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il manifesto 2013.02.09 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
NO TAV FIRENZE
Coopsette traballa E il mega tunnel ormai è fermo
ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE
ARTICOLO - Riccardo Chiari FIRENZE
FIRENZE
Il comitato fiorentino No tunnel Tav mette il dito nella piaga: «Già i primi risultati dell'inchiesta avevano fatto capire che la realtà superava la fantasia. Il tocco finale è dato dalle condizioni economiche in cui versa Coopsette». Del resto i magistrati che indagano sui lavori dell'alta velocità ferroviaria in città lo avevano già segnalato: il «consolidato gioco di squadra ai danni delle casse dello stato» messo in opera dai vertici di Nodavia e Italferr, funzionari di Rfi e dei ministeri delle infrastrutture e dell'ambiente, aveva l'obiettivo «di favorire al massimo in termini economici il general contractor Nodavia e tramite essa Coopsette (di cui si teme la prossima insolvenza)». Cautela imponeva ai pm Gianni Tei e Giulio Monferini l'uso della parentesi.
Anche quest'ultima osservazione è stata però confermata: Coopsette ha chiesto l'ammissione al concordato preventivo, seppur temporaneo. Un concordato «in continuità» che, se accolto dai giudici di Reggio Emilia, permetterà alla capofila delle imprese impegnate nei lavori della Tav di continuare l'attività. Ma con l'obbligo di trovare rapidi accordi con i creditori (238 milioni i debiti verso i fornitori e 268 verso le banche), e di avere i bilanci in pari per tutta la sua durata. Insomma Coopsette deve continuare a lavorare.
Almeno sul fronte dell'appalto Tav l'impresa non si presenta facile. Perché dal giorno del sequestro, confermato dal gip, della maxi trivella Monna Lisa, i lavori nei cantieri si sono sostanzialmente fermati. Non solo quelli per il tunnel ma anche per la costruzione della stazione sotterranea firmata da Norman Foster.
Le Ferrovie smentiscono ma i sindacati, che hanno il polso della situazione, sono in allarme. Perché alle accuse di inaffidabilità finanziaria e organizzativa mosse della magistratura nei confronti di Nodavia e del subappaltatore Seli responsabile della maxi trivella, si stanno aggiungendo giorno dopo giorno nuovi particolari. Si sapeva già che Monna Lisa era stata montata male e con guarnizioni scadenti, che l'avrebbero portata a perdere continuamente olio lubrificante durante i lavori del tunnel. Ora le intercettazioni hanno rivelato che le analisi sulle terre di scarto sarebbero state falsificate, per nascondere la non biodegradabilità degli additivi usati per ammorbidire il terreno durante gli scavi.
Fattore decisivo per ottenere l'ok ministeriale alla valutazione di impatto ambientale, e il via libera al piano di utilizzo delle terre scavate che dovrebbero essere portate nell'ex miniera Enel a Santa Barbara di Cavriglia.
Sul punto il comitato No tunnel Tav attacca: «Quelle analisi taroccate smentiscono tutti. Anche il sindaco di Cavriglia, Ivano Ferri, che aspettava a braccia aperte quelle fanghiglie sostenendo caparbiamente che sarebbero state occasione di rinnovamento ambientale per l'area degradata di Santa Barbara. Quando incontrammo in due assemblee i cittadini, il professor Alberto Ziparo, che mise in guardia dai possibili conferimenti di terre inquinate, fu zittito dagli urli del sindaco e della sua maggioranza. Se fossero seri dovrebbero chiedere scusa, soprattutto ai loro concittadini». Nei prossimi giorni il comitato organizzerà due incontri informativi sullo stato dell'arte, presentando una docufiction sui guasti nei lavori e chiamando i candidati alle elezioni ad esprimersi sulla grande opera.
Oggi invece l'appuntamento è alle 15 in piazza San Marco, da dove anche i No tunnel Tav prenderanno parte al «Carnevale dei disastri», corteo con carri e maschere che vedrà sfilare le sempre più numerose realtà sociali, riunite dietro la sigla «Spazi liberati».
