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il manifesto 2013.02.07 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
L'AQUILA
La protesta della Casa dello studente
ARTICOLO - Serena Giannico L'AQUILA
ARTICOLO - Serena Giannico L'AQUILA
L'AQUILA
Si mobilitano per salvare quel che resta del diritto allo studio. «Sancito dalla Costituzione, ma ormai maltrattato, stremato». Un diritto «che il dimissionario governo Monti, ha deciso di seppellire». Ma loro, gli studenti, non ci stanno e hanno inviato una lettera al presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi, chiedendogli «di esprimere, alla conferenza Stato-Regioni, disapprovazione nei confronti del decreto tagliaborse».
«Siamo i residenti della Casa dello studente dell'Aquila - si legge nel documento - Dopo essere venuti a conoscenza della bozza di decreto ministeriale sul diritto allo studio, non possiamo che mostrarle il nostro dissenso verso ciò che segnerebbe la fine della nostra permanenza in questa città e in questa regione, visto che usufruiamo dei benefici della borsa di studio guadagnandoceli con impegno. Ci aspettiamo il suo voto negativo, anche per garantire il futuro di 400 residenti a L'Aquila e di altri giovani che si trovano a vivere la stessa situazione». L'appello è dell'Udu (Unione degli universitari) dell'Aquila. Ad esso ne è seguito un altro dell'Udu di Teramo. «L'intento del governo - dice Mauro Pettinaro, rappresentante Udu L'Aquila - da un lato è quello di tagliare il più possibile il numero di borsisti, inasprendo i requisiti di accessibilità, dall'altro quello di diminuire l'importo delle borse». A questo, e la faccenda è già grave, si aggiungono altre novità: l'eliminazione del bonus, il limite di età e l'abbassamento della soglia di reddito per ottenere i benefici. Il decreto - evidenzia ancora - è discriminatorio, penalizza le aree più povere del paese: uno studente vedrà valutate le proprie condizioni economiche, a seconda della regione in cui si troverà a studiare. In poche parole, per gli studenti del centro e del sud sarà parecchio più complicato. Ciò avrà evidenti ricadute sull'appetibilità degli atenei, non in relazione a peculiarità scientifico-culturali, ma ad una mera opportunità di convenienza. In altri termini con questo sistema uno studente avrebbe una spinta maggiore ad optare per una università del nord potendo godere più facilmente di una borsa di studio.
Per l'Abruzzo la soglia massima di reddito per chiedere una borsa scenderebbe da 17.609,03 euro a 14.300. «In tal modo - affermano i giovani dell'Udu L'Aquila sul web - possiamo ben immaginare quanti studenti dei 3 atenei abruzzesi rimarrebbero fuori da un beneficio che spetta loro di diritto. Il decreto creerebbe, di fatto, studenti di serie A e di serie B, università di serie A e di serie B e danneggerebbe fortemente l'Abruzzo, rendendola poco allettante». «Ad oggi - riprende Pettinaro - il 40% degli studenti è costretto a lavori in nero, part time o ad ore per mantenersi agli studi. La situazione peggiorerebbe. Senza contare che scenderebbe ulteriormente il numero di iscritti».
Si mobilitano per salvare quel che resta del diritto allo studio. «Sancito dalla Costituzione, ma ormai maltrattato, stremato». Un diritto «che il dimissionario governo Monti, ha deciso di seppellire». Ma loro, gli studenti, non ci stanno e hanno inviato una lettera al presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi, chiedendogli «di esprimere, alla conferenza Stato-Regioni, disapprovazione nei confronti del decreto tagliaborse».
«Siamo i residenti della Casa dello studente dell'Aquila - si legge nel documento - Dopo essere venuti a conoscenza della bozza di decreto ministeriale sul diritto allo studio, non possiamo che mostrarle il nostro dissenso verso ciò che segnerebbe la fine della nostra permanenza in questa città e in questa regione, visto che usufruiamo dei benefici della borsa di studio guadagnandoceli con impegno. Ci aspettiamo il suo voto negativo, anche per garantire il futuro di 400 residenti a L'Aquila e di altri giovani che si trovano a vivere la stessa situazione». L'appello è dell'Udu (Unione degli universitari) dell'Aquila. Ad esso ne è seguito un altro dell'Udu di Teramo. «L'intento del governo - dice Mauro Pettinaro, rappresentante Udu L'Aquila - da un lato è quello di tagliare il più possibile il numero di borsisti, inasprendo i requisiti di accessibilità, dall'altro quello di diminuire l'importo delle borse». A questo, e la faccenda è già grave, si aggiungono altre novità: l'eliminazione del bonus, il limite di età e l'abbassamento della soglia di reddito per ottenere i benefici. Il decreto - evidenzia ancora - è discriminatorio, penalizza le aree più povere del paese: uno studente vedrà valutate le proprie condizioni economiche, a seconda della regione in cui si troverà a studiare. In poche parole, per gli studenti del centro e del sud sarà parecchio più complicato. Ciò avrà evidenti ricadute sull'appetibilità degli atenei, non in relazione a peculiarità scientifico-culturali, ma ad una mera opportunità di convenienza. In altri termini con questo sistema uno studente avrebbe una spinta maggiore ad optare per una università del nord potendo godere più facilmente di una borsa di studio.
Per l'Abruzzo la soglia massima di reddito per chiedere una borsa scenderebbe da 17.609,03 euro a 14.300. «In tal modo - affermano i giovani dell'Udu L'Aquila sul web - possiamo ben immaginare quanti studenti dei 3 atenei abruzzesi rimarrebbero fuori da un beneficio che spetta loro di diritto. Il decreto creerebbe, di fatto, studenti di serie A e di serie B, università di serie A e di serie B e danneggerebbe fortemente l'Abruzzo, rendendola poco allettante». «Ad oggi - riprende Pettinaro - il 40% degli studenti è costretto a lavori in nero, part time o ad ore per mantenersi agli studi. La situazione peggiorerebbe. Senza contare che scenderebbe ulteriormente il numero di iscritti».
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