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il manifesto 2013.02.08 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
CAVALLI Protestano gli ippodromi di tutta Italia
La crisi dell'ippica porta i fantini in piazza
ARTICOLO
ARTICOLO
Antonio Sciotto
Il mondo dell'ippica è in profonda crisi, e ieri a Napoli l'ultima di una delle tante manifestazioni di questi mesi. Proprietari di cavalli (in groppa ai loro destrieri), fantini, allevatori e tanti altri lavoratori che girano intorno al quadrupede amico dell'uomo, hanno animato una manifestazione di oltre 400 persone che ha bloccato molte strade del capoluogo campano, muovendosi dalla tangenziale alla sede della Rai. Ma non è solo Napoli a soffrire, dopo la chiusura dell'ippodromo di Agnano. In Lazio ha chiuso quello di Tor Di Valle, in Toscana Montecatini, e la stessa sorte è toccata a Milano. Sono oltre 50 mila le famiglie italiane a rischio, tra dipendenti e indotto dei circa 40 ippodromi del nostro Paese. Che soffrono perché lo Stato non eroga da mesi i finanziamenti di cui vive il settore.
Ad Agnano, in particolare, sono coinvolti direttamente 130 dipendenti, senza contare appunto tantissime altre figure che ruotano intorno al cavallo. Circa una decina, come ci spiega Francesco Gragnaniello, il presidente nazionale dei Proprietari del Trotto: «C'è l'allevatore che lo fa nascere e poi lo segue - dice - c'è chi prepara il fieno, il veterinario, il proprietario, l'artiere che lo pulisce, l'allenatore, il driver (i guidatori del trotto si chiamano così, mentre i "fantini" sono quelli del galoppo, ndr)». Ma non basta: ci sono anche i distributori dei mangimi e del fieno, e anche i «vanisti», gli addetti che con i furgoncini portano un cavallo da un ippodromo all'altro. E ancora: ci sono i baristi e gli altri impiegati dell'ippodromo, e tutti quelli che si occupano della manutenzione e delle pulizie, chi sta in cassa per riscuotere le puntate e pagare le scommesse al botteghino.
Insomma, c'è tutto un mondo che soffre per mancanza di risorse. Ad Agnano, ad esempio, i dipendenti non vedono lo stipendio da 8 mesi, e al momento non possono neppure accedere alla cassa integrazione, perché la società che gestiva l'ippodromo, la «Ippodromi Agnano Spa» presieduta da Gaetano Papalia, non ha ancora adempiuto a tutte le procedure burocratiche necessarie.
Ma i lavoratori del settore attaccano la Spa per l'intera gestione: «Le strutture sono del comune di Napoli - spiega ancora Gragnaniello, dei Proprietari del Trotto - Ma in genere l'ippodromo viene dato in gestione al privato, che poi affitta la struttura operando su concessione del ministero dell'Agricoltura. Il problema è che la vecchia gestione non versa da anni Iva e contributi Inps, così Equitalia ha proceduto al pignoramento di 4,5 milioni di euro che il ministero dovrebbe, nella normale ripartizione degli incassi delle scommesse, ad Agnano. Insomma, per farla breve: sono circa 21 milioni i debiti accumulati dalla gestione, e adesso tutto è bloccato a causa dei pignoramenti e del ritiro della concessione alla Ippodromi spa. L'ideale sarebbe trovare un nuovo gestore, ma a complicare tutto si è aggiunto lo sfratto ingiunto dal Comune alla società di gestione».
Un vero rompicapo di debiti, crediti, buchi di pagamento a Inps e Fisco di cui fanno le spese proprietari di cavalli e dipendenti. Si calcola comunque che, in generale, il ministero dell'Economia e quello dell'Agricoltura, debbano almeno 100 milioni di euro agli ippodromi italiani: sono i soldi, come detto, incassati dalle scommesse. In parte vanno al montepremi per ripagare chi ha vinto la scommessa, ma la fetta più grossa è incassata direttamente dallo Stato, che poi dovrebbe rigirarla (trattenutane una parte per l'erario e il Tesoro) a sua volta di nuovo agli ippodromi, che così pagano il proprio mantenimento. Ma da giugno scorso tutto è bloccato: il governo Monti non ha erogato i soldi e adesso tutto il mondo ippico è giustamente in subbuglio. E protesta.
