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il manifesto 2013.02.09 - 05 POLITICA & SOCIETÀ
DECRETO CLINI Il Tar boccia il provvedimento ministeriale per l'emergenza capitolina
«Roma si tenga i suoi rifiuti»
ARTICOLO - Eleonora Martini ROMA
ARTICOLO - Eleonora Martini ROMA
ROMA
Neanche il tempo di oliare gli ingranaggi della nuova filiera per il trattamento dei rifiuti romani, che arriva lo stop del Tar del Lazio. Il decreto con il quale, giusto un mese fa, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini era intervenuto per interrompere la procedura di infrazione della Commissione europea contro l'Italia, aperta a causa della mega discarica di Malagrotta, è stato infatti bocciato dai giudici amministrativi. Proprio pochi giorni prima che il decreto approdi in commissione Ambiente alla Camera, per la conversione in legge.
Due, fondamentalmente, le ragioni riconosciute dal tribunale di via Flaminia ai comuni ricorrenti - Albano Laziale (Rm), Colfelice, Viterbo e Castelforte (Lt) - che avrebbero dovuto farsi carico del trattamento meccanico-biologico (Tmb) dei rifiuti urbani di Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano: la mancanza dei presupposti di «emergenza ambientale» necessari alla decretazione d'urgenza, e il sospetto che la provincia di Roma possa ancora provvedere autonomamente allo smaltimento dei propri rifiuti senza dover sfruttare altri impianti "fuorisede". Clini non l'ha presa bene - come d'altronde neanche il sindaco Gianni Alemanno - e ha già annunciato il ricorso «immediato» al Consiglio di stato: «Una decisione incomprensibile - ha commentato dal sito del ministero dell'Ambiente - i Noe hanno attestato che gli impianti della Provincia di Roma sono insufficienti». Esultano invece i sindaci (anche di centrodestra) delle cittadine che sono riuscite così a fermare, almeno al momento, l'arrivo di centinaia di tonnellate al giorno di immondizia proveniente dalla Capitale.
Per il Tar del Lazio i provvedimenti contenuti nel decreto ministeriale presentano «carenze e contraddittorietà» e «non sembrano contemplare quella vera e propria situazione di emergenza ambientale che è stata invece invocata in giudizio dalla difesa dell'Amministrazione». Secondo la sezione II bis del tribunale di via Flaminia, dunque, hanno ragione i ricorrenti - oltre ai comuni, anche la Saf (Società ambiente Frosinone), la Provincia di Frosinone e l'Unione dei comuni Antica Terra di Lavoro - che contestavano la valutazione di insufficienza degli impianti Tmb romani, e per contro la capacità residua di quelli individuati dal prefetto Goffredo Sottile (commissario con poteri sostitutivi nominato per sei mesi), in territori extra provinciali. A Colfelice, per esempio, secondo il piano di Sottile, era previsto l'arrivo di circa 450 tonnellate al giorno di talquale. Un carico che aveva messo in allarme la cittadinanza e mobilitato massicciamente le provincie di Frosinone, Latina e Viterbo. Senza pensarci due volte, il ministro Clini ha disposto l'accertamento dei carabinieri del Noe. «Con un rapporto del 1 febbraio 2013 - si legge nella nota emessa da viale Cristoforo Colombo - i Noe hanno comunicato che nel 2012 la capacità dei Tmb di Roma è pari a 935.000 tonnellate l'anno. Considerando il volume totale dei rifiuti della capitale, depurato del 30% di raccolta differenziata (anche se attualmente è ancora ferma al 27%, malgrado le azioni promosse dallo stesso decreto ministeriale, ndr), la quantità di rifiuti da trattare risulta pari ad almeno 1.400.000 tonnellate l'anno, ovvero oltre 450 mila tonnellate in eccesso rispetto alla capacità dei Tmb della provincia di Roma». E così, alla sollecitazione rivolta dal Tar alle «autorità competenti» di «riprendere subito in esame l'intera questione», Clini risponde con toni decisi: «Faccio presente che gli accertamenti svolti dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, che sono organo di polizia giudiziaria, possono essere contestati solo attraverso una querela di falso».
Eppure l'errore politico c'è. «Si è arrivati alla firma del decreto senza alcun confronto con i sindaci e gli amministratori del territorio», è l'accusa rivolta al governo e al ministro Clini dalla società Saf di Colfelice. E dal mondo ambientalista è già pronta una levata di scudi contro la conversione in legge del decreto che dovrebbe approdare in Commissione Ambiente lunedì prossimo. L'associazione italiana dei medici per l'ambiente e il Forum ambiente e salute, per esempio, hanno rivolto un appello al ministro Balduzzi affinché fermi quello che considerano «un grave errore strategico del Governo Monti, per giunta portato all'approvazione di una disciolta assemblea legislativa attraverso la commissione Ambiente». In particolare puntano il dito contro la «combustione dei rifiuti nei cementifici» che, a loro parere, è contemplata nelle pieghe del decreto Clini «con una modifica della normativa che introduce tale possibilità».
Neanche il tempo di oliare gli ingranaggi della nuova filiera per il trattamento dei rifiuti romani, che arriva lo stop del Tar del Lazio. Il decreto con il quale, giusto un mese fa, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini era intervenuto per interrompere la procedura di infrazione della Commissione europea contro l'Italia, aperta a causa della mega discarica di Malagrotta, è stato infatti bocciato dai giudici amministrativi. Proprio pochi giorni prima che il decreto approdi in commissione Ambiente alla Camera, per la conversione in legge.
Due, fondamentalmente, le ragioni riconosciute dal tribunale di via Flaminia ai comuni ricorrenti - Albano Laziale (Rm), Colfelice, Viterbo e Castelforte (Lt) - che avrebbero dovuto farsi carico del trattamento meccanico-biologico (Tmb) dei rifiuti urbani di Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano: la mancanza dei presupposti di «emergenza ambientale» necessari alla decretazione d'urgenza, e il sospetto che la provincia di Roma possa ancora provvedere autonomamente allo smaltimento dei propri rifiuti senza dover sfruttare altri impianti "fuorisede". Clini non l'ha presa bene - come d'altronde neanche il sindaco Gianni Alemanno - e ha già annunciato il ricorso «immediato» al Consiglio di stato: «Una decisione incomprensibile - ha commentato dal sito del ministero dell'Ambiente - i Noe hanno attestato che gli impianti della Provincia di Roma sono insufficienti». Esultano invece i sindaci (anche di centrodestra) delle cittadine che sono riuscite così a fermare, almeno al momento, l'arrivo di centinaia di tonnellate al giorno di immondizia proveniente dalla Capitale.
Per il Tar del Lazio i provvedimenti contenuti nel decreto ministeriale presentano «carenze e contraddittorietà» e «non sembrano contemplare quella vera e propria situazione di emergenza ambientale che è stata invece invocata in giudizio dalla difesa dell'Amministrazione». Secondo la sezione II bis del tribunale di via Flaminia, dunque, hanno ragione i ricorrenti - oltre ai comuni, anche la Saf (Società ambiente Frosinone), la Provincia di Frosinone e l'Unione dei comuni Antica Terra di Lavoro - che contestavano la valutazione di insufficienza degli impianti Tmb romani, e per contro la capacità residua di quelli individuati dal prefetto Goffredo Sottile (commissario con poteri sostitutivi nominato per sei mesi), in territori extra provinciali. A Colfelice, per esempio, secondo il piano di Sottile, era previsto l'arrivo di circa 450 tonnellate al giorno di talquale. Un carico che aveva messo in allarme la cittadinanza e mobilitato massicciamente le provincie di Frosinone, Latina e Viterbo. Senza pensarci due volte, il ministro Clini ha disposto l'accertamento dei carabinieri del Noe. «Con un rapporto del 1 febbraio 2013 - si legge nella nota emessa da viale Cristoforo Colombo - i Noe hanno comunicato che nel 2012 la capacità dei Tmb di Roma è pari a 935.000 tonnellate l'anno. Considerando il volume totale dei rifiuti della capitale, depurato del 30% di raccolta differenziata (anche se attualmente è ancora ferma al 27%, malgrado le azioni promosse dallo stesso decreto ministeriale, ndr), la quantità di rifiuti da trattare risulta pari ad almeno 1.400.000 tonnellate l'anno, ovvero oltre 450 mila tonnellate in eccesso rispetto alla capacità dei Tmb della provincia di Roma». E così, alla sollecitazione rivolta dal Tar alle «autorità competenti» di «riprendere subito in esame l'intera questione», Clini risponde con toni decisi: «Faccio presente che gli accertamenti svolti dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, che sono organo di polizia giudiziaria, possono essere contestati solo attraverso una querela di falso».
Eppure l'errore politico c'è. «Si è arrivati alla firma del decreto senza alcun confronto con i sindaci e gli amministratori del territorio», è l'accusa rivolta al governo e al ministro Clini dalla società Saf di Colfelice. E dal mondo ambientalista è già pronta una levata di scudi contro la conversione in legge del decreto che dovrebbe approdare in Commissione Ambiente lunedì prossimo. L'associazione italiana dei medici per l'ambiente e il Forum ambiente e salute, per esempio, hanno rivolto un appello al ministro Balduzzi affinché fermi quello che considerano «un grave errore strategico del Governo Monti, per giunta portato all'approvazione di una disciolta assemblea legislativa attraverso la commissione Ambiente». In particolare puntano il dito contro la «combustione dei rifiuti nei cementifici» che, a loro parere, è contemplata nelle pieghe del decreto Clini «con una modifica della normativa che introduce tale possibilità».
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah. Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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