Il comitato fiorentino No tunnel Tav mette il dito nella piaga: «Già i primi risultati dell'inchiesta avevano fatto capire che la realtà superava la fantasia. Il tocco finale è dato dalle condizioni economiche in cui versa Coopsette». Del resto i magistrati che indagano sui lavori dell'alta velocità ferroviaria in città lo avevano già segnalato: il «consolidato gioco di squadra ai danni delle casse dello stato» messo in opera dai vertici di Nodavia e Italferr, funzionari di Rfi e dei ministeri delle infrastrutture e dell'ambiente, aveva l'obiettivo «di favorire al massimo in termini economici il general contractor Nodavia e tramite essa Coopsette (di cui si teme la prossima insolvenza)». Cautela imponeva ai pm Gianni Tei e Giulio Monferini l'uso della parentesi.
Anche quest'ultima osservazione è stata però confermata: Coopsette ha chiesto l'ammissione al concordato preventivo, seppur temporaneo. Un concordato «in continuità» che, se accolto dai giudici di Reggio Emilia, permetterà alla capofila delle imprese impegnate nei lavori della Tav di continuare l'attività. Ma con l'obbligo di trovare rapidi accordi con i creditori (238 milioni i debiti verso i fornitori e 268 verso le banche), e di avere i bilanci in pari per tutta la sua durata. Insomma Coopsette deve continuare a lavorare.
Almeno sul fronte dell'appalto Tav l'impresa non si presenta facile. Perché dal giorno del sequestro, confermato dal gip, della maxi trivella Monna Lisa, i lavori nei cantieri si sono sostanzialmente fermati. Non solo quelli per il tunnel ma anche per la costruzione della stazione sotterranea firmata da Norman Foster.
Le Ferrovie smentiscono ma i sindacati, che hanno il polso della situazione, sono in allarme. Perché alle accuse di inaffidabilità finanziaria e organizzativa mosse della magistratura nei confronti di Nodavia e del subappaltatore Seli responsabile della maxi trivella, si stanno aggiungendo giorno dopo giorno nuovi particolari. Si sapeva già che Monna Lisa era stata montata male e con guarnizioni scadenti, che l'avrebbero portata a perdere continuamente olio lubrificante durante i lavori del tunnel. Ora le intercettazioni hanno rivelato che le analisi sulle terre di scarto sarebbero state falsificate, per nascondere la non biodegradabilità degli additivi usati per ammorbidire il terreno durante gli scavi.
Fattore decisivo per ottenere l'ok ministeriale alla valutazione di impatto ambientale, e il via libera al piano di utilizzo delle terre scavate che dovrebbero essere portate nell'ex miniera Enel a Santa Barbara di Cavriglia.
Sul punto il comitato No tunnel Tav attacca: «Quelle analisi taroccate smentiscono tutti. Anche il sindaco di Cavriglia, Ivano Ferri, che aspettava a braccia aperte quelle fanghiglie sostenendo caparbiamente che sarebbero state occasione di rinnovamento ambientale per l'area degradata di Santa Barbara. Quando incontrammo in due assemblee i cittadini, il professor Alberto Ziparo, che mise in guardia dai possibili conferimenti di terre inquinate, fu zittito dagli urli del sindaco e della sua maggioranza. Se fossero seri dovrebbero chiedere scusa, soprattutto ai loro concittadini». Nei prossimi giorni il comitato organizzerà due incontri informativi sullo stato dell'arte, presentando una docufiction sui guasti nei lavori e chiamando i candidati alle elezioni ad esprimersi sulla grande opera.
Oggi invece l'appuntamento è alle 15 in piazza San Marco, da dove anche i No tunnel Tav prenderanno parte al «Carnevale dei disastri», corteo con carri e maschere che vedrà sfilare le sempre più numerose realtà sociali, riunite dietro la sigla «Spazi liberati».
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