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il manifesto 2013.02.08 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
 
Toscana salubre e «casalinga»
ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE

ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE
A Firenze l'eccellenza si fonda sulla marginalità del privato convenzionato e una razionalizzazione che prevede lo sviluppo della medicina territoriale. In arrivo anche le «Case della salute»
FIRENZE
Fino ad oggi la Toscana è riuscita a tenere sostanzialmente in ordine i conti della sanità. In larghissima misura pubblica, con il privato accreditato in posizione decisamente residuale.
Anche un "buco" da 400 milioni alla Asl di Massa, tenuto nascosto per anni da alcuni vecchi dirigenti e sul quale indaga da lungo tempo la magistratura, è stato pur faticosamente ammortizzato nel bilancio sanitario regionale. Grazie alla certificazione dei bilanci, un unicum nel panorama nazionale, l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni rassicura dati alla mano sullo stato del settore di competenza. Ma non nasconde le difficoltà, causate soprattutto dai tagli al fondo sanitario nazionale disposti da sei manovre in cinque anni: quattro del governo Pdl-Lega di Silvio Berlusconi, e due di quello "tecnico" di Mario Monti sostenuto dalla strana maggioranza Pdl-Pd-Udc.
Per riuscire a mantenere il bilancio in pareggio, è stata così annunciata una «riorganizzazione». In realtà si tratta di un profondo cambiamento degli attuali modelli organizzativi. Perché sull'attuale budget di spesa sanitaria di 6 miliardi e 670 milioni, nei prossimi tre anni la Toscana dovrà ridimensionare le risorse per circa 700 milioni di euro. Numeri messi nero su bianco nel dibattito in Consiglio regionale, che già a fine 2012 ha approvato la legge «Misure urgenti di razionalizzazione della spesa sanitaria». «L'obiettivo del riordino del sistema sanitario è quello di mantenere l'alta qualità dei servizi - ha spiegato l'assessore Marroni - nel segno dell'appropriatezza delle cure e della lotta ad ogni inefficienza». Traduzione: negli ospedali è necessario eliminare i tempi morti e redistribuire i compiti per aumentare la produttività. Poi ridurre le spese, a partire da quelle per gli esami: «Uno su cinque è di troppo: occorre fare gli esami giusti, farli nel modo migliore, al momento giusto e chi ne ha bisogno». Ma queste pur condivisibili osservazioni porteranno comunque a ridurre i servizi di medicina di laboratorio. Infine ci sarà un taglio dei posti letto: «Il tasso di occupazione letti è oggi del 65%, questo vuol dire che stiamo buttando via soldi inutilmente. I ricoveri possono aumentare anche con meno posti disponibili». Che negli ospedali dovrebbero essere dai 1.500 ai 2.000. Su questo aspetto, naturalmente, non mancano le polemiche. Attenuate solo in parte dalla creazione di circa 600 posti letto per cure intermedie, una via di mezzo tra la degenza in reparto e il day hospital, con strutture e costi ridotti. Ma in numero ritenuto insufficiente da chi, come il gruppo regionale di Federazione di sinistra e Verdi, chiede invece di aumentare i posti letto per le cure intermedie allo stesso livello del taglio progettato nei posti letto ospedalieri.
Ancora numeri. Nella sanità pubblica toscana lavorano 52.600 persone in 22 enti fra cui 12 Asl - probabile un loro futuro accorpamento - 4 Aziende ospedaliere speciali e 3 Estav (gli ex Consorzi di area vasta che individuano tre aree regionali per l'assetto organizzativo, il Centro, il Nord-ovest e il Sud-est). Negli ultimi anni i soldi a disposizione sono rimasti sostanzialmente gli stessi. Erano 6 miliardi e 512 milioni nel 2010, 6 miliardi e 600 milioni nel 2011, 6 miliardi del 670 milioni nel 2012. Ma il Fondo sanitario nazionale, definito nel 2010 e sul quale la Toscana accede per il 6,5%, ha già iniziato a subire l'effetto delle manovre degli ultimi governi. Manovre che si ripercuoteranno anche nei prossimi anni. Questo ha comportato, in termini assoluti, una riduzione delle risorse rispetto alle previsioni. Quantificabile in 256 milioni nel 2012, 264 per quest'anno, e altri 230 per il 2014. Al tempo stesso va considerato che i costi della sanità aumentano in generale del 2-3% l'anno, che per la Toscana sono quantificabili in 170 milioni. «In sintesi - sottolinea Marroni - in tre anni dobbiamo far fronte a un taglio reale di circa il 10%».
Da questi presupposti è stato avviato il riordino del sistema sanitario, con un piano di riduzioni che riguarda le attività ospedaliere mentre in parallelo saranno potenziate quelle territoriali. Sul primo fronte, come già spiegato, il tasso di occupazione dei posti letto dovrà essere uguale o superiore all'85% rispetto all'attuale 65%, e il rapporto dovrà essere ridotto dagli attuali 3,72 per 1.000 abitanti a 3,15. Si va dunque sotto la soglia dello stesso decreto Balduzzi (3,7) con la cancellazione di 2mila posti letto negli ospedali e la parallela creazione di 600 posti letto «nelle strutture territoriali di media e bassa intensità di cura». Anche il tasso di ospedalizzazione dovrà naturalmente ridursi, passando dagli attuali 139 ricoveri per 1.000 abitanti all'obiettivo di 120 ricoveri. Si cambia anche l'impostazione del 118 con la nascita delle centrali uniche di area vasta: dalle attuali 12, una per ogni Asl, le centrali operative dell'emergenza urgenza passeranno a 3, una per ciascuna area vasta (Centro, Nord-Ovest e Sud-Est della Toscana).
Un altro aspetto del nuovo modello della sanità toscana sarà lo sviluppo della medicina territoriale: il progetto di riforma punta molto sulla possibilità di aprire una cinquantina di «Case della Salute» entro il 2014, anche grazie alla recentissima firma con i sindacati della medicina generale degli accordi integrativi che ridisegnano l'assetto delle cure territoriali. Come Case della Salute si intendono le «Unità complesse di cure primarie», aggregazioni multiprofessionali in un'unica sede, nelle quali i medici di famiglia lavoreranno insieme a pediatri, infermieri e specialisti. Pronti a garantire la presenza dalle 8 alle 24 per l'intera settimana, e la possibilità di effettuare anche alcuni esami strumentali. Sparirà invece la guardia medica, sostituita dalle 24 alle 8 del mattino dal 118. Previsto anche un piccolo potenziamento (10% in più) dell'assistenza domiciliare integrata, e della distribuzione diretta dei farmaci (20%).
Quanto al settore privato, nel quale sono occupati 3 mila addetti, la legge regionale di fine 2012 ha stabilito un taglio di 6 milioni (pari al 9%) alle convenzioni per la specialistica ambulatoriale, mentre il taglio dei ricoveri nelle strutture convenzionate raggiungerà il 12%: al 5% legato alla cosiddetta spending review della scorsa estate del governo Monti, si aggiunge un 7% deciso dalla Regione.
Regioni a confronto Terza e ultima puntata. Le precedenti puntate dell'inchiesta sono state pubblicate il 22 e il 30 gennaio
 
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