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il manifesto 2013.02.07 - 12 VISIONI
Thriller/CORRUZIONE A NEW YORK, WAHLBERG INDAGA
Crowe cinico sindaco sotto elezioni Giochi di potere nella Grande mela
ARTICOLO
ARTICOLO
BROKEN CITY DI ALLEN HUGHES, CON RUSSEL CROWE E NATALIE MARTINEZ, USA 2013
Antonello Catacchio
Altro che «spezzata», la Grande mela è marcia. Si comincia con Billy, un poliziotto di quelli sbrigativi che secca un presunto violentatore killer. Nonostante una testimonianza (da tenere a mente) e il tentativo di scaricarlo del capo della polizia, viene salvato dal sindaco che mette tutto a tacere. Anni dopo scopriamo che Billy ha lasciato il distintivo e opera come detective privato. Sotto elezioni lo richiama il sindaco perché sospetta che sopra il suo assurdo ciuffo siano spuntate poderose corna. Scopriamo anche che Billy ora è diventato un bravo ragazzo, non beve più (mentre il whisky scorre a fiumi nelle stanze del potere) e ha conquistato il cuore di Natalie, la sorella della ragazza violentata e ammazzata a suo tempo che lui aveva spicciamente vendicato.
Natalie è impegnata nel voler fare l'attrice e debutta in un film scollacciato. Alla cui prima proiezione Billy sbrocca attaccandosi di nuovo alla bottiglia. Lo vediamo mentre schiuma quattro whisky doppi in dieci secondi dopo tanta astinenza, ma lui, invece di stramazzare, rispolvera la proverbiale aggressività. Forse anche lo sceneggiatore, o il montatore, o il regista, insomma qualcun altro deve aver nel frattempo bevuto e si sono così dimenticati di Natalie che saluta Billy e sfuma tra i vapori della storia per uscire di scena. Incalza invece la campagna elettorale col sindaco abbronzatissimo e filibustiere che ha venduto un intero quartiere popolare. Lui dice di averlo fatto per non aumentare le tasse ai cittadini (già sentita anche dalle nostre parti) in realtà è in combutta con il cementificatore e speculatore di turno. Aggiungete l'altro candidato cui viene ucciso un collaboratore, ma prosegue indomito la campagna e un paio di fraintendimenti d'alcova, e avrete il quadro di questo ennesimo ritrattino cinematografico di corruzione e potere.
Ancora non si sono spenti gli echi della sua interpretazione modestamente canora nei Miserabili, che Russell Crowe incarna un nuovo improbabile odioso bastardo, architetto del male con propensione alcolica. Mark Wahlberg invece si ritaglia il ruolo dell'ex poliziotto (visto che è anche tra i produttori) e offre al film muscoli coltivati e faccetta contrita, mentre a Catherine Zeta-Jones spetta il compito della moglie del sindaco, tardivamente illuminata nonostante le sue relazioni pericolose. Natalie Martinez ha mantenuto il suo vero nome, ma non ha messo a frutto le conoscenze acquisite nella serie CSI New York, altrimenti avrebbe capito prima con chi aveva a che fare. Barry Pepper, bocca da caricatura, è lo stravagante candidato perbene strapazzato dagli eventi, mentre Jeffrey Wright è il sorprendente capo della polizia. Tutti al servizio di Allen Hughes che ha diretto questa volta in solitaria senza il gemello Albert (Codice Genesi).
Negli Stati Uniti la critica l'ha ribattezzato «Broken movie», nonostante la fama degli interpreti (due oscarizzati e un nominato). In effetti la sensazione è che nel film qualcosa si sia spezzato e nessuno sia più riuscito a rimettere insieme i cocci.
Antonello Catacchio
Altro che «spezzata», la Grande mela è marcia. Si comincia con Billy, un poliziotto di quelli sbrigativi che secca un presunto violentatore killer. Nonostante una testimonianza (da tenere a mente) e il tentativo di scaricarlo del capo della polizia, viene salvato dal sindaco che mette tutto a tacere. Anni dopo scopriamo che Billy ha lasciato il distintivo e opera come detective privato. Sotto elezioni lo richiama il sindaco perché sospetta che sopra il suo assurdo ciuffo siano spuntate poderose corna. Scopriamo anche che Billy ora è diventato un bravo ragazzo, non beve più (mentre il whisky scorre a fiumi nelle stanze del potere) e ha conquistato il cuore di Natalie, la sorella della ragazza violentata e ammazzata a suo tempo che lui aveva spicciamente vendicato.
Natalie è impegnata nel voler fare l'attrice e debutta in un film scollacciato. Alla cui prima proiezione Billy sbrocca attaccandosi di nuovo alla bottiglia. Lo vediamo mentre schiuma quattro whisky doppi in dieci secondi dopo tanta astinenza, ma lui, invece di stramazzare, rispolvera la proverbiale aggressività. Forse anche lo sceneggiatore, o il montatore, o il regista, insomma qualcun altro deve aver nel frattempo bevuto e si sono così dimenticati di Natalie che saluta Billy e sfuma tra i vapori della storia per uscire di scena. Incalza invece la campagna elettorale col sindaco abbronzatissimo e filibustiere che ha venduto un intero quartiere popolare. Lui dice di averlo fatto per non aumentare le tasse ai cittadini (già sentita anche dalle nostre parti) in realtà è in combutta con il cementificatore e speculatore di turno. Aggiungete l'altro candidato cui viene ucciso un collaboratore, ma prosegue indomito la campagna e un paio di fraintendimenti d'alcova, e avrete il quadro di questo ennesimo ritrattino cinematografico di corruzione e potere.
Ancora non si sono spenti gli echi della sua interpretazione modestamente canora nei Miserabili, che Russell Crowe incarna un nuovo improbabile odioso bastardo, architetto del male con propensione alcolica. Mark Wahlberg invece si ritaglia il ruolo dell'ex poliziotto (visto che è anche tra i produttori) e offre al film muscoli coltivati e faccetta contrita, mentre a Catherine Zeta-Jones spetta il compito della moglie del sindaco, tardivamente illuminata nonostante le sue relazioni pericolose. Natalie Martinez ha mantenuto il suo vero nome, ma non ha messo a frutto le conoscenze acquisite nella serie CSI New York, altrimenti avrebbe capito prima con chi aveva a che fare. Barry Pepper, bocca da caricatura, è lo stravagante candidato perbene strapazzato dagli eventi, mentre Jeffrey Wright è il sorprendente capo della polizia. Tutti al servizio di Allen Hughes che ha diretto questa volta in solitaria senza il gemello Albert (Codice Genesi).
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