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il manifesto 2013.02.07 - 13 VISIONI
ARCHEOLOGIA Progetto Grande Pompei, la parata di ministri
I restauratori pattugliano il sito, il settore abbandonato a se stesso
ARTICOLO - Adriana Pollice NAPOLI
ARTICOLO - Adriana Pollice NAPOLI
105 milioni di euro dalla Ue, dall'esecutivo e dalla regione Campania, da spendere entro il 2015. Partiti alcuni lavori nelle Domus
NAPOLI
Una parata di ministri del governo uscente, Lorenzo Ornaghi, Fabrizio Barca e Annamaria Cancellieri, hanno accompagnato ieri a Pompei il commissario Ue, Johannes Hahn. L'occasione è stata l'inaugurazione dei primi due cantieri del progetto Grande Pompei, finanziato per 105 milioni di euro dalla Ue, dall'esecutivo e dalla regione Campania, da spendere entro il 2015. La prima tranche di lavori, per un totale di cinque case, sarebbe dovuta partire a giugno, invece l'avvio è slittato alla vigilia delle elezioni ed è stata una buona occasione per tirare la volata a Barca che, in molti, vedono tra i confermati a cominciare da Hahn, prodigo di lodi.
Già partiti i lavori alla Casa dei Dioscuri e in quella del Cripto Portico, seguire a breve la Domus delle pareti rosse, quella di Sirico e quella del Marinaio. In attesa di inaugurare i cantieri, nei passati due anni la Soprintendenza con fondi ordinari ha fatto interventi in 80 siti, di cui una ventina urgentissimi. Per gestire la fase di passaggio post commissariamento, su cui indaga la procura di Torre Annunziata, sono state messe in campo le professionalità assunte grazie al Progetto straordinario del marzo 2011: otto architetti, 13 archeologi e un funzionario. La prossima tranche di lavori riguarderà i bandi per le insule VI, VII e VIII, che racchiudono circa la metà dei 60 ettari di Pompei. Un programma che si base anche sullo studio del sito effettuato dall'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, che lasciò una mappatura accurata delle criticità all'interno degli scavi, e che punta alla messa in sicurezza e alla mitigazione del rischio idrogeologico. Per regimentare le acque, ad esempio, è stato ristrutturato il canale Conte di Sarno realizzato da Domenico Fontana a fine '500.
Fuori l'area archeologica è rimasta un'agguerrita pattuglia di restauratori armati di fischietti. Per loro il futuro resta molto incerto. L'unico ministro che è uscito a dialogare è stato proprio Barca, che ha promesso mai più gare al massimo ribasso. «Questa è la clausola che rende il lavoro nei cantieri insicuro - ha spiegato Giovanni Sannino della Fillea Cgil - e incentiva le irregolarità contrattuali». Un problema che hanno in comune manovali edili e restauratori. Spiega Serena Morello (della segreteria nazionale Fillea): «Quello del restauro è uno dei settori più precari, abbiamo il 52% di contratti atipici, molti lavorano a progetto e molti con partita iva, ma sono tutte forzature che vengono subite. Lavori fino a che c'è il cantiere e poi finisci a casa, senza alcun ammortizzatore sociale. In un settore che al 70% è occupato da donne la maternità è un lusso. E infatti è anche uno dei lavori interessati dal più alto indice di abbandoni. L'Italia investe solo lo 0,19% del Pil nei Beni culturali». Per loro e per la trentina di restauratori e archeologi arrivati con gli striscioni, il progetto Grande Pompei non offre risposte. È una campagna di messa in sicurezza, la manutenzione ordinaria, però, rimane un problema insoluto. Il risultato è che negli anni '50 erano una cinquantina le aree visitabili, oggi sono ridotte a cinque. Il ministro Ornaghi rimanda la palla al prossimo governo.
E mentre si rischia di perdere più di 2 miliardi di euro di fondi europei, è in corso la contrattazione per i nuovi finanziamenti comunitari 2014/2020. La Ue potrebbe destinare una cifra ingente per la conservazione del patrimonio culturale italiano, proprio seguendo il modello che si sta sperimentando a Pompei. Un modello che si apre al contributo dei privati: dal 14 febbraio partirà anche il bando di idee «99 ideas»: una commissione valuterà le proposte nazionali e internazionali per valorizzare tutto il tessuto produttivo e naturalistico che ruota intorno al sito archeologico, dove ogni anno arrivano 2 milioni e 300mila turisti che però non vengono intercettati dal territorio.
