti fanno capire presto quello che i telegiornali non potranno mai rivelarti. Quando il contratto è terminato sono partito per l'Europa in cerca di un lavoro. Sono arrivato a Bruxelles, dove, in un mondo composto per lo più da nominati, ho vinto un colloquio (vero) e ottenuto un contratto di 4 anni al Parlamento europeo.
Ho vinto un concorso in Commissione europea. Ma ho rinunciato. Nessuna follia, se non l'amore per un Paese che non volevo più vedere umiliato e dove volevo portare quello che avevo imparato. Ho preso un aereo e sono tornato. Ho conosciuto Nichi Vendola e ho deciso di mettere le mie competenze al servizio di una nuova idea di sinistra. Così, in Sinistra Ecologia Libertà sono diventato prima portavoce del Lazio e poi responsabile nazionale politiche giovanili. In mezzo, persone, incontri, viaggi, lavoro e passione. E una data: il 9 aprile 2011. Quando da una pazza idea, siamo riusciti a portare in piazza 300 mila precari nelle strade di tutta Italia al grido de «Il nostro tempo è adesso».
A Roma, in questi anni, non ho fatto solo vita di partito. Ho lavorato come segretario di Frascati Scienza, sono tuttora presidente di Spaziando, associazione di divulgazione scientifica. Ho fondato Tilt, una rete che si batte contro la precarietà e con cui ho presentato una proposta di legge per l'istituzione del reddito minimo raccogliendo 50.000 firme.
Mi candido alla Regione Lazio perché conosco la macchina amministrativa e le sue storture. Perché voglio il rifinanziamento del reddito minimo garantito. I soldi ci sono: quelli dati ai consiglieri regionali già fanno un terzo della quota, il resto si può trovare attraverso una riduzione delle spese di rappresentanza e con parte del fondo di riserva di spesa corrente. Per creare lavoro dobbiamo dare accesso al credito: investiamo migliaia di euro su studenti che se ne vanno all'estero perché non siamo in grado di finanziare i loro progetti. Studenti che vincono borse di studio ma che la Regione non gli ha ancora erogato per mancanza di fondi. Attraverso i soldi confiscati alle mafie possiamo finanziare il diritto allo studio e a un futuro. Mi candido perché voglio una sanità che superi la folle logica della dei tagli lineari e accompagni le persone nel loro percorso di cura incentivando la prevenzione, il filtro dei medici di famiglia, i presidi ambulatoriali territoriali. Per questo e per tanti altri motivi, ho deciso di candidarmi al Consiglio regionale. Perché credo ancora che si possa far politica per quello che si conosce e non per chi si conosce.
 
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