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il manifesto 2013.02.08 - 09 INCHIESTA
IMMIGRATI Emergenza Nordafrica
L'allarme degli Enti locali: «Intervenga lo Stato»
ARTICOLO
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E l'Arci scrive al ministro degli Interni Cancellieri: «La situazione rischia di diventare esplosiva»
ROMA
Il 28 febbraio finirà il piano di accoglienza per la cosiddetta Emergenza nordafrica, ma ancora non si sa niente della sorte che spetterà a migliaia di africani alloggiati in tutta Italia. Ieri, in vista proprio dell'imminente scadenza, Regioni, Anci e Upi nel corso della conferenza unificata hanno chiesto al governo di prolungare il piano ma soprattutto di sbloccare i finanziamenti previsti, evitando di scaricare il costo dell'operazione sulle spalle dei soli enti locali. «La situazione sui territori è al collasso», hanno spiegato sindaci e presidenti di Regione e Province, sottolineando in modo particolare la situazione in cui si trovano i minori non accompagnati arrivati attraverso gli sbarchi. «Questi ragazzi - ha spiegato il sindaco di Padova Flavio Zanonato, responsabile immigrazione dell'Anci - devono essere ospitati dai comuni e alcuni di quest'ultimi rischiano il dissesto, non riuscendo a sostenere le spese. Sono costretti, insomma, a svolgere attività per le quali lo Stato non dà soldi»
Cosa potrebbe accadere dunque tra pochi giorni? Il rischio, o meglio la possibilità, è che le circa 23 mila persone fuggite tra il 2011 e il 2012 dai nordafrica si ritrovino di punto in bianco in mezzo a una strada. «Ci troviamo ancora una volta di fronte a una soluzione che rischia di diventare esplosiva», ha scritto nei giorni scorso l'Arci in una lettera la ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Nella lettera l'associazione chiede, come del resto anche gli enti locali, il prolungamento del programma di accoglienza «per quanti sono in attesa di regolare permesso di soggiorno o lo hanno appena ottenuto, per i nuclei familiari con minori, per coloro che necessitano assistenza sanitaria o psicologica». «L'assenza di misure in tal senso - conclude l'Arci - vanificherebbe gli sforzi di tante comunità locali e organizzazioni che si sono prodigate nella solidarietà alle migliaia di profughi dalla guerra in Libia».
Il 28 febbraio finirà il piano di accoglienza per la cosiddetta Emergenza nordafrica, ma ancora non si sa niente della sorte che spetterà a migliaia di africani alloggiati in tutta Italia. Ieri, in vista proprio dell'imminente scadenza, Regioni, Anci e Upi nel corso della conferenza unificata hanno chiesto al governo di prolungare il piano ma soprattutto di sbloccare i finanziamenti previsti, evitando di scaricare il costo dell'operazione sulle spalle dei soli enti locali. «La situazione sui territori è al collasso», hanno spiegato sindaci e presidenti di Regione e Province, sottolineando in modo particolare la situazione in cui si trovano i minori non accompagnati arrivati attraverso gli sbarchi. «Questi ragazzi - ha spiegato il sindaco di Padova Flavio Zanonato, responsabile immigrazione dell'Anci - devono essere ospitati dai comuni e alcuni di quest'ultimi rischiano il dissesto, non riuscendo a sostenere le spese. Sono costretti, insomma, a svolgere attività per le quali lo Stato non dà soldi»
Cosa potrebbe accadere dunque tra pochi giorni? Il rischio, o meglio la possibilità, è che le circa 23 mila persone fuggite tra il 2011 e il 2012 dai nordafrica si ritrovino di punto in bianco in mezzo a una strada. «Ci troviamo ancora una volta di fronte a una soluzione che rischia di diventare esplosiva», ha scritto nei giorni scorso l'Arci in una lettera la ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Nella lettera l'associazione chiede, come del resto anche gli enti locali, il prolungamento del programma di accoglienza «per quanti sono in attesa di regolare permesso di soggiorno o lo hanno appena ottenuto, per i nuclei familiari con minori, per coloro che necessitano assistenza sanitaria o psicologica». «L'assenza di misure in tal senso - conclude l'Arci - vanificherebbe gli sforzi di tante comunità locali e organizzazioni che si sono prodigate nella solidarietà alle migliaia di profughi dalla guerra in Libia».
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