Una parata di ministri del governo uscente, Lorenzo Ornaghi, Fabrizio Barca e Annamaria Cancellieri, hanno accompagnato ieri a Pompei il commissario Ue, Johannes Hahn. L'occasione è stata l'inaugurazione dei primi due cantieri del progetto Grande Pompei, finanziato per 105 milioni di euro dalla Ue, dall'esecutivo e dalla regione Campania, da spendere entro il 2015. La prima tranche di lavori, per un totale di cinque case, sarebbe dovuta partire a giugno, invece l'avvio è slittato alla vigilia delle elezioni ed è stata una buona occasione per tirare la volata a Barca che, in molti, vedono tra i confermati a cominciare da Hahn, prodigo di lodi.
Già partiti i lavori alla Casa dei Dioscuri e in quella del Cripto Portico, seguire a breve la Domus delle pareti rosse, quella di Sirico e quella del Marinaio. In attesa di inaugurare i cantieri, nei passati due anni la Soprintendenza con fondi ordinari ha fatto interventi in 80 siti, di cui una ventina urgentissimi. Per gestire la fase di passaggio post commissariamento, su cui indaga la procura di Torre Annunziata, sono state messe in campo le professionalità assunte grazie al Progetto straordinario del marzo 2011: otto architetti, 13 archeologi e un funzionario. La prossima tranche di lavori riguarderà i bandi per le insule VI, VII e VIII, che racchiudono circa la metà dei 60 ettari di Pompei. Un programma che si base anche sullo studio del sito effettuato dall'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, che lasciò una mappatura accurata delle criticità all'interno degli scavi, e che punta alla messa in sicurezza e alla mitigazione del rischio idrogeologico. Per regimentare le acque, ad esempio, è stato ristrutturato il canale Conte di Sarno realizzato da Domenico Fontana a fine '500.
Fuori l'area archeologica è rimasta un'agguerrita pattuglia di restauratori armati di fischietti. Per loro il futuro resta molto incerto. L'unico ministro che è uscito a dialogare è stato proprio Barca, che ha promesso mai più gare al massimo ribasso. «Questa è la clausola che rende il lavoro nei cantieri insicuro - ha spiegato Giovanni Sannino della Fillea Cgil - e incentiva le irregolarità contrattuali». Un problema che hanno in comune manovali edili e restauratori. Spiega Serena Morello (della segreteria nazionale Fillea): «Quello del restauro è uno dei settori più precari, abbiamo il 52% di contratti atipici, molti lavorano a progetto e molti con partita iva, ma sono tutte forzature che vengono subite. Lavori fino a che c'è il cantiere e poi finisci a casa, senza alcun ammortizzatore sociale. In un settore che al 70% è occupato da donne la maternità è un lusso. E infatti è anche uno dei lavori interessati dal più alto indice di abbandoni. L'Italia investe solo lo 0,19% del Pil nei Beni culturali». Per loro e per la trentina di restauratori e archeologi arrivati con gli striscioni, il progetto Grande Pompei non offre risposte. È una campagna di messa in sicurezza, la manutenzione ordinaria, però, rimane un problema insoluto. Il risultato è che negli anni '50 erano una cinquantina le aree visitabili, oggi sono ridotte a cinque. Il ministro Ornaghi rimanda la palla al prossimo governo.
E mentre si rischia di perdere più di 2 miliardi di euro di fondi europei, è in corso la contrattazione per i nuovi finanziamenti comunitari 2014/2020. La Ue potrebbe destinare una cifra ingente per la conservazione del patrimonio culturale italiano, proprio seguendo il modello che si sta sperimentando a Pompei. Un modello che si apre al contributo dei privati: dal 14 febbraio partirà anche il bando di idee «99 ideas»: una commissione valuterà le proposte nazionali e internazionali per valorizzare tutto il tessuto produttivo e naturalistico che ruota intorno al sito archeologico, dove ogni anno arrivano 2 milioni e 300mila turisti che però non vengono intercettati dal territorio.
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