A questo punto i lavoratori dell'ippica annunciano nuove proteste. Già nelle scorse settimane si erano mobilitati a Roma, dove sono coinvolti non solo i dipendenti di Tor Di Valle - che peraltro è lo storico stadio di «Mandrake», intramontato personaggio interpretato da Gigi Proietti - a causa della recente chiusura, ma anche quelli del prestigioso Capannelle, pure loro toccati dal vento della crisi e perciò in agitazione.
Il mondo dell'ippica è in profonda crisi, e ieri a Napoli l'ultima di una delle tante manifestazioni di questi mesi. Proprietari di cavalli (in groppa ai loro destrieri), fantini, allevatori e tanti altri lavoratori che girano intorno al quadrupede amico dell'uomo, hanno animato una manifestazione di oltre 400 persone che ha bloccato molte strade del capoluogo campano, muovendosi dalla tangenziale alla sede della Rai. Ma non è solo Napoli a soffrire, dopo la chiusura dell'ippodromo di Agnano. In Lazio ha chiuso quello di Tor Di Valle, in Toscana Montecatini, e la stessa sorte è toccata a Milano. Sono oltre 50 mila le famiglie italiane a rischio, tra dipendenti e indotto dei circa 40 ippodromi del nostro Paese. Che soffrono perché lo Stato non eroga da mesi i finanziamenti di cui vive il settore.
Ad Agnano, in particolare, sono coinvolti direttamente 130 dipendenti, senza contare appunto tantissime altre figure che ruotano intorno al cavallo. Circa una decina, come ci spiega Francesco Gragnaniello, il presidente nazionale dei Proprietari del Trotto: «C'è l'allevatore che lo fa nascere e poi lo segue - dice - c'è chi prepara il fieno, il veterinario, il proprietario, l'artiere che lo pulisce, l'allenatore, il driver (i guidatori del trotto si chiamano così, mentre i "fantini" sono quelli del galoppo, ndr)». Ma non basta: ci sono anche i distributori dei mangimi e del fieno, e anche i «vanisti», gli addetti che con i furgoncini portano un cavallo da un ippodromo all'altro. E ancora: ci sono i baristi e gli altri impiegati dell'ippodromo, e tutti quelli che si occupano della manutenzione e delle pulizie, chi sta in cassa per riscuotere le puntate e pagare le scommesse al botteghino.
Insomma, c'è tutto un mondo che soffre per mancanza di risorse. Ad Agnano, ad esempio, i dipendenti non vedono lo stipendio da 8 mesi, e al momento non possono neppure accedere alla cassa integrazione, perché la società che gestiva l'ippodromo, la «Ippodromi Agnano Spa» presieduta da Gaetano Papalia, non ha ancora adempiuto a tutte le procedure burocratiche necessarie.
Ma i lavoratori del settore attaccano la Spa per l'intera gestione: «Le strutture sono del comune di Napoli - spiega ancora Gragnaniello, dei Proprietari del Trotto - Ma in genere l'ippodromo viene dato in gestione al privato, che poi affitta la struttura operando su concessione del ministero dell'Agricoltura. Il problema è che la vecchia gestione non versa da anni Iva e contributi Inps, così Equitalia ha proceduto al pignoramento di 4,5 milioni di euro che il ministero dovrebbe, nella normale ripartizione degli incassi delle scommesse, ad Agnano. Insomma, per farla breve: sono circa 21 milioni i debiti accumulati dalla gestione, e adesso tutto è bloccato a causa dei pignoramenti e del ritiro della concessione alla Ippodromi spa. L'ideale sarebbe trovare un nuovo gestore, ma a complicare tutto si è aggiunto lo sfratto ingiunto dal Comune alla società di gestione».
Un vero rompicapo di debiti, crediti, buchi di pagamento a Inps e Fisco di cui fanno le spese proprietari di cavalli e dipendenti. Si calcola comunque che, in generale, il ministero dell'Economia e quello dell'Agricoltura, debbano almeno 100 milioni di euro agli ippodromi italiani: sono i soldi, come detto, incassati dalle scommesse. In parte vanno al montepremi per ripagare chi ha vinto la scommessa, ma la fetta più grossa è incassata direttamente dallo Stato, che poi dovrebbe rigirarla (trattenutane una parte per l'erario e il Tesoro) a sua volta di nuovo agli ippodromi, che così pagano il proprio mantenimento. Ma da giugno scorso tutto è bloccato: il governo Monti non ha erogato i soldi e adesso tutto il mondo ippico è giustamente in subbuglio. E protesta.
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Foto: LA PROTESTA DEI LAVORATORI DELL'IPPODROMO DI AGNANO , IERI A NAPOLI /FOTO ANNA MONACO
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