EDIZIONE EBOOK
01 PRIMA PAGINA
02 LA PAGINA 3
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ARTICOLO Casini non entra in Europa e tira in ballo la pedofilia
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ARTICOLO Scarpinato procuratore generale della corte d'appello di Palermo
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ARTICOLO L'inevitabile Monti Pd indietro tutta
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ARTICOLO Berlusconi presenta i candidati, ma resta solo
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ARTICOLO «La partita è aperta e la sinistra non deve abbassare la guardia» di Luce Manara MILANO
03 LA PAGINA 3
04 POLITICA & SOCIETÀ
05 POLITICA & SOCIETÀ
06 INTERNAZIONALE
07 INTERNAZIONALE
08 INCHIESTA
09 INCHIESTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 LETTERE
15 LETTERE
16 STORIE
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il manifesto 2013.02.08 - 02 LA PAGINA 3
NOZZE GAY Coro di proteste. Bagnasco: «Non si deve copiare»
Casini non entra in Europa e tira in ballo la pedofilia
ARTICOLO
ARTICOLO
ROMA
In tema di diritti civili, l'Italia può «rendere un grande servizio alla comunità europea e internazionale» dimostrandosi all'«avanguardia». Del resto è arrivato il momento di abbandonale la «politica vecchia», di «guardare avanti». E' il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, a pronunciare queste parole, e non è uno scherzo di Carnevale.
Il porporato, intervenendo a un convegno del Movimento cristiano dei lavoratori, spiega infatti dove sta davvero il «progresso»: nel «non allinearsi, non copiare» l'Europa che si ritiene evoluta e che legifera, come Francia e Gran Bretagna, sulle nozze gay. «Perché pretendere di stravolgere la realtà ridefinendo la famiglia, il matrimonio, l'uomo? Il risultato - insiste - non sarebbe una evoluzione ma un arretramento antropologico e di civiltà».
Si prenda ad esempio Pier Ferdinando Casini, civilissimo. Dopo aver detto, tempo fa, che i matrimoni omosessuali sono una «violenza della natura contro la natura», ora rincara. «Qualsiasi omologazione tra il matrimonio gay e il matrimonio come io lo intendo è una cosa profondamente sbagliata» e «non è detto che l'Europa sia sempre da imitare. Alcuni paesi del Nord Europa hanno legalizzato movimenti che facevano anche apologia della pedofilia».
Il parallelo non passa certo inosservato. «Che c'entra con le unioni gay? Casini non sa di cosa parla», commenta Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center. O forse, aggiunge Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, è che «i sondaggi lo danno a numeri da prefisso telefonico e non ha più nulla da dire su tutto il resto» e per questo ha tirato in ballo «presunte leggi approvate in Europa: di grazia dove?». Insomma, Casini «dovrebbe sapere che non si possono dire frasi a casaccio», la sua è «istigazione alla discriminazione sessuale», interviene Monica Cerutti, responsabile diritti di Sel. E Paola Concia, Pd, si augura che il leader centrista venga «pubblicamente censurato dalle istituzioni europee». Tra l'altro, dice Flavio Romani, presidente Arcigay, Casini usa «giochetti argomentativi molto utilizzati in passato dalla gerarchia cattolica e che credevamo scomparsi dopo gli scandali che l'hanno travolta proprio sul fronte pedofilia».
Sorvolando su Casini, anche Pier Camillo Falasca, candidato di Scelta civica, dice sì ai matrimoni gay. Allora arriva l'altolà dal montiano Andrea Olivero. L'ex leader delle Acli spiega che tra i seguaci del Prof ci sono «sensibilità diverse», chiarisce che la sua è ben distante da quella di Falasca e sottolinea: la questione non delle nozze, per carità, ma delle «tutele» per le coppie di fatto anche omosessuali sarà affrontata, ma con molta calma. Mi.B.
In tema di diritti civili, l'Italia può «rendere un grande servizio alla comunità europea e internazionale» dimostrandosi all'«avanguardia». Del resto è arrivato il momento di abbandonale la «politica vecchia», di «guardare avanti». E' il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, a pronunciare queste parole, e non è uno scherzo di Carnevale.
Il porporato, intervenendo a un convegno del Movimento cristiano dei lavoratori, spiega infatti dove sta davvero il «progresso»: nel «non allinearsi, non copiare» l'Europa che si ritiene evoluta e che legifera, come Francia e Gran Bretagna, sulle nozze gay. «Perché pretendere di stravolgere la realtà ridefinendo la famiglia, il matrimonio, l'uomo? Il risultato - insiste - non sarebbe una evoluzione ma un arretramento antropologico e di civiltà».
Si prenda ad esempio Pier Ferdinando Casini, civilissimo. Dopo aver detto, tempo fa, che i matrimoni omosessuali sono una «violenza della natura contro la natura», ora rincara. «Qualsiasi omologazione tra il matrimonio gay e il matrimonio come io lo intendo è una cosa profondamente sbagliata» e «non è detto che l'Europa sia sempre da imitare. Alcuni paesi del Nord Europa hanno legalizzato movimenti che facevano anche apologia della pedofilia».
Il parallelo non passa certo inosservato. «Che c'entra con le unioni gay? Casini non sa di cosa parla», commenta Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center. O forse, aggiunge Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, è che «i sondaggi lo danno a numeri da prefisso telefonico e non ha più nulla da dire su tutto il resto» e per questo ha tirato in ballo «presunte leggi approvate in Europa: di grazia dove?». Insomma, Casini «dovrebbe sapere che non si possono dire frasi a casaccio», la sua è «istigazione alla discriminazione sessuale», interviene Monica Cerutti, responsabile diritti di Sel. E Paola Concia, Pd, si augura che il leader centrista venga «pubblicamente censurato dalle istituzioni europee». Tra l'altro, dice Flavio Romani, presidente Arcigay, Casini usa «giochetti argomentativi molto utilizzati in passato dalla gerarchia cattolica e che credevamo scomparsi dopo gli scandali che l'hanno travolta proprio sul fronte pedofilia».
Sorvolando su Casini, anche Pier Camillo Falasca, candidato di Scelta civica, dice sì ai matrimoni gay. Allora arriva l'altolà dal montiano Andrea Olivero. L'ex leader delle Acli spiega che tra i seguaci del Prof ci sono «sensibilità diverse», chiarisce che la sua è ben distante da quella di Falasca e sottolinea: la questione non delle nozze, per carità, ma delle «tutele» per le coppie di fatto anche omosessuali sarà affrontata, ma con molta calma. Mi.B.
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La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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