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il manifesto 2013.02.07 - 13 VISIONI
 
FANTASY
Orfeo e Euridice sotto lo «chapiteau»
ARTICOLO

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Cameron produce questo sogno a occhi aperti sugli acrobati del Cirque du Soleil
Fabio Francione
Una curiosa, disgraziata e imprevedibile coincidenza al ribasso sembra colpire nell'ultimo mese il Cirque du Soleil, il gruppo di giocolieri, acrobati e saltimbanchi più celebre del mondo. Infatti se da un lato l'uscita del film Cirque du Soleil 3D: mondi lontani, distribuzione Nexo Digital, innalza ancor più nell'olimpo dello spettacolo il «Soleil», dall'altro le notizie arrivate dei licenziamenti che saranno messi in atto a causa della crisi economica, lascia a dir poco perplessi. Ma, poi si sa che lo spettacolo continua e l'amarezza si spera ricollocata dei 400 dipendenti sui 5000 che muovono sia gli spettacoli itineranti sia quelli in sede, potrebbe essere più che ripagata dal film in 3d realizzato da James Cameron, il regista di Titanic e Avatar, e da Andrew Adamson, autore della saga animata Shrek. Un po' di storia: 1982 a Baie-Saint-Paul, in Canada, un giovanissimo mangiafuoco Guy Lalibertè, con Gilles St-Croix, Serge Roy e altri artisti di strada, ebbero l'idea di fondare la rassegna Fête Foraine. Fu il primo passo per la fondazione del Cirque du Soleil, che però ufficialmente nacque solo due anni dopo. Era il 1984, e da allora per più di trent'anni spettacoli ormai diventati leggendari come O o Kà, e ancora Love, costruito sulle canzoni dei Beatles, e Viva Elvis, hanno riempito gli «chapiteau» di mezzo mondo. Forte di tale successo, scansando abilmente rischi che potevano essere causati forse solo dalla complessità del progetto, Adamson ha seguito per anni il «Cirque» per poi riuscire a radunare intorno a un'idea di sceneggiatura, che legasse a «sketches» tutti gli spettacoli, un pool di produttori capeggiati dal regista premio oscar e potente innovatore di mezzi e di tecnologia applicata al cinema, James Cameron.
Ne è venuto fuori un capolavoro totalmente inattuale, senza unità né di luogo né di tempo che s'affida integralmente all'azione artistica, musicale e coreografica del Cirque du Soleil: pochissime parole, ridottissimi i dialoghi, persi nello scorrere delle immagini come su un nastro sognante aperto alle suggestioni del XX secolo, il cui indirizzo è però verso la novità del mezzo tecnologico e all'uso misurato, ma non meno coinvolgente del 3d. Con tali riprese le coreografie, i numeri acrobatici, la mobilità delle scene, nondimeno dei fiammeggianti costumi (ora adamitici ora futuristici), saturano fisicamente la trama pur con la sua esilità narrativa: una giovane entra in un circo, incrocia lo sguardo di un operaio al lavoro e se ne innamora. Assistendo allo spettacolo, s'accorge che il giovane è il trapezista, l'attrazione principale del circo; il suo numero finisce male e viene inghiottito da una voragine che affonda nel perimetro dello chapiteau.
La ragazza, senza paura, si getta a capofitto al suo inseguimento fino a ritrovarlo in un mondo tappezzato di sogni e diventando lei stessa compagna d'arte e di acrobazie. All'improvviso, il film sterza e abbandona la riscrittura mitologica con però l'happy end di questi due Orfeo e Euridice a rovescio e fa convergere «i mondi lontani» in una discontinuità temporale in cui convivono i cafè chantant di Toulouse Lautrec con il rock'n'roll, i clown di Fellini con i costumi di Picasso, il Teatro No con Flash Gordon. E così facendo, Cameron e Adamson iscrivono d'impeto il Cirque du Soleil nella storia, consegnando al pubblico e al futuro una lettura critica e contemporanea di cosa è stato e cos'è oggi.
CIRQUE DU SOLEIL 3D
DI ANDREW ADAMSON, CON ERICA LINZ E IGOR ZARIIPOV, USA 2012
 
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