EDIZIONE EBOOK
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04 POLITICA & SOCIETÀ
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06 INTERNAZIONALE
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il manifesto 2013.02.09 - 04 POLITICA & SOCIETÀ
IL COMPROMESSO
Tutto l'Erasmus non vale un goccio di quote latte
ARTICOLO
ARTICOLO
Roberto Ciccarelli
Un rituale indegno e desueto. Così Le Monde ha definito le trattative sul bilancio europeo del settenato 2014-2020.
I paesi dell'austerità (Germania) e gli storici avversari del protezionismo agricolo di Francia e Italia (l'Inghilterra) hanno concertato il baratto tra un taglio di 131 miliardi di euro al fondo comune che è passato da 1091 miliardi a 960 miliardi con lo stanziamento di 6 miliardi di euro per le politiche a sostegno dei disoccupati e dei working poors che andranno a beneficio soprattutto dei paesi del sud Europa (Italia, Spagna, Grecia e Ungheria). Ma colpiscono, in maniera indiscriminata, i fondi destinati alla «crescita», tagliando 13,84 miliardi a innovazione e ricerca, che passano dai 139,54 miliardi di euro proposti dalla Commissione agli attuali 125,69, cioé il cuore di quel patetico ideale che è stata la «società della conoscenza» annunciata dal trattato di Lisbona e stancamente riproposta dall'agenda 2020.
Monti, che si è giocato un pacchetto di voti sull'esito di questo vertice, può essere soddisfatto. Tra i contributi europei dovrebbero esserci 3,5 miliardi in più ripartiti sullo «sviluppo rurale», le politiche sociali e le «politiche di coesione» per le regioni meridionali, un settore dove il governo ha puntato molto e il ministro Fabrizio Barca, ora «candidato dirigente Pd» per sua stessa ammissione, si è giocato una parte del suo futuro. La politica di coesione perde infatti «solo» il 4% rispetto al budget 2007-2013 e l'Italia manterrà 28 miliardi di euro di contributi. In questo modo il saldo netto migliorerà di 500 milioni all'anno, passando da un saldo negativo di 4,5 miliardi a uno di 4 per il prossimo settennato. Troverebbe così una parziale soluzione lo squilibrio tra i contributi versati all'Ue dall'Italia e i vantaggi ottenuti. Fino ad oggi l'Italia ha versato molto di più di quanto ha ottenuto dall'Europa. Di questo successo dimezzato saranno in molti a gioirne, in particolare i governatori delle regioni, anche perché l'«agenda Barca» ha reso più efficiente la spesa di questi fondi.
Nel 2010 il nostro paese aveva speso il 7,4% dei fondi assegnati contro il 12,5% della media europea. Il patto di Stabilità che vincola gli enti locali ha peggiorato le cose, rallentando il co-finanziamento dei fondi europei. Negli ultimi 14 mesi la spesa certificata è arrivata a 9,2 miliardi, una cifra pari a quella spesa nei 58 mesi precedenti. La riduzione dei vincoli sul co-finanziamento nazionale ha rimesso in circolo 12,1 miliardi, per un totale di 18,3. Questa svolta ha permesso alla Puglia o alla Campania di sbloccare opere attese da decenni come la linea ferroviaria Bari-Napoli, o di completare la metropolitana di Napoli. Con le nuove regole persino la Sicilia, la regione che ha superato tutti i record nel non impiego dei fondi ue, ha cambiato rotta spendendo 1.133,7 milioni contro il minimo di 958,3 milioni. In attesa dei nuovi fondi Ue, restano da spendere 31,2 miliardi. L'impegno di Barca a sinistra potrebbe garantire la continuità. «Scelta Civica», come il Pd, promette di investire tra i 7,5 e gli 8 miliardi nell'edilizia scolastica, «per produrre un po' di lavoro» ha detto Bersani. Detto così saranno fondi per le strutture e non per il «capitale umano», cioè l'assunzione dei precari. Senza contare che i 400 milioni promessi per l'occupazione giovanile nel Sud saranno una molecola rispetto ai 10 miliardi necessari per finanziare il reddito minimo o per estendere le tutele universali a precari o ai lavoratori indipendenti.
Un rituale indegno e desueto. Così Le Monde ha definito le trattative sul bilancio europeo del settenato 2014-2020.
I paesi dell'austerità (Germania) e gli storici avversari del protezionismo agricolo di Francia e Italia (l'Inghilterra) hanno concertato il baratto tra un taglio di 131 miliardi di euro al fondo comune che è passato da 1091 miliardi a 960 miliardi con lo stanziamento di 6 miliardi di euro per le politiche a sostegno dei disoccupati e dei working poors che andranno a beneficio soprattutto dei paesi del sud Europa (Italia, Spagna, Grecia e Ungheria). Ma colpiscono, in maniera indiscriminata, i fondi destinati alla «crescita», tagliando 13,84 miliardi a innovazione e ricerca, che passano dai 139,54 miliardi di euro proposti dalla Commissione agli attuali 125,69, cioé il cuore di quel patetico ideale che è stata la «società della conoscenza» annunciata dal trattato di Lisbona e stancamente riproposta dall'agenda 2020.
Monti, che si è giocato un pacchetto di voti sull'esito di questo vertice, può essere soddisfatto. Tra i contributi europei dovrebbero esserci 3,5 miliardi in più ripartiti sullo «sviluppo rurale», le politiche sociali e le «politiche di coesione» per le regioni meridionali, un settore dove il governo ha puntato molto e il ministro Fabrizio Barca, ora «candidato dirigente Pd» per sua stessa ammissione, si è giocato una parte del suo futuro. La politica di coesione perde infatti «solo» il 4% rispetto al budget 2007-2013 e l'Italia manterrà 28 miliardi di euro di contributi. In questo modo il saldo netto migliorerà di 500 milioni all'anno, passando da un saldo negativo di 4,5 miliardi a uno di 4 per il prossimo settennato. Troverebbe così una parziale soluzione lo squilibrio tra i contributi versati all'Ue dall'Italia e i vantaggi ottenuti. Fino ad oggi l'Italia ha versato molto di più di quanto ha ottenuto dall'Europa. Di questo successo dimezzato saranno in molti a gioirne, in particolare i governatori delle regioni, anche perché l'«agenda Barca» ha reso più efficiente la spesa di questi fondi.
Nel 2010 il nostro paese aveva speso il 7,4% dei fondi assegnati contro il 12,5% della media europea. Il patto di Stabilità che vincola gli enti locali ha peggiorato le cose, rallentando il co-finanziamento dei fondi europei. Negli ultimi 14 mesi la spesa certificata è arrivata a 9,2 miliardi, una cifra pari a quella spesa nei 58 mesi precedenti. La riduzione dei vincoli sul co-finanziamento nazionale ha rimesso in circolo 12,1 miliardi, per un totale di 18,3. Questa svolta ha permesso alla Puglia o alla Campania di sbloccare opere attese da decenni come la linea ferroviaria Bari-Napoli, o di completare la metropolitana di Napoli. Con le nuove regole persino la Sicilia, la regione che ha superato tutti i record nel non impiego dei fondi ue, ha cambiato rotta spendendo 1.133,7 milioni contro il minimo di 958,3 milioni. In attesa dei nuovi fondi Ue, restano da spendere 31,2 miliardi. L'impegno di Barca a sinistra potrebbe garantire la continuità. «Scelta Civica», come il Pd, promette di investire tra i 7,5 e gli 8 miliardi nell'edilizia scolastica, «per produrre un po' di lavoro» ha detto Bersani. Detto così saranno fondi per le strutture e non per il «capitale umano», cioè l'assunzione dei precari. Senza contare che i 400 milioni promessi per l'occupazione giovanile nel Sud saranno una molecola rispetto ai 10 miliardi necessari per finanziare il reddito minimo o per estendere le tutele universali a precari o ai lavoratori indipendenti.